Politica

Dalle startup all’Ars, ecco come rivoluzionare la Sicilia

Il buongiorno si vede dal mattino e non dovremo quindi attendere molto per sapere se agli intenti “rivoluzionari” del presidente Crocetta così come alla novità del M5S, primo partito dell’Ars (Assemblea regionale siciliana), seguiranno fatti coerenti con i buoni propositi di entrambi. In politica servono sia il buon governo che una sana opposizione, ma la politica da sola non basta per rivoluzionare una terra come la Sicilia senza la convergenza del lavoro costruttivo di altri attori come l’impresa, la ricerca e le libere associazioni che introducono nel tessuto sociale le idee e i contenuti culturali propizi ad ogni duraturo cambiamento.

Voglio raccontare due fatti di attualità siciliana, tratti dal mondo dell’impresa e della politica, per avanzare una proposta originale e funzionale a quel cambiamento che ci auguriamo tutti con grande speranza.

Due giovani imprese catanesi hanno ottenuto finanziamenti per quasi 2 milioni di euro per sviluppare la propria attività.

Flazio, dei fratelli Flavio ed Elisa Fazio (23 e 31 anni), è una piattaforma che permette di creare gratis e in pochi minuti il proprio sito, senza bisogno di saper programmare, particolarmente adatta quindi a chiunque voglia affacciarsi al mondo di internet utilizzando un approccio semplice ed intuitivo. Flazio si è avvicinata allo sportello ImprendiCatania sin dal suo lancio, nel marzo 2012, che ne ha seguito il percorso e lo sviluppo. Un’idea divenuta realtà imprenditoriale a Catania grazie a 400 mila euro stanziati da investitori privati catanesi, tra cui Beasy Lab, l’incubatore dove l’iniziativa sarà localizzata, e ZMV – Fondo Ingenium Catania

AppsBuilder, nata da una idea di Daniele Pelleri e Luigi Giglio, è una piattaforma altrettanto semplice ed intuitiva per creare, pubblicare e aggiornare le applicazioni mobili (App). Nel 2010, allora studenti di ingegneria informatica del Politecnico di Torino, hanno dato vita al progetto quasi per scherzo, direttamente dal salotto di casa. Ancora agli esordi, i ragazzi di AppsBuilder hanno ottenuto la fiducia di due business angel del Web, Massimiliano Magrini (Annapurna Ventures), lead investor dell’operazione, e Mario Mariani (The Net Value), che li hanno sostenuti nella fase di seeding. AppsBuilder è la dimostrazione di come il nuovo ecosistema imprenditoriale catanese possa dare opportunità ai siciliani ed essere anche attrattivo nei confronti di giovani, idee e capitali di altre parti d’Italia che decidano di investire a Catania: ha ricevuto infatti uno stanziamento di 1,5 milioni di euro da parte dai fondi Vertis e ZMV – Fondo Ingenium Catania.

Maggiori dettagli su queste iniziative si possono trovare nel comunicato stampa dei Giovani Imprenditori di Confindustria Catania guidati dal dinamico Antonio Perdichizzi.

E veniamo alla politica. I 15 neodeputati eletti all’Ars del M5S hanno confermato di voler restituire alla Regione l’eccedenza del proprio emolumento autoridotto a 2.500 euro netti. Bello, ma suggerisco una modalità più efficiente, non solo per abbassare il costo della politica, ma anche per verificare e misurare i ritorni della spesa pubblica, pratica cui non siamo affatto abituati.

I magnifici 15 potrebbero semplicemente aprire presso una banca specializzata nel microcredito un conto corrente intestato al gruppo consiliare M5S in cui ciascun deputato, ogni mese, verserà la differenza da “restituire alla Sicilia”. Questo conto servirà a garantire, su base esclusivamente meritocratica, imprese giovanili, startup innovative degli incubatori, imprese femminili, imprese di “non più giovani” che abbiano perso il lavoro, ecc. a favore delle quali la banca applicherà un moltiplicatore (ad es. x4, quale quello che Banca Etica applicherebbe) della garanzia stessa. Il che significa che, in caso di fallimento dell’impresa, prima che il conto del M5S perda 1 euro, la banca ne perderebbe 4 volte tanto.

Tanto per fare dei numeri, ammettiamo che ciascun deputato versi ogni mese € 10.000,00 che fanno tra tutti € 150.000,00 al mese ovvero € 1.800.000,00 all’anno, questa massa di manovra, moltiplicata x4 significa mettere a disposizione dell’economia siciliana € 7.200.000,00 all’anno e € 36.000.000,00 nella legislatura di credito a favore di nuove imprese che pagheranno a loro volta stipendi, imposte indirette come l’Iva e quelle dirette sugli utili che andranno nelle casse della Regione, titolare per Statuto di quasi il 100% delle imposte. Il tutto, ovviamente, con la massima trasparenza in rete: dagli estratti conto della banca con i versamenti dei deputati, alle imprese finanziate, gli occupati, il monte salari versato, le imposte generate, i risultati di bilancio, ecc.

Non so se è chiaro a tutti questo meccanismo moltiplicatore di benefici per la collettività rispetto alla redistribuzione parassitaria cui le classi politiche ci hanno abituato e che si è oggi interrotta solo per mancanza di risorse pubbliche causata dalla crisi finanziaria. Ed è un meccanismo non clientelare perché le imprese si rivolgeranno alla banca, non ai politici e la banca non potrebbe certo assecondare utilizzi clientelari mettendo a rischio i propri soldi.

Ecco, questa è la mia proposta: se Crocetta, i vecchi partiti che lo sostengono, il prossimo eligendo presidente dell’Ars (munito di poteri autonomi per dimezzarne il ricco budget), e i pentastellati avranno qualcosa di meglio in mente da proporre per creare lavoro e sviluppo vero, sarò lieto di apprenderlo, mentre, in mancanza, non potrò che farmi un’idea diversa della loro rivoluzione annunciata e denunciarlo pubblicamente. L’informazione dovrebbe servire a questo!