Emilia Romagna

Ikea choc, licenziati 107 facchini. Il corteo di protesta in piazza (video)

Dopo i picchetti degli operai e gli scontri, le cooperative che gestiscono il lavoro per il colosso svedese cambiano rotta: oltre ai 12 dipendenti "sindacalizzati" da allontanare, scatta la cassa integrazione straordinaria: "Produrremo all'estero, colpa degli scioperi". Gli operai: "Protesteremo fino ad avere condizioni dignitose"

“Non licenzieremo nessuno anche se potrebbero esserci gli estremi – aveva assicurato Gian Piero Gortanutti, presidente del Consorzio Cgs – Siamo consapevoli del periodo, sappiamo quanto sia difficile trovare lavoro e non intendiamo lasciarli a piedi”. A meno di due giorni da queste parole sono però 107 i lavoratori che Ikea ha deciso di licenziare, annunciandolo tramite comunicato a firma Confcoperative. Per questo almeno duecento facchini con le loro famiglie alle 17.30 di oggi pomeriggio hanno invaso le vie di Piacenza con un corteo che ha avuto come meta il Comune con l’obiettivo di far intervenire le istituzioni.

E’ l’ultimo atto della guerra in corso, tra i facchini e il colosso svedese, che nelle ultime settimane ha infiammato il Polo logistico. Prima con i blocchi dei cancelli, organizzati dai Cobas con il sostegno di Rifondazione comunista per denunciare l’iniquità del trattamento con il quale vengono pagati i lavoratori (alcuni fanno gli straordinari, altri arrivano a mala pena a 400 euro al mese) e in seguito per la cacciata dal magazzino di 12 persone, delle quali 9 iscritte al sindacato di base. Poi gli scontri, tra forze dell’ordine e manifestanti in picchetto che hanno portato a dodici feriti e alla ribalta a livello internazionale del “caso Ikea”.

Le buste paghe irregolari riscontrate alla Tnt Global Express e il caporalato all’interno del magazzino della Gls di Montale portarono alle prime manifestazioni in città. Oggi è toccato ai lavoratori Ikea di Le Mose scendere in piazza per denunciare l’iniquità nella retribuzione alla quale dicono di essere sottoposti.

Problemi diversi per i facchini dei vari stabilimenti nel Polo logistico di Piacenza, che però mettono in luce un fatto: il modo di operare delle cooperative che hanno in appalto la gestione del personale delle multinazionali che operano sul territorio.

 

In passato, nella vicenda Tnt, nell’occhio del ciclone finì il consorzio Gesconet – che gestiva le cooperative Stella e Vega –, poi fu la volta della Forza4 alla Gls, accusata di “maltrattamenti psicofisici ai lavoratori da parte di alcuni caporali”, ora del consorzio Cgs, che raggruppa le tre coop bianche San Martino, Euroservizi e Cristal, per disparità di trattamento “rispetto a chi ha la nostra tessera e chi no” a detta del Si Cobas.

Centocinquanta operai in corteo con le famiglie. La manifestazione del pomeriggio è partita dai giardini Margherita dove operai e facchini con le loro famiglie, giovani dei centri sociali, rappresentanti della sinistra piacentina e regionale, tra cui Roberto Sconciaforni (Fds), con l’obiettivo di raggiungere il Comune.

“E’ un ricatto vero e proprio” – ha spiegato Aldo Milani, del sindacato autonomo, durante il corteo – “una ritorsione basata su una balla colossale e cioè che la richiesta da parte nostra di reintegro di dodici lavoratori giustifichi il licenziamento di tutti gli altri. E’ impensabile”.

“Siamo intenzionati a proseguire la protesta finché non raggiungeremo condizioni di lavoro e paghe dignitose”, ha spiegato uno dei tanti lavoratori nordafricani che da 6 anni è impiegato nel settore facchinaggio Ikea, “uno stipendio che ci consenta almeno di mantenere una famiglia”.

Gli altri lavoratori scrivono a Napolitano. Mentre si stava svolgendo la manifestazione in città, ai cancelli di Le Mose i lavoratori che non hanno aderito alla protesta (350 in totale) hanno avuto la spiacevole notizia da parte del consorzio Cgs, tramite Francesco Milza, presidente di Confcoperative ed è scattata la rabbia. Loro infatti non ci stanno a restare a casa per colpa dei blocchi e al loro fianco si sono schierati i colleghi delle coop e i dipendenti diretti della multinazionale svedese. Così hanno deciso di sottoscrivere una lettera, già spedita al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui denunciano il clima di tensione legato alla protesta di questi giorni e chiedono un suo intervento per riportare la situazione alla normalità.

Una situazione critica, visto che “abbiamo famiglia, dei figli e un mutuo da pagare” spiegano e ora sperano in un prossimo futuro che l’azienda ci ripensi: “Con appoggio delle cooperative vogliamo mettere tutto a posto. Non so perché hanno continuato a fare sciopero. Abbiamo bisogno tutti di lavorare e finora non si era mai vista una cosa del genere”.

Francesco Milza, presidente di Confcoperative ha invece dettato l’iter che porterà questi lavoratori ad usufruire della cassa integrazione in deroga: “In relazione al calo di volumi sono 107 persone che da lunedì saranno interessate dal provvedimento di riduzione del personale – ha chiarito – il tavolo di crisi partirà domani mattina alle 9. E’ stata scelta la cassa integrazione in deroga perché, se le cose dovessero migliorare e i volumi a tornare nella norma, queste persone potrebbero essere reintegrate”. 

Le indagini della Procura. Parallelamente procede la magistratura, che si era mossa in relazione agli scontri avvenuti tra manifestanti e forze dell’ordine nei giorni scorsi durante il blocco dell’attività. Ora c’è anche un secondo indagato. Si tratterebbe di uno dei promotori della protesta, per cui il pubblico ministero Ornella Chicca ha ipotizzato il reato di manifestazione non autorizzata. Nuovi indagati sono comunque annunciati, visto che i filmati e la documentazione non sono stati ancora tutti visionati. Sempre in Procura sono giunte poi le querele di operai e Cobas contro le forze dell’ordine, per gli sgomberi effettuati ai cancelli nei quali non si è risparmiato l’uso dei manganelli e dei lacrimogeni.