Politica

Bpm, Ponzellini e il “fido facile” da 45 milioni alla signora La Russa

L'ex ministro della Difesa interviene in prima persona per far sbloccare il fido alla Quintogest, società oltre dei Ligresti anche di Laura De Dicco, la moglie. Dalla perizia fatta per i magistrati, si legge che "l'impiego di un così rilevante plafond, non conveniente per la Banca, avrebbe potuto essere oggetto di riflessioni più approfondite dai vertici"

Soldi facili a protetti di Ignazio La Russa. Dalle carte depositate per la proroga dell’indagine sugli ex vertici della Bpm, emergono particolari su diversi finanziamenti. Tra i beneficiari della gestione di Massimo Ponzellini e del suo braccio destro Antonio Cannalire, c’è la Quintogest. È una finanziaria che ha come soci Laura De Cicco (34%), moglie dell’ex ministro La Russa, l’amico storico, Salvatore Ligresti (Sai Fondiaria, 49%) e Antonio Giordano, un altro amico di La Russa (17%). Nel marzo 2011 ha avuto un fido di 45 milioni.

In una nota del nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano, inviata ai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici, la Quintogest viene citata come esempio di società protetta: che Cannalire “si occupi della gestione delle pratiche di ‘provenienza politica’ lo si evince anche nella conversazione del 27 luglio 2011. Michela, segretaria di Ponzellini chiede a Cannalire lo stato della pratica Quintogest e quest’ultimo le risponde che ‘sono a zero perché Chiesa deve autorizzare l’aumento dei fidi per portarla in finanziamento’. Pochi minuti prima Ponzellini (intercettato, ndr) era stato contattato dal ministro Ignazio La Russa”.

L’allora ministro chiede aiuto a Ponzellini, ma usa parole prudenti, forse non si fida del telefono, e non nomina mai la moglie: “Solo un problema di tempi che ti devo pregare, ti avevo accennato di una pratica che stai seguendo con una società che si chiama Quintogest, che è una società che finanzia il quinto dello stipendio… Comincia a trovarsi in serie difficoltà perché non ha i soldi sufficienti da dare ai propri clienti”. Ponzellini afferra il concetto: “Gli manca la finanza”. La Russa: “Siccome i tempi sono quelli che sono, io vorrei che tu, naturalmente con la valutazione più seria possibile, prima delle vacanze trovassi una risposta, secondo le convenienze della banca, alla loro richiesta. Per cui ti farei chiamare da Giordano oggi pomeriggio”. Ma prima di chiudere la telefonata, La Russa si fa più esplicito: “Vedi se si può chiudere, in un modo o nell’altro. L’importante è che sappiano quello che devono fare. Anche all’esito della tua risposta potrebbero decidere di vendere se non hanno prospettive di crescita di lavoro. Quindi hanno bisogno … è chiaro che sperano in una risposta positiva”.

Nel pomeriggio Giordano telefona a Cannalire. Scrive la Gdf: “Giordano gli riferisce che era andato a trovare il suo amico (La Russa) il quale gli aveva detto che avrebbe chiamato Massimo (Ponzellini). Giordano gli dice di aver detto a La Russa ‘guarda non è che sono cose facili’ e questo (La Russa) gli avrebbe risposto: ‘Allora chiamo io Massimo, vedrai che è facile’. Cannalire gli riferisce di avere detto a Ponzellini di effettuare una ‘due diligence‘ al fine di verificare la percentuale di società che bisognerà acquisire. Cannalire, inoltre, gli dice che Enzo (Chiesa) ha proposto di fare una fusione delle tre realtà (Pitagora, Quintogest e Profamily) e, quindi, di ‘non partire direttamente con la richiesta di finanziamento’”. L’indomani, Cannalire informa Michela, segretaria del presidente della Bpm, che “il ministro La Russa vuole incontrare urgentemente Ponzellini. Entrambi concordano l’incontro per le ore 11.00 del 29 luglio 2011”.

Cosa si siano detti, rimarrà un mistero. La Russa è un deputato e quindi non può essere intercettato direttamente senza autorizzazione della Camera. Anche in merito al credito della Quintogest c’è una perizia richiesta a fine 2011 dai pm Pellicano e Clerici. Rileva che in un solo anno, dal febbraio 2010 al marzo 2011, la società ha triplicato il tetto massimo di fido “da 15 milioni a 45 milioni”. Respinta, invece, la richiesta di ampliare ancora “il plafond per 6 milioni” nel settembre 2011. Ma quel credito di 45 milioni non era dovuto. Scrive il perito dei magistrati: “Già nel 2010 era emersa la tematica della liquidità e pertanto l’impiego di un così rilevante plafond a condizione economiche non particolarmente convenienti per Bpm (da ultimo 4,25%) avrebbe potuto essere oggetto di più approfondite riflessioni dagli organi di vertice della banca”.

da Il Fatto Quotidiano di venerdì 19 ottobre 2012