Diritti

La sessualità nella disabilità femminile

«Ho bisogno dell’uomo che conosca la mia disabilità e che, ciò nonostante, possa comunque percepire la mia sensualità. E’ chiedere troppo, forse?». Si domanda Michela.

Spesso si affronta il tema della sessualità nella disabilità dal punto di vista maschile. Un po’ meno da quello femminile, aspetto che ritengo più delicato e complesso.

Sempre Michela: «…si percepisce la difficoltà di qualche uomo a vederci anche solo sessualmente, nel senso che senti l’attrazione nei tuoi confronti ma anche che hanno molti dubbi sul “se siamo funzionanti o meno”. Gran parte della colpa è anche nostra, nel senso che vedersi come donna e comportarsi come tale forse sarebbe il primo passo utile».

Di sicuro molte perplessità nascono dall’ignoranza verso il “funzionamento” sessuale nelle varie disabilità. Ma ci sono differenze d’approccio alla sessualità da parte degli uomini rispetto alle donne? Decisamente sì. Queste differenze possono far sì che ci siano più difficoltà da parte di una donna disabile, rispetto a un uomo con disabilità? Penso di sì. Ma gli uomini “normodotati” sono poi sempre così profondi conoscitori del “funzionamento” delle donne “normodotate”? Ho i miei dubbi.

Irene mi racconta del suo primo contatto fisico con uomo, del terrore che il suo corpo deformato non potesse attrarre fisicamente un uomo. Lo ha cercato sul web il suo uomo, convinta che in internet fosse possibile conoscere prima la persona “dentro” e che questo facilitasse l’approccio poi “esterno” con il corpo. Pensava che parole e intelligenza potessero bastare. Ma non è andata così.

Forse per un uomo l’aspetto fisico ha un ruolo prevalente nell’accendere il desiderio sessuale, mentre una donna, a volte, può essere anche attratta dalla “testa” di un uomo e da ciò che il fascino stimola in lei. Alcune donne disabili arrivano al punto di temere che un uomo scelga loro solo perché incapaci di conquistare un’altra donna.

Ci sono disabilità che non ti permettono, ad esempio, di preparare una sorpresa al tuo lui, magari indossando dell’intimo peccaminoso e riempiendo la camera di candele profumate. Una donna con tale disabilità dovrebbe farsi aiutare da un’amica, conoscente o assistente. Si deve aver la consapevolezza di questo, accettarlo e pensare solo che, come ci racconta Daniela: «…quando poi lui arriva nella stanza e ci guarda con quegli occhi strabiliati, ci si dimentica che abbiamo avuto bisogno di aiuto e la diversità scompare. Si sente solo il respiro sulla pelle, le parole sussurrate e i brividi che scuotono ogni singolo muscolo. Quei muscoli che spesso ci fanno male e che non ci permettono neppure di lavarci i denti…»

Capita poi che mi scriva una donna disabile, di 47 anni, confidandomi di non aver mai fatto sesso e che i suoi genitori sono “molto rigidi su quest’argomento”. Rigidi? Come è possibile “imprigionare” le emozioni ed i sentimenti di una persona già prigioniera dei limiti del suo corpo?

Una ragazza disabile di 23 anni mi ha chiesto se conoscevo un gigolò: «Io lo so che non lo fanno per amore o desiderio e che lo fanno per soldi. Ma molto spesso lo fanno con mille attenzioni nei tuoi riguardi e soprattutto non ti chiedono il perché».

È faticoso essere amati quando il tuo corpo, il tuo aspetto fisico suscitano affetto, compassione, tenerezza, quasi mai desiderio o amore. Di solito rendersi conto di un problema equivale a superarlo. In questo caso, non sempre. Soprattutto se ti accorgi che quella scintilla, quell’emozione che ti fa preferire una persona a un’altra esiste davvero.

Si pensa che un disabile o una disabile non solo non possano generare attrazione ma anche, chissa perché, non possano averne. Magari verso una persona normodotata e affascinante. Magari potresti essere l’uomo o la donna della sua vita ma la barriera del corpo lo impedisce. Forse per un grande amore questo lo si può anche accettare. Ma l’aspetto fisico deve essere sempre così decisivo per portarsi a letto qualcuno?

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