Politica

Palermo, Orlando attaccato sulle auto blu ribatte: “Riorganizzo il Comune”

L'opposizione denuncia un abuso da parte dei nuovi assessori, il sindaco reagisce abolendo l'ufficio scorte. E annuncia un intervento sulla macchina amministrativa, che conta 20mila dipendenti. Sullo sfondo lo spettro del default

Dopo le polemiche sull’uso indiscriminato dell’auto blu da parte dei nuovi assessori del Comune di Palermo, Leoluca Orlando passa al contrattacco. E per prima cosa annuncia la chiusura definitiva dell’ufficio scorte del comune siciliano. “Dal momento che la scorta al sindaco è garantita da polizia, carabinieri e guardia di finanza, quell’ufficio non ha più ragion d’essere e ne dovranno essere rimodulate le funzioni” ha detto il primo cittadino, sottolineando che “l’ufficio scorte del comune di Palermo sarà quindi eliminato”. Gli agenti di polizia municipale che accompagnavano assessori e pubblici amministratori saranno quindi ricollocati. “Il corpo della Polizia municipale subirà grosse modifiche– ha spiegato il sindaco – creeremo otto distaccamenti dei vigili urbani, uno per ogni circoscrizione: vere e proprie municipalità con funzioni amministrative”

A sollevare il problema dell’uso indiscriminato che i nuovi assessori di Orlando avrebbero fatto dell’auto blu, già a pochi giorni dall’insediamento, era stato Stefano Santoro, ex assessore di Diego Cammarata. “A onor del vero – aveva scherzato l’esponente del Pdl – le autovetture di servizio utilizzate dai componenti dell’esecutivo non sono più blu, ma bianche, ad eccezione della fiammante Lancia Delta in uso al vicesindaco, ma i costi delle stesse e del personale rimangono immutati”.

La risposta di Orlando alle critiche dell’opposizione però non si è fermata alla chiusura dell’ufficio scorte. Il quattro volte sindaco di Palermo ha convocato una conferenza stampa a Palazzo delle Aquile (la sede del municipio) per annunciare una vera e propria rivoluzione della macchina comunale. Le casse della capoluogo siciliano infatti sono tutt’altro che floride. Per scongiurare il default – paventato a più riprese negli scorsi mesi – l’unica parola d’ordine per il leader di Italia dei Valori è “tagliare”.

La prima mossa annunciata è stata quindi una riduzione degli incarichi dirigenziali, che dovrebbero passare da 103 a 91: dodici manager in meno che faranno risparmiare alle casse comunali quasi un milione di euro di emolumenti. Orlando però ha annunciato anche uno snellimento della macchina burocratica: a ogni assessore sarà affiancato un capo area (“pescato” tra i dirigenti già in organico) una sorta di manager al vertice del settore di riferimento. “In questo modo – ha detto Orlando – avremo una più incisiva e diretta sinergia tra indirizzi politici e gestione. I benefici saranno una maggiore celerità , efficienza ed efficacia nella pianificazione dei programmi e nella loro attuazione”.

Nell’agenda del primo cittadino c’è anche una razionalizzazione di tutti i dipendenti comunali, che all’ultima conta sono più di ventimila. “Siamo stanchi di un’Amministrazione che è organizzata solo in funzione dell’esistenza e che vive un eterno presente. Noi abbiamo costruito la macchina comunale in funzione degli obiettivi che vogliamo raggiungere. Per questo facciamo appello a tutti i dipendenti comunali con i quali organizzerò un incontro”.

A Palermo insomma è cominciata a tutti gli effetti la nuova era di Leoluca Orlando. Il centrodestra però non ha risparmiato critiche bollando la riorganizzazione della macchina comunale soltanto come “il classico spoil system”. L’ex sindaco Diego Cammarata, dimessosi a gennaio, era tornato a parlare pubblicamente nei giorni scorsi. “Al Comune – aveva detto – è in atto una sorta di pulizia etnica. Per carità non ci trovo niente di scandaloso: Orlando vuole semplicemente mettere i suoi amici nei posti chiave dell’amministrazione”. Orlando non ha risposto alle critiche di Cammarata, che ha invece suscitato la secca replica di Cesare La Piana, neoassessore alle aziende partecipate: “Dopo aver portato sul lastrico Palermo, dopo aver distrutto la città, dopo essere scappato come uno Schettino qualunque che lascia la nave che affonda, Cammarata trova ancora il tempo di fare polemica, invece di andarsi a nascondere”.