Cronaca

Ilva, Corrado Clini pronto a firmare l’Aia nonostante il no dei custodi giudiziari

L'annuncio accolto con freddezza dal presidente del cda Ferrante: "Abbiamo posto delle riserve che riguardano la sostenibilità economica e tecnica del parere". Intanto i periti nominati dal gip hanno evidenziato una discrepanza sulla produzione effettiva del siderurgico che pone seri dubbi sull'efficacia 'ambientale' dell'autorizzazione

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini firmerà “stasera o al più tardi domani mattina” l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’Ilva. E’ quanto ha dichiarato lo stesso Clini a Skytg24 augurandosi “che l’impresa colga l’opportunità dell’Aia per realizzare quel processo di ammodernamento e di miglioramento della produzione e naturalmente di protezione dell’ambiente che credo consentirà all’impresa di essere più competitiva a livello europeo”. Ma l’auspicio del ministro dell’Ambiente collide con le prime dichiarazioni del presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, che dopo l’audizione in commissione Aia ha manifestato le preoccupazioni dell’azienda rispetto alle prescrizioni contenute nel documento autorizzativo.

“Abbiamo posto delle riserve – ha dichiarato Ferrante – che riguardano la sostenibilità economica e tecnica del parere della commissione. Ci siamo riservati – ha aggiunto – di fare una valutazione, come ho detto, sul piano della sostenibilità economica oltre che tecnica del parere, anche alla luce dell’andamento del mercato mondiale di questo settore”. Per Ferrante, quindi, le prescrizioni contenute nell’Aia comporterebbero per l’Ilva “una minore competitività” che favorirebbe i concorrenti europei soprattutto in relazione ai limiti di produzione imposti dalla commissione ministeriale. Otto milioni di tonnellate all’anno che secondo il legale rappresentante dell’Ilva è un elemento da valutare soprattutto in relazione “all’impegno finanziario che ci viene richiesto”.

La capacità produttiva, ridotta da 15 milioni di tonellate a 8 milioni secondo i proclami del ministro Clini, però, si scontra con i dati forniti dai custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento. Nella lettera giunta questa mattina sul tavolo di Carla Sepe, coordinatrice dei lavori per il parere conclusivo, i custodi tecnici nominati dal Gip Patrizia Todisco, hanno infatti evidenziato “l’inefficacia della limitazione dato che la produzione media storica dello Stabilimento è proprio di 8 milioni tonnellate/anno di acciaio con 4 altiforni in esercizio”. I custodi, quindi, evidenziano la necessità che il limite debba essere rapportato a questo dato reale e non “alla capacità produttiva massima potenzialmente prevista”.

Inoltre secondo i custodi la documentazione presentata dall’Ilva, a firma dell’ingegner Adolfo Buffo, alla commissione Aia “non rappresenta le intenzioni del Gestore”. Secondo lo staff guidato da Valenzano “in nessun caso” Adolfo Buffo “è titolato a esprimersi per conto e in nome dei custodi. In particolare – hanno aggiunto – in nessun modo deve essere dato valore alle affermazioni dell’ing. Buffo circa le aree a caldo”. Una diffida alla commissione, quindi, che tuttavia sembra voler tirare dritto per consentire al ministro Clini di firmare nelle prossime ore l’autorizzazione.

Il documento ha ricevuto anche l’ok degli enti locali. ”La Regione – ha aggiunto l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro – ha adottato con delibera di Giunta il parere tecnico, con 10 prescrizioni, quasi tutte orientate al diritto alla salute della popolazione che vive a ridosso dello stabilimento”. L’ex magistrato ha spiegato inoltre che non bisogna “immaginare l’Aia come un sarcofago chiuso: la legge sulla valutazione del danno sanitario – che la Regione Puglia ha chiesto di inserire nel parere, ndr – serve anche a questo” che poi ha chiarito che non vi è alternativa per il Gruppo Riva: “Se è vero – ha concluso Nicastro – che l’Ilva non vuole lasciare Taranto l’unica soluzione è ambientalizzare il sito”.