Cronaca

Movida, lettera aperta a Pizzarotti

Gentile sindaco,

Le racconto il mio ordinario e umiliante venerdì sera, certo che potrà interessarLe. Comincio dalla fine, se non Le dispiace. Quattro e trenta del mattino, dintorni di piazza Ghiaia, sopra la quale ho la sfortuna di abitare – io e qualche altro centinaio di persone – da quattro anni, da prima cioè che diventasse lo snodo della movida universitaria. La conta dei danni, almeno quelli visibili, dice: cinque macchine prese a calci, con gli specchietti divelti e le portiere incassate, pozze di vomito in ogni angolo, i suoi preziosi e nuovi raccoglitori dei rifiuti organici spaccati a pestoni e buttati qua e là, bottiglie infrante, puzzo di piscio in ogni cantone, e un ragazzo steso a terra (lo può vedere nella foto). Ubriaco marcio, colpito da un pugno durante una lite tra fuori sede salentini e fuori sede campani (la notazione geografica è necessaria perché statisticamente rilevante. Ma avrebbero potuto essere friulani e veneti, non sarebbe cambiato il risultato).

Il ragazzo sembra morto, a vederlo dalla finestra. In attesa della automedica e della ambulanza in arrivo, tocca a mia moglie scendere per aiutarlo. Della polizia, di cui dirò dopo, neanche l’ombra nonostante le chiamate. Si presenta solo il furgone dei vigili con un ritardo talmente evidente che se ne sono già andati tutti.

Mi chiedo e le chiedo: come ci siamo arrivati? Da giornalista io non posso rispondere, se non con la cronaca. Che poi è la cronaca di un qualsiasi venerdì sera nel centro di Parma. Musica ‘appalla’ in piazza. Il bar, ma sarebbe corretto chiamarlo discoteca (non c’è bisogno di fare nomi, ce n’è uno solo nella piazza che stia aperto di sera), rimanda l’unz-unz costante fino alle due abbondanti in uno spiazzo pieno di ragazzini che vanno e vengono. Vanno e vengono perché in tutta l’area non c’è un bagno, e le case vicine fanno, letteralmente, alla bisogna.

Il rumore, complice la geniale creazione della copertura di plexiglass della stolida piazza- di cui Lei non porta alcuna responsabilità, sia chiaro – trova una cassa di risonanza e si incunea nei vicoli fino a entrare nelle case. Ancora alle tre è impossibile prendere sonno. Perché è come se gli “studenti” stessero ballando nel salotto… Poi, quando finalmente ti si chiudono gli occhi, comincia il caos. I gruppetti si disperdono e si riprendono sotto le abitazioni. Dove bivaccano a lungo. Le risposte alle proteste sono un campionario di impunità e umiliazione per chi, come me e mia moglie, questa mattina si è svegliato alle sette per lavorare. Dal classico “vai in c…”, al “figa di legno, puttana, succhiacazzi” diretto a mia moglie, fino allo “scendi che ti piscio in bocca”. In fondo, Le dirò, niente di che: a mia moglie che lamentava di doversi svegliare l’indomani per lavorare, è capitato anche un (a suo modo geniale) “non è vero, troia“.

In ogni caso resta solo il 113. Che sancisce la definitiva umiliazione del cittadino: “Mi dispiace, ma abbiamo due pattuglie su un furto, le mando qualcuno appena possibile”. Non arriveranno mai. Una seconda telefonata di mia moglie venti minuti dopo, quando le due fazioni cominciano a insultarsi e spintonarsi, non ha miglior esito. L’agente alla cornetta, di fronte alla minaccia di esposti o di una denuncia per danno esistenziale al Comune – sì, il Suo Comune – constata amaramente: “Faccia pure signora, questa sera nel bar XXX c’erano 22 rinfreschi di laurea”.

Ha letto bene, l’agente dice proprio 22 lauree, non so su quali informazioni. Praticamente una Santa Barbara, solo che al posto della polvere pirica c’è il cuba libre.

Mentre Le scrivo sono consapevole che la nostra città ha ben altri e gravi problemi da affrontare. Così come sono conscio che il disastro quotidiano della zona Ghiaia/Pilotta non è stato creato da Lei, ma dalla precedente giunta che, consapevolmente o meno, ha fatto della movida un elemento di consenso. Resta il fatto che dopo un anno e mezzo senza sonno ogni venerdì, io ho tratto le mie conclusioni: disdetta del contratto di affitto, addio centro storico.

Me ne vado, sconfitto, verso le periferie “borghesi”. Sconfitto perché io e mia moglie siamo sempre stati convinti che la città vecchia dovesse rimanere abitata dal “popolo” e non solo dai ricchi per continuare a vivere. Certo non intendevamo in questo modo. E le assicuro che alla fine se ne andranno tanto il popolo che la borghesia più ricca. Consegnando la parte più bella della città al degrado. Come Bologna con Piazza Verdi. O come Roma con Campo dei Fiori.

Le chiedo, è questo che vuole la sua giunta?

In attesa di un suo interessamento

P.S: Ci stiamo organizzando nel quartiere per fare un po’ di baccano anche noi…
P.P.S: Una menzione speciale ai simpatici “studenti” che se la sono data a gambe (una quindicina di persone) quando hanno visto il loro amico a terra privo di sensi. Spero che non abbiano propri simili come amici. E che stiano sempre bene…