Politica

M5S, democrazia o monarchia dal basso?

Mio nonno accompagnava mio padre nei primi anni del secolo scorso, in quel di Borgo Panigale nella bella Bologna, a vedere i primi incerti voli della pioneristica nascente industria della aviazione. Mi raccontava, sempre mio padre, che più che volare si ricordava di lunghi e traballanti balzi di biplani costruiti con materiale leggero. Chiosava, tale ricordo, compiacendosi del fatto che era stato testimone di un secolo prodigioso capace di trasformare quei primi e timidi balzi in trasvolate oceaniche capaci di azzerare tempo e distanza.

Questo racconto mi è venuto in mente guardando il filmato dell’altrettanto traballante selezione dei possibili e futuri candidati del movimento 5 stelle alle regionali in Lombardia. E ho confrontato il mio secolo con quello di mio padre e, inevitabilmente, mi è scesa, simile alla nebbia, una coltre di tristezza.

I pioneristici aviatori erano uomini che realmente facevano qualche cosa di nuovo, immaginato solo nella mitologia greca. I nostri volonterosi candidati di quale novità sono portatori? Quale è la mitologia a cui si riferiscono?

Che significato può avere la passerella di candidati con 5 minuti l’uno di tempo per rispondere a domande imbarazzanti modello casting osceno da anni 80? E’ una domanda seria quella rivolta ad un candidato in merito a quale comportamento adotterebbe in caso di mozione urgente di un partito? Ed è parte di un prodigioso curriculum di persone che dovranno decidere le sorti di una intera nazione o di una regione l’autodefinirsi, quale unico elemento sostanziale, onesti? Ma questi candidati hanno un pensiero politico su sanità, lavoro, conflitto tra Israele e Palestina, ricerca, pensioni, e le altre mille problematiche che sono in attesa ventennale di risposta?

Ed ancora. E’ questa la famosa democrazia dal basso? Quella capace di redimere i cittadini verso una partecipazione che, a giudicare dai presenti, non è nemmeno avvertita dai militanti?

Personalmente mi sembra più una paradossale forma di monarchia dal basso quella a cui stiamo assistendo, con regole decise dal monarca e portate avanti da pochi fedeli. C’era più democrazia in una qualsiasi sezione del vecchio PCI che non nel movimentismo telematico dei 5 stelle.

Confido in un miglioramento che mi faccia dire, alla pari di mio padre, che mai avrei pensato di assistere a traversate oceaniche a bordo di un aereo. Ma è semplice speranza, un indomito sperare nell’intelligenza di uomini e donne che, seppure a digiuno di politica, sappiano scorgere la differenza tra serietà e presa in giro.