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Spagna, parte la ‘marcha negra’. Minatori in cammino verso Madrid per protesta

Vengono dalle miniere di carbone delle Asturie e di Leon. Dopo 19 giorni di marcia, arriveranno nella capitale il prossimo 11 luglio per dire 'no' ai tagli del governo che minacciano un settore con quasi 8mila lavoratori

Si mettono in marcia verso Madrid i minatori delle Asturie e di Leon. In mobilitazione da fine maggio, i lavoratori delle miniere di carbone partono domani per ‘la marcha negra’: 19 giorni di cammino per farsi ascoltare dal governo Rajoy.

Sono reduci da giorni di duri scontri con la polizia, blocchi stradali, picchetti e uno sciopero generale che ha paralizzato il settore nell’intera Spagna, con il 100% delle adesioni. Ora prendono la strada per Madrid, dove giungeranno il prossimo 11 luglio: 180 minatori, una volta partiti dal centro asturiano di Mieres, si divideranno in tre cortei per poi convergere nella capitale con una manifestazione.

Da oltre un mese tengono in scacco parte delle Asturie e la provincia di Leon contro le ricette di tagli del governo.“Siamo stufi marci di essere trattati come delinquenti. Siamo lavoratori che lottano contro un’ingiustizia enorme: vogliono cancellare la nostra fonte di vita – spiega Josè, minatore di Lugones de Llanera, delle Asturie –. Mio nonno lottò nel ’34, mio padre nel ’62. Ora tocca a me”.

La protesta nelle miniere del carbone è cominciata quando il governo ha annunciato tagli alle sovvenzioni statali del settore per 190 milioni di euro. Una cifra pari al 63% dei finanziamenti. La rabbia è esplosa immediatamente, con le prime manifestazioni spontanee, soprattutto nella comunità asturiana. I lavoratori sono poi passati a blocchi stradali creando barricate sulle arterie principali e sulle linee ferroviarie. In un solo giorno, nelle Asturie ci sono stati fino a sessanta interruzioni del traffico, che hanno coinvolto anche l’autostrada di Huerna, l’arteria che collega la comunità autonoma con la Meseta, il centro del Paese.

Dal primo giugno i lavoratori hanno deciso di annunciare uno sciopero a oltranza per quello che considerano una lotta per la sopravvivenza. “In 80 anni la situazione non è cambiata – ha aggiunto José – i metodi sono diversi, però l’obiettivo non è variato: distruggere i lavoratori che mantengono la classe politica. Il governo ci ha tradito. Non ha rispettato il patto che prevedeva un piano di riconversione industriale delle miniere. Subito dopo averlo siglato, hanno deciso di non portarlo a termine. Non siamo indignati. Siamo molto di più. Abbiamo una rabbia che potrebbe esplodere in maniera definitiva”.

Nelle ultime settimane i lavoratori hanno anche occupato tre miniere nelle Asturie e a León. A El Bierzo, sette minatori vivono da 25 giorni sottoterra nel centro minerario di Santa Cruz del Sil. A Santiago de Aller , sono tre i minatori che resistono nella miniera. “Non usciremo da questo budello scuro fino a che non ci sarà offerta una soluzione – ha detto dal telefono collegato dal sottosuolo della miniera di Santa Cruz, José Antonio Pérez – Sono nato a 100 metri dalla miniera di Peñadrada. Mio padre era minatore e morì giovane di silicosi. Io soffro di artrosi nelle mani e ho la schiena devastata. Però questo lavoro mi piace. Non mi vedo fare altre cose. La miniera è la mia vita”.

I lavoratori con la protesta spingono per la ripresa delle trattative tra il ministero di Industria, Energia e Turismo e i sindacati per l’applicazione del Piano per il carbone. In Spagna ci sono 47 miniere di carbone, dove lavorano 7.900 persone. Fino auna trentina di anni fa i lavoratori erano oltre 50mila. Ma da allora la produzione è crollata da 20 milioni di tonnellate a poco più di 8 milioni.