Politica

Notte della Taranta, ‘Bella ciao’ pizzica il Pdl: “E’ campagna elettorale per Vendola”

La canzone popolare della Resistenza italiana ha chiuso il concertone di Melpignano per volontà di Goran Bregovic. Creando un mare di polemiche politiche nei berlusconiani: "E' la sigla di decine di Feste dell'Unità, di manifestazioni della Cgil e di un qualunque evento della sinistra italiana"

L’hanno definita “un’intrusa”, “un’incursione a sfondo politico”, “un favore fatto a Nichi Vendola per la sua campagna elettorale”. Ha partorito polemiche a non finire. E probabilmente, se a decidere fosse stato il consiglio di amministrazione della Rai, come per Sanremo 2011, non avrebbe mai trovato ospitalità nel più grande festival di musica popolare d’Europa. Invece Bella ciao è stato il brano che ha segnato la chiusura de La Notte della Taranta, il concertone che da quindici anni fa incontrare la pizzica salentina con le più importanti tradizioni culturali mondiali.

A dirigere l’orchestra sabato sera, a Melpignano, in provincia di Lecce, non c’era un nome qualunque. C’era Goran Bregović, l’estroso artista bosniaco nato da padre croato e madre serba. E’ stato lui a celebrare il matrimonio tra le musiche del Tacco d’Italia e quelle dei Balcani, tra la forza dei tamburelli e l’energia degli ottoni. Un viaggio continuo e simbolico tra una sponda e l’altra dell’Adriatico, un viavai che ha trovato la sua sintesi nella “canzone che, assieme a O’ sole mio, è la più conosciuta nel mondo”, come lui stesso ha sottolineato. E’ stato lui a proporne l’esecuzione, perché “è un omaggio all’Italia” e perché “è anche un atto di riverenza nei confronti della Puglia”. C’è una storia personale che lega fortemente il musicista di Sarajevo a questa terra e a quella canzone. Suo padre, il partigiano Franz, venne curato negli ospedali di Barletta prima e di Molfetta dopo, nel 1945. E’ lì che Tito inviava i feriti dell’Armata Popolare Jugoslava ed è quel soggiorno “il più bel souvenir dell’Italia che lui s’è portato dietro”. Ecco perché Bella ciao per lui, a Melpignano, aveva profondamente senso.

Eppure non è bastato a spegnere sul nascere la querelle che è sorta subito dopo. A innescarla, per prima, la vicepresidente della Provincia di Lecce con delega alla Cultura, Simona Manca, pidiellina. “Sfido chiunque – ha sottolineato – a smentire che negli anni Bella ciao sia diventata inequivocabilmente la canzone di una precisa parte politica del nostro Paese, sigla di decine e decine di Feste dell’Unità, di manifestazioni della Cgil e di un qualunque evento della sinistra italiana. Mi chiedo allora l’opportunità di celebrare questo inno politico nel festival della tradizione musicale salentina, che è patrimonio culturale di tutti”. A farle eco il consigliere regionale del Pdl, anche lui ex An, Saverio Congedo: “E’ di tutta evidenza che il testo di Bella Ciao è associato anche e soprattutto a soggetti di chiara connotazione politica: Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Partito comunista dei lavoratori. Fingere che la canzone non abbia matrice politica è come arrampicarsi sugli specchi”. Ma a schierarsi contro Bella ciao è sceso in campo l’intero centrodestra regionale ed è l’azzurro Ignazio Zullo a lanciare la frecciata al governatore di Puglia, perché “in ciò che è successo nella Notte della Taranta si intravede un rischio molto grave per le istituzioni e la politica e cioè l’appropriazione indebita ed egemone da parte di Vendola di tutti i palcoscenici eretti anche con i finanziamenti regionali per poter fare campagna elettorale per le primarie e per le politiche”. Infine, il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Rocco Palese, che s’ appella “a Fondazione, Presidente del Comitato scientifico, organizzatori, enti pubblici: ognuno per la sua parte si adoperi per stoppare simili incursioni a gamba tesa”.

“Solo alcuni possono coglierla come una canzone di parte”. E’ così, invece, che il padre de La Notte della Taranta rispedisce le critiche al mittente. Sergio Blasi, segretario regionale del Pd e ideatore dell’evento quando era ancora vicesindaco di Melpignano, non le manda a dire: “E’ stata una scelta condivisa quella di chiudere il Concertone con Bella ciao, che ha origini ottocentesche ma che fa parte di quel patrimonio fondativo di tutta la nostra Costituzione, la Resistenza. E’ in questo modo che anche noi abbiamo tentato di emancipare quella canzone dal ghetto politico in cui alcuni vogliono ancora ricacciarla, con polemiche non strumentali ma semplicemente inutili. Le ragioni di Bregović sono assolutamente valide, anche perché lui ha fuso questa canzone, che farà tra l’altro parte del suo prossimo disco in uscita a settembre, con un canto popolare salentino che ha la sua stessa melodia, Fiori di tomba. Bella ciao ha un valore universale, è un inno alla libertà. Se alcuni si ostinano a non riconoscerlo, non sappiamo che farci”.