Cronaca

Napoli, Lino Romano ucciso per errore: tutta colpa di un sms mai inviato

Svolta nelle indagini per l'uccisione di Pasquale Romano. Si è pentita la zia del vero obiettivo del raid: era a cena con lui e non fece in tempo a inviare il messaggio per avvertire che stava uscendo dal palazzo. Ora la donna è sotto protezione

L’assurdità di una vita spezzata senza un perché è anche nel morire per un sms non spedito in tempo. Poche ore fa i carabinieri hanno fermato Giovanni Marino, 22 anni, uno dei due presunti killer di Pasquale Romano, l’operaio di 30 anni ucciso per errore a mezzanotte del 15 ottobre in corso Marianella a Napoli. Ed il fermo di Marino, rintracciato nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, rivela un incredibile retroscena: gli assassini, ritenuti vicini agli Abete-Abbinante-Mennella, sbagliarono a colpire perché non aspettarono l’sms che avrebbe dovuto avvertirli dell’uscita del loro vero obiettivo, un affiliato al clan dei Girati nella Vanella Grassi. L’avrebbe dovuto inviare dal suo cellulare una donna che era nel palazzo della fidanzata di Romano. Quella donna è la zia del vero obiettivo dei killer.

Venerdì notte la signora si è presentata al commissariato di polizia di Scampia insieme ai suoi due figli per collaborare alle indagini coordinate dai pm della Dda di Napoli Sergio Amato ed Enrica Parascandolo. La donna, che ora è sotto protezione insieme ai figli, ha spiegato ai poliziotti di aver partecipato ad una cena che si è svolta la sera dell’agguato nel palazzo di corso Marianella. A tavola c’era anche il nipote, Domenico Gargiulo, l’uomo che i killer avrebbero dovuto ammazzare nell’ambito della nuova faida di Scampia che sta insanguinando da mesi le strade di Napoli. La donna ha riferito agli inquirenti che informò Giovanni Marino, l’autista del raid, e il suo complice dell’arrivo di Gargiulo. Ma i killer entrarono in azione prima della fine della cena. Lei non ebbe il tempo di inviare il messaggio per avvertire che il vero obiettivo stava uscendo dal palazzo.

L’agguato di corso Marianella doveva essere la risposta a un altro omicidio: quello di Roberto Ursillo, ucciso il 17 settembre in via Giovanni Antonio Campano. Secondo le prime risultanze investigative sia gli ”scissionisti” che i ”girati” avevano deciso di non uccidere gli affiliati minori, come Gargiulo, ma solo capi o gregari. Ma l’assassinio da parte dei “girati” di Ursillo, spacciatore non al vertice della cosca, aveva rotto questo tacito accordo. Di qui la ritorsione e l’individuazione di Gargiulo per pareggiare il conto. Nella zona della Vanella Grassi, Gargiulo è conosciuto con il pittoresco soprannome di ”sicc penniell”, cioè ”pennello secco”.

“Gli assassini di mio figlio sono belve che non perdonerò mai” commenta a caldo Giuseppe Romano, papà di Pasquale. ”Ho sempre creduto e sempre crederò nella giustizia – dice – non ci sono termini per definire quegli assassini. Anche chiamarli belve è troppo poco”. “Siamo enormemente grati alla Magistratura e alle forze dell’ordine” affermano in una nota congiunta la Fondazione Polis della Regione Campania per le vittime innocenti della criminalità e i beni confiscati e il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità. “Questa operazione – aggiungono – è l’ennesima dimostrazione dell’eccellente lavoro svolto da Magistratura e forze dell’ordine nel contrasto ai clan. Non servirà a restituire ai suoi cari, ai quali vogliamo stringerci forte, il povero Lino, ma per noi familiari di vittime innocenti della criminalità è importantissimo che i killer di camorra vengano assicurati alla giustizia”.