Politica

Costi della politica, slitta voto al Senato. Le fondazioni pagheranno l’Imu

Tra le motivazioni portate dalla Lega per rinviare l'esame del provvedimento c'è “lo sciopero dei trasporti”. Il testo include i tagli agli stipendi dei consiglieri regionali, quelli ai fondi dei gruppi parlamentari e maggiori poteri di controllo della Corte dei Conti

Slitta tutto in Senato, pure tempo e buon gusto. Slitta il decreto Sviluppo, che resta in commissione fino a lunedì, slitta quello sui costi della politica negli enti locali, su cui si doveva votare la fiducia alle 18 di ieri e invece rimarrà a bivaccare nell’aula deserta fino a martedì. I senatori sostengono che c’entra la politica, che è la ribellione al governo che non ha rispettato il lavoro delle commissioni di merito. Ma tra le motivazioni portate dalla Lega nella riunione dei capigruppo di palazzo Madama per chiedere il rinvio c’è nientemeno che “lo sciopero dei trasporti”. Spiegazione: se la fiducia si fosse votata nella serata di ieri, il Senato si sarebbe dovuto riunire anche domani per gli ordini del giorno e il voto finale sul provvedimento. Roba di poco, una mezza giornata appena, solo che i senatori già non sono abituati a stare in aula di venerdì, figuriamoci a rimanere a Roma fino a sabato, per di più per colpa di uno sciopero.

La soluzione? L’hanno trovata i padani, assai legati al territorio: andiamocene a casa subito, prima del casino con treni e aerei. Applausi e approvazione in coro. Va bene, il week end lungo è sacro, però c’è il problema che il decreto sui costi della politica scade domenica 9 dicembre e deve ancora tornare alla Camera. Quindi si torna a votare lunedì di buon mattino? Macché. Martedì all’una le dichiarazioni di voto, dalle 14 la cosiddetta “chiama”. Il povero maxiemendamento resterà, insomma, in aula da solo per quattro giorni. Dentro ci sono i tagli agli stipendi dei consiglieri regionali, quelli ai fondi dei gruppi parlamentari, i maggiori poteri di controllo della Corte dei Conti sui bilanci e pure una piacevole novità: grazie ad un emendamento di Elio Lanutti (Idv) approvato in commissione, le fondazioni bancarie dovranno pagare l’Imu (Giuseppe Guzzetti, che le guida, sostiene che l’esenzione vale solo 600mila euro, si vedrà).

Prima che il Senato cominciasse a slittare, per di più, c’era stato pure uno scontro aperto tra maggioranza e governo in aula. Era successo, infatti, che per la prima volta in un anno, l’esecutivo non abbia posto la fiducia sul testo esatto approvato in commissione: ne ha fatto uscire due emendamenti approvati contro il suo parere che riguardavano il terremoto in Emilia (uno per la rateizzazione delle tasse sospese, uno per facilitare i prestiti alle aziende che hanno avuto un “danno indiretto” dal sisma). Restano al loro posto, invece, alcune decine di milioni indirizzate da palazzo Madama a regioni e comuni in rosso su iniziativa bipartisan dei senatori campani: non potranno però, ha sancito una ulteriore modifica della Lega, usarli per organizzare “manifestazioni sportive”. Così De Magistris i soldi per la Coppa America di vela a Napoli se li dovrà cercare da un’altra parte.

da Il Fatto Quotidiano del 30 novembre 2012