Politica

Voto anticipato, Giorgio Napolitano: “Di questo ora non parlo”

Agli Stati generali della cultura, il presidente della Repubblica è tornato sul suo modo di intendere la figura del capo dello Stato, che non deve limitarsi a "tagliare solo nastri" pur non invadendo con la sua azione "campi non suoi". Sui tagli del governo, invece, "no a rigidi formalismi"

“Fate valere le vostre legittime preoccupazioni e proteste, ma con il massimo sforzo di razionalità per portare la cultura più avanti e il Paese fuori dalla crisi”. Parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in conclusione del suo intervento alla fine degli Stati Generali della cultura, durante i quali alcuni studenti e ricercatori hanno contestato i ministri Profumo e Barca. “Capisco interruzioni e impazienze – ha detto Napolitano – nel passato ho fatto il comiziante, ma oggi faccio un altro mestiere”. 

Il capo dello Stato, poi, è tornato a elogiare il lavoro del presidente del Consiglio, “a cui si deve un recupero incontestabile di credibilità in Europa e nel mondo”, mentre sull’ipotesi di voto anticipato si è trincerato dietro un salomonico “di questo ora non parlo”. Molto più loquace, invece, sulla situazione economica del Paese. ”Non possiamo giocare” con il rischio fallimento “qualunque governo ci sia” ha detto Napolitano, sottolineando che “ci sono 80 miliardi di interessi da pagare in un anno” e “questi sono i modi in cui uno stato può fallire”. Il presidente, poi, ha ricordato che contro l’indebitamento “vanno perseguiti obiettivi rigorosi in tempi stretti per il contenimento della spesa pubblica”.

In tal senso, però, “i tagli lineari non debbono essere indiscriminati e automatici” ha detto il capo dello Stato, che poi si è chiesto retoricamente se sia giusto procedere “con tagli lineari senza tentare una nuova scala di priorità”. “Non credo che ciò sia fatale – ha sottolineato – né che ci si debba arrendere a fatali automatismi. E’ arduo scegliere ma la politica è scelta. E’ responsabilità della politica dire dei sì e dei no e credo si debbano dire più sì – ha sottolineato – a tutto ciò che riguarda cultura, scienza e tutela del nostro patrimonio”. Sulla questione maltempo, invece, Napolitano ha sottolineato che c’è “bisogno di un impegno ancora più forte. Non ci siamo nella comprensione del problema e nella sua risoluzione” ha detto, rivelando che “quello che stiamo vivendo con le alluvioni ci allarma”.

Napolitano, infine, ha delineato il suo modo di intendere la figura del capo dello Stato, ovvero un presidente che non si limita a “tagliare nastri”, ma che interviene nel dialogo tra le istituzioni per rilanciare lo sviluppo del Paese, “senza invadere campi non suoi”. Non un semplice notaio o spettatore, quindi. “Sono convinto – ha detto l’inquilino del Colle – che quando i padri costituenti hanno scritto la legge fondamentale di questo Paese non hanno certo immaginato per il capo dello Stato il ruolo di chi è chiamato a tagliare nastri alle inaugurazioni, come si dice per i re in altre nazioni. Ma una figura chiamata ad assumersi responsabilità, senza tuttavia invadere campi che non sono suoi. Rispetto le scelte del governo, e non posso sostituirmi a chi ha la responsabilità del potere esecutivo, ma posso entrare nel dialogo tra istituzioni”.