Cronaca

Sassari, botte e magia per curare i malati. Arrestato anche un consigliere regionale

Almeno 30 pazienti truffati, vessati e maltrattati: torture, botte, pressioni psicologiche documentate dai carabinieri. Finiscono in carcere 5 persone, 10 ai domiciliari. Tutto girava intorno a un "protocollo terapeutico" ideato da un medico secondo il quale si proponeva di curare il morbo di Alzheimer secondo una miscela di esoterismo, astrologia e violenza

Si trasferivano a Ittiri, paese in provincia di Sassari, da tutta la Sardegna e anche dalle penisola. Familiari e malati di Alzheimer per “curare” la malattia con una terapia basata sulla parola e sul metodo della “Psiconeuroanalisi” del neurologo Giuseppe Dore. A convincerli c’erano anche i racconti dettagliati, ma falsi, delle guarigioni pubblicati sul blog dell’associazione Associazione italiana operativa neuropsichiatrica.

E invece quei pazienti (finora trenta gli accertati), sono stati truffati, vessati e maltrattati, anche dai loro cari. Torture, botte e pressioni psicologiche documentate dalle registrazioni audio e video dei carabinieri del nucleo operativo di Sassari e di Alghero. Così questa mattina sono scattati gli arresti e le perquisizioni, anche fuori dell’Isola. Quindici in tutto: dieci ai domiciliari e cinque in carcere. Tra loro quattro medici e il consigliere regionale Pdl, Antonello Peru. Le ipotesi di reato sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al maltrattamento di disabili mentali, sequestro di persona e lesioni personali. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Sassari, Carla Altieri, su richiesta del pm Michele Incani.

È finito in carcere il padre della terapia e ispiratore dell’associazione, il neurologo Giuseppe Dore, 43 anni di Ittiri, insieme a lui anche la collega Marinella D’Onofrio, di Sassari, e due collaboratori, Salvatore Fadda e Maria Giuseppa Irde, entrambi senza i titoli, e la parente di un malato. Altri medici neurologi ai domiciliari: Massimo Lai; Gianfranco Dettori,e lo stesso consigliere regionale oltre a vari assistenti e parenti che nella cura hanno creduto.

Le indagini sono partite lo scorso aprile anche grazie alla denuncia dell’ex cofondatore della struttura, Davide Casu. A cui si sono aggiunte, in parte, alcune testimonianze. Il “protocollo terapeutico” ideato da Dore, e diffuso a livello nazionale ma senza nessuna validità scientifica, si proponeva di curare il morbo di Alzheimer e tutte le forme di demenza ma, secondo quanto ricostruito, era una miscela di esoterismo, astrologia e violenza. Niente cure farmacologiche, né pasti regolari, né riposo per i malati che venivano legati, strattonati e puniti quando non riuscivano negli esercizi di memoria o fisici. A ciò si aggiungeva l’ascolto obbligato delle lezioni del neurologo Dore. E un’attenta attività via internet sui siti www.psiconeuroanalisi.it e www.lafinedellademenzadialzheimer.blogspot.com dove gli stessi ideatori sotto pseudonimi inserivano testimonianze sui falsi casi di guarigione.

Attorno all’Associazione italiana operativa neuropsichiatrica, onlus ma con evidente scopo di lucro, gli indagati realizzavano dei profitti grazie alle visite specialistiche (dai 60 ai 120 euro), alle donazioni obbligate dei familiari e alle vendite dei libri pubblicati dalla casa editrice “Saturno”. Non solo: si aspettavano anche i contributi finanziari della Regione Sardegna (non ancora percepiti) grazie a una convenzione con la Asl. E qui entra in gioco il ruolo del consigliere regionale, Antonello Peru (Pdl), una sorta di padrino istituzionale dell’associazione. Originario di Sorso, altro centro del Sassarese, Peru, secondo l’accusa, si sarebbe adoperato per far ottenere la concessione in comodato d’uso dell’ospedale “Alivesi” di Ittiri con apposita delibera della giunta di fine 2011. E addirittura avrebbe spinto per un bando di ricerca “truccato” da parte della stessa Asl con particolari requisiti cuciti su misura sull’Aion. Tanto da esser definito dagli stessi indagati “blindato”. Non solo: l’associazione in soli due giorni è stata registrata come associazione di volontariato, quando di norma le verifiche impiegano dai cinque ai sei mesi. Una scorciatoia ottenuta sempre grazie all’impegno del consigliere. 

Il fascicolo della Procura era già aperto da circa due mesi. A giugno infatti una badante e il marito di una donna affetta da demenza era stati arrestati in flagranza di reato per maltrattamenti “prescritti” dal centro.