Politica

Report e la legalità della famiglia Di Pietro

Di Pietro ha perso, di improvviso, la sua baldanza. Di fronte ad una giornalista vera di Report ha farfugliato alcune scuse risibili che, credo, abbiano mandato in bestia i suoi non pochi fan. La moglie non è la moglie ma un donna con una propria testa. Immagino che anche il figlio non sia un figlio ma un uomo con una testa. Lo stesso deve valere per il cognato e per i parenti fino al quarto grado.

Si fa un partito, si fa una associazione, si fanno convogliare tutti i soldi del “ vituperato” finanziamento ai partiti, alla stessa associazione. La quale, tengo famiglia, è retta da Di Pietro, dalla di lui moglie (la stessa che non è moglie e ha una sua testa) e da una fedelissima della prima ora. Nessun altro, perché la democrazia è pericolosa.

Ora, io ho perso da tempo l’interesse verso comportamenti penalmente rilevanti. Mantengo un certo attaccamento, per un concetto assai calpestato dalla classe dirigente di oggi, con modalità più variegate dello stesso rilievo penale, che è il concetto di opportunità umana e politica.

Penso che tale concetto debba assorbire la stessa fattispecie penale. Ovvero che sia l’unico reale margine oltrepassato il quale si assiste alla degenerazione della classe dirigente. La coscienza della singola persona si fa stile comportamentale e riflette ciò che i cittadini vorrebbero accadesse nella gestione del danaro pubblico. O che si aspettano, accada.

Il concetto di legalità gridato fino al parossismo ha comportato questa degenerazione per cui tutto ciò che non è illegale è possibile. Anche quei comportamenti che, nella vita comune di un cittadino, imporrebbero una seria riflessione sulla loro adozione. Che è quello che accade nei paesi la cui coscienza civile non è ordinata per decreti penali di condanna ma per senso di responsabilità e orgoglio di essere, nella forma e nella sostanza, una persona per bene.

Anche Di Pietro entra nel mazzo; non in quello dei gaglioffi (i magistrati, bontà loro, hanno certificato che non lo è) ma in quello, più numeroso e pericoloso per questo paese, dei “furbetti“ che hanno progressivamente sostituito l’astuzia alla intelligenza.

Una lotta politica ridotta ad una diatriba tra chi è astuto e chi è corrotto speriamo non rappresenti il futuro della terza repubblica.