Cronaca

Napoli, il destino del primo bene agricolo confiscato alla camorra

Tredici anni fa veniva confiscato al clan Simeoli – affiliati al vecchio cartello dei Nuvoletta vicino alla mafia – il primo bene agricolo di Napoli. Il sequestro comprende 14 ettari di vigneto e pescheto alla periferia nord di Napoli: Chiaiano. Un bene che riapre il discorso sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Assegnato tre anni fa all’ottava municipalità di Napoli, viene riposto sotto sequestro giudiziario dal commissariato di Scampia, perché “dimenticato – spiega Ciro Corona, presidente dell’associazione (R)esistenza – dalla politica locale, continuava ad essere illegalmente coltivato”. L’associazione (R)esistenza, di Scampia, è riuscita non solo a farsi affidare temporaneamente quel bene che ha nominato: “Fondo Rustico Amato Lamberti”, in onore al fondatore dell’ “Osservatorio sulla camorra” da poco scomparso, ma a ridare alla collettività, un bene che c’è stato strappato con il sangue. Ma purtroppo i problemi non sono finiti e questa volta non per colpa della camorra!

In che stato avete trovato il bene?
Il bene confiscato ci è stato consegnato agli inizi di luglio del 2012 in condizioni di assoluta ed estrema cura. Negli anni, nonostante la confisca, la classe dirigente locale lo ha completamente abbandonato, di conseguenza la camorra o chi per essa ha continuato a curarlo e ad investire su di esso. Sul fondo abbiamo infatti trovato un pozzo che estrae acqua dal sottosuolo ad una profondità di più di 200 metri, un impianto di irrigazione automatizzato che si estende per tutti i 14 ettari, sistema a ultrasuoni antiparassitario, prefabbricati blindati, l’innesto di una cinquantina di giovani piante di ciliegio. Inoltre le pesche e l’uva erano curate nei minimi dettagli, pronte per la raccolta. Tutto ciò sotto la miope vista della vecchia giunta della Municipalità. Il sequestro da parte del commissariato di Scampia, avvenuto a febbraio 2012, ha portato alla confisca anche di 2 trattori dal valore totale di quasi 70 mila euro.

Cosa avete fatto?
Il fondo ci è stato affidato dal Custode Giudiziario in accordo con la Municipalità. La prima operazione è stata quella di raccogliere con estrema urgenza le pesche e l’uva per evitare che si deteriorassero i frutti. Volevamo e dovevamo dare un segnale forte di produzione, subentravamo ad un’impresa agricola con potenti mezzi e numerosi uomini. La nostra forza è stata ovviamente “la rete” di associazioni e cooperative sociali che negli anni siamo riusciti a costruire, quindi con il loro supporto e con il coinvolgimento di agricoltori e contadini locali abbiamo portato avanti la raccolta e la cura del fondo puntando a progetti di inserimento lavorativo per minori “a rischio”, ex camorristi e ragazzi dell’area penale affidatici dal Tribunale dei Minori di Napoli. 
Bisognava restituire alla collettività in termini di occasioni lavorative e di riscatto quel luogo che per troppi anni è stato simbolo di morte e di malaffare. La distribuzione delle pesche raccolte al vicinato e alle scuole e parrocchie è stato il primo segnale di rottura col passato e di riappropriazione collettiva dei frutti di quella terra. Son state prodotte 8 mila marmellate e 2 succhi di frutta che sono state inserite nell’iniziativa “Facciamo un Pacco alla Camorra” 2012 promosso dal Comitato Don Peppe Diana e dalla NCO che comprende 16 cooperative sociali che gestiscono beni confiscati nelle Province di Napoli e Caserta.

Quali difficoltà state trovando per l’affidamento?
Oggi che sono stati avviati progetti di inserimento lavorativo per minori, vera e propria alternativa alle piazze di spaccio e al lavoro criminale, c’è chi cerca di bloccare il percorso di affidamento del bene confiscato perché ritiene il nostro operato un’operazione “spot” e poco trasparente. Tutto ciò è paradossale e si scontra con le reali problematiche del quartiere che necessita di immediati progetti di sviluppo, lavoro e alternative concrete al lavoro criminale. Ovviamente l’influenza del potere politico è così forte che allo stato attuale il processo di assegnazione è stato bloccato ed è a rischio l’intera piantagione che necessita di interventi e potature urgenti. Una speculazione politica che di fatto porta il bene confiscato dalle mani della camorra alle mani dei politici. 

Al Presidente dell’Ottava Municipalità di Napoli, Al Sindaco Di Napoli, Al Presidente della Commissione Regionale per i Beni Confiscati, ricordiamo che non solo il percorso intrapreso (con Comune, Municipalità e Commissione) è di evidenza pubblica con possibilità di cooperazione in termini di compagine sociale nella gestione del bene confiscato, ma che la Delibera Comunale G.C. n° 1223 del 17/07/2009 concede al Tavolo Tecnico del Comune di Napoli, in tempi non biblici come per il bando, l’assegnazione diretta per la gestione dei beni confiscati a realtà sociali che mirano allo sviluppo, promozione e valorizzazione degli stessi con progetti di attività produttive e sociali volte al beneficio innanzitutto della collettività. Questa è una battaglia di tutti, non solo di Scampia e Chiaiano, non solo di (R)ESISTENZA!