Piacere quotidiano

Mangiare in Sardegna, trattorie e mercati del pesce nella “barceloneta d’Italia”

L'ambientazione classica dell'umorismo "continentale" sui sardi non è mai la barca, ma quasi sempre un dirupo tra sassi e mirti. Ma il turista ad agosto non vuole certo la zuppa di pecora e formaggio: la vacanza nell'isola è sinonimo di abbuffate ittiche. Eccoci per le strade di Alghero

Premesso che i ricci proliferano in tutto il Mediterraneo e che le aragoste sarde sono più ricche di molti di noi perché volano in prima classe per i migliori ristoranti del mondo, oggi cerchiamo di affrontare uno dei luoghi comuni del turista che sceglie la Sardegna: l’abbuffata di pesce! Forse non tutti sanno che nell’immaginario dei sardi, le feste sono un buon maialino da latte o un capretto che volteggiano sul fuoco; sono le deliziose indigeribili zuppe di pecora e formaggio o di lardo e fave; sono carciofi e tenere favette. L’ambientazione classica dell’umorismo “continentale” sui sardi non è mai la barca, ma quasi sempre un dirupo tra sassi e mirti, contornato da greggi di pecore. Tutti però pensano al pesce quando prendono un biglietto per la Sardegna. E allora proviamo a dimenticare tutto ciò e da bravi turisti iniziamo a chiedere anche noi, per le strade di Alghero, dove si mangia il pesce buono.

Tra i primi posti che ci vengono suggeriti pare che ci sia un santuario della pasta coi ricci, la trattoria Maristella. Quasi ognuno ha avuto una casa della nonna o della zia. Ognuno la propria o al massimo condivisa con pochi connipoti. I ricordi si mescolano negli odori di cucina tra i mordi e fuggi da bicarbonato alla modica cifra di un interrogatorio faticoso per delare di te e dei tuoi prossimi. Anche da Maristella non ci si passa per caso come dalla nonna, ma quando puoi, dimentichi il conto, gli odori di zuppe e arrosti, e ritorni. Uno spazietto banale il giusto, tinto di sobrio gusto minimo medio: dall’apparecchiatura alla posa neutrale e giusto-cordiale dei camerieri. Tra le facce degli addetti al servizio aleggia però un sottile senso di “tanto lo sappiamo che la nostra roba è buona e che ti ha mandato qualcuno o ci conosci già”! Ma sanno anche che il cibo genuino non è troppo economico e allora, anche se ti hanno già inquadrato, nessuno farà smorfiette se chiederete di “smezzare” qualche piatto per assaggiare di più. Contrariamente agli avventori, i cui discorsi urlati rimbombano nella piccola sala nei momenti di pienone, i camerieri non parlano molto. Qui però chi comunica davvero è il piatto. Sincero, anche. Pochi intingoli e un gusto rustico per il mostro sbattuto in prima pagina, senza carezze. Dritto verso la sazietà. I superpapillati del retrogusto e del bouquet complesso sono avvisati: qui il pesce sa di pesce! La selezione di vini sardi tiene testa ai gusti veraci, lasciatevi consigliare dai monosillabi dei camerieri.

Tornati in strada con nuova verve, proviamo a cambiare target. Qual è il posto più radicalchic della “barceloneta” d’italia? Di sicuro non stiamo parlando quei locali che imitano gli allestimenti obituari e anemici della Milano da bere. Se cerchiamo un posto rustico ma raffinato, informale ma delicato, leggermente popolare ma sicuramente, sostenibilmente, a kilometro zero, allora tutti al Mercato del Pesce! Bateson dice che, escludendo l’istinto, le abitudini si apprendono sempre due volte. Prima si conosce il funzionamento di qualcosa, poi, esercitandosi e sperimentando, ci si abitua a ripeterlo. Istintivamente noti la Boqueria verso l’ora di pranzo quando avverti un inspiegabile odore di frittura intorno a te. Ti guardi intorno con attenzione e finalmente scorgi un cartello fuori dal mercato del pesce. Ti ci avvicini e vedi della gente che non ha l’aria da casalinga entrare o uscire da lì, chiacchierando tra amici. In quel momento capisci che il tuo istinto non mentiva. Poi, scatta l’abitudine. Fin dalla prima volta è bene imparare a separare l’aspetto da friggitoria rustica dalla realtà malcelatamente fighetta del locale. Si deve capire che i pescioni freschi che ti guardano e le ostriche che ti naccherano al ritmo dell’acquolina in bocca non hanno affatto lo stesso prezzo del banco del pesce alle tue spalle. Mentre aspetti un tavolo nell’ora di punta, tra i morsi dell’appetito, devi esercitarti a stare a tuo agio tra gli echi del mercato, incantonato sul tuo tavolino, a debita distanza da felpe fintoluride col cappuccio e completi di Armani: un’esperienza da provare! Se la freschezza e la bontà non hanno prezzo, mai questa massima fu più vera alla Boqueria dove, a parte il piatto fisso di frittura, non esiste prezzo esposto. Ogni abitudine, infatti ha degli imprevisti. E qui resta oscuro il meccanismo di formazione del conto. Al punto che se pure impari a scegliere in modo eurocompatibile e prendi il vizio di coccolarti ogni tanto con una deliziosa triglia arrosto o un turgido polpo, lo farai comunque rischiando di dar fondo ai biglietti nel portafogli! Che dipenda da chi fa le somme? Non si sa. Intanto il vino in bottiglia è piuttosto caro, e anche troppo freddo. Che si possa, in tutta questa informalità, portarsene una bottiglia giusta da casa? Un paio di esperienze non sarebbero sufficienti se non ci fosse però quella più autentica.

A chi disponesse di una cucina o di un barbecue consigliamo vivamente una passeggiata per la banchina settentrionale di Alghero. Lì, hanno realizzato da poco un mercato del pesce locale. Consigliamo di portarvi a casa qualcuno di quei deliziosi mostri marini fuori misura che stimoleranno e soddisferanno ogni appetito talassofilo. E se, come spesso succede, lo troverete chiuso (il maestrale impera sulle vite dei pescatori sardi), provate a girare tra i pescherecci e chiedete in giro se qualcuno ha da vendervi qualcosa. Se siete fortunati, quella sarà la vostra migliore abbuffata di pesce in Sardegna!

Lapalmanana