Cronaca

Sicilia, roghi in tutta la regione. A Palermo brucia la discarica di Bellolampo

Almeno 15 gli incendi divampati in tutta la Sicilia nel corso della giornata. Nel capoluogo da nove giorni si tenta di spegnere il fuoco divampato nella discarica e i sacchetti di spazzatura cominciano ad accumularsi per le vie della città. Orlando: "Interessi criminali". Un operaio forestale ferito nel messinese

Un operaio forestale, Luigi Truglio, è rimasto gravemente ferito dopo essere precipitato in un burrone mentre spegneva un incendio nelle campagne di Librizzi (Messina). L’incidente è avvenuto in contrada Pietrasanta, dove Truglio è stato soccorso dai suoi compagni e dai carabinieri. Complesse le operazioni di recupero, durate oltre due ore. Il forestale è stato poi trasferito con un elicottero del 118 in ospedale a Messina. Sabato un forestale era morto tra le fiamme a Castronovo di Sicilia (Palermo). In tutta la Sicilia alle 5 di questa mattina erano già 15 gli incendi con intervento di mezzi aerei, ma i roghi anche di vaste proporzioni che si cerca di arginare da terra sono decine in tutta l’Isola. La Provincia che resta sotto assedio è quella di Palermo, dove cinque ampi fronti divampano ormai anche da 48 ore. Ma nel Trapanese continua a preoccupare l’incendio che ha attaccato ieri pomeriggio la riserva naturale dello Zingaro e ha determinato l’evacuazione a titolo precauzionale dei circa 900 ospiti del villaggio turistico “Calampiso” a San Vito Lo Capo. “La riserva è andata in fumo. L’incendio che ha interessato una delle più belle riserve naturali della Sicilia si è spento da solo soltanto perché non c’era più nulla da bruciare” ha detto il sindaco di San Vito Lo Capo Matteo Rizzo

A Palermo, invece, la terra bruciata si mischia a quintali di rifiuti, mezzi di lavoro distrutti dalle fiamme e ruspe che tentano coprire i focolai con carichi di terriccio. Nell’aria un odore acre di immondizia bruciata. Dopo nove giorni di incendi la discarica di Bellolampo a Palermo è un vero e proprio inferno. Sul posto si è precipitata subito una task force che da domenica scorsa sta cercando di mettere fine all’emergenza. “Spegneremo gli ultimi focolai con 40 centimetri di terra e metteremo in sicurezza la discarica” ha annunciato stamattina Gaetano Vallefuoco, comandante provinciale dei vigli del fuoco. Dopo una settimana di lanci d’acqua dei Canadair, a Bellolampo si sono precipitati anche gli uomini della protezione civile e quelli dell’Amia, l’azienda municipalizzata di raccolta rifiuti, che stanno cercando di coprire con la terra le aree andate a fuoco. In questo momento la combustione sotterranea alle montagne di rifiuti dovrebbe interessare soltanto due punti all’interno della quarta vasca.

L’incendio è infatti divampato da tre diverse zone della discarica, in cui le sterpaglie hanno preso fuoco quasi in contemporanea. Una coincidenza che fa chiaramente pensare ad un origine dolosa della combustione. “Attorno al ciclo dei rifiuti in generale e attorno all’Amia in particolare ci sono interessi criminali volti a mettere in difficoltà la cittadinanza palermitana e a produrre sprechi tipici di una economia di emergenza” ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che stamattina si è recato a Bellolampo per un sopralluogo.

Il rischio maggiore è rappresentato da una contaminazione dell’aria nella zona intorno alla discarica. Nei giorni scorsi era stato lanciato l’allarme: la nube nera che si è sprigionata dal rogo di rifiuti potrebbe infatti contenere alti livelli di diossina. Una vera e propria emergenza ambientale, soprattutto per le abitazioni che sorgono nei centri intorno a Bellolampo. Stamattina però Orlando ha cercato di calmare le acque: “Mai da domenica – ha detto il sindaco – il nucleo Ncbr (nucleare, biologico e chimico n.d.r.) dei vigili del fuoco ha ritenuto di dover adottare forme di protezione degli operatori di livello emergenziale, segno del fatto che pur in presenza di una situazione critica, non sono stati superati i livelli di guardia”. Gli abitanti di Borgo Nuovo, il quartiere periferico di Palermo, sono però da giorni costretti a rimanere in casa a causa dell’odore penetrante che ha invaso l’aria dopo il maxi incendio. 

Sotto accusa nel frattempo è finita la gestione della discarica. L’incendio infatti ha anche distrutto le tubature per il biogas, che permettono alle esalazioni di fuoriuscire dal centro della discarica, che in caso contrario potrebbe saltare in aria da un momento all’altro. Le tubature non erano messe in sicurezza ma semplicemente appoggiate tra i cumuli di rifiuti e sono quindi state incenerite dalle fiamme. “E’ evidente che l’Amia è priva di una vera gestione, affidata del tutto alla buona volontà dei lavoratori. È evidente che la città e l’amministrazione comunale non possono sopportare una condizione di degrado aggravata dagli ingenti costi necessari per fronteggiare situazioni di emergenza come quella attuale” ha detto Orlando, chiamando in causa il Governo nazionale, che domani pomeriggio dovrà riferire a Montecitorio sulla situazione di Bellolampo. Oggi l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo ha convocato un tavolo tecnico con tutti gli operatori coinvolti nel rogo.

Nel frattempo, l’emergenza si è estesa anche al resto della città: con la discarica fuori uso infatti le strade di Palermo sono invase da cumuli di rifiuti non raccolti dai dipendenti della nettezza urbana. Il risultato è che anche in centro si sono create delle mini discariche che intasano le strade. Con il caldo degli ultimi giorni i cumuli di spazzatura hanno iniziato a sprigionare un odore nauseabondo che ha invaso la città. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire a più riprese anche in provincia, dato che in molti casi i cittadini esasperati hanno dato alle fiamme le collinette di spazzatura che invadono le strade.