Politica

Monti vuole i tecnici in Rai e Agcom. Gasparri: “I nomi devono piacere a noi”

Le nomine di chi guiderà la televisione di Stato e l'autorità delle comunicazioni fondamentali per la strategia del presidente del Consiglio, che ha deciso di imporre le sue scelte e di non soccombere davanti alle pressioni e alle ingerenze dei partiti

Ieri sera mini-vertice, oggi riunione del consiglio dei ministri. Sul tavolo del governo Monti ancora le nomine dei componenti delle Authority, in particolare per la presidenza dell’Agcom e dei vertici Rai. La svolta potrebbe essere un colpo di mano del premier Mario Monti, che sia alla presidenza della tv di Stato che a quella dell’Autorità delle comunicazioni vuole piazzare suoi nomi, scelti personalmente tra personalità di alto profilo. In realtà il percorso è zeppo di ostacoli, bastoni tra le ruote messe dai partiti, naturalmente. A simbolo si può citare una dichiarazione del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: “La legge porta il mio nome e la conosco – dice – Sappia il presidente Monti che in commissione di Vigilanza ci avvarremo della regola dei due terzi: se il nome ci piace lo voteremo, altrimenti no”.

La questione Rai e Agcom, del resto, è fondamentale per la strategia politica del presidente del Consiglio, che vuole chiudere tutto entro una settimana, complice anche la il caos interno che impedisce del Pdl di imporsi sulle nomine. In particolare la televisione di Stato, del resto, sin dalla nascita dell’esecutivo tecnico ha creato problemi al Professore, specie per quanto riguarda il dialogo e i rapporti con i partiti della nuova maggioranza, di nuovo nell’occhio del ciclone dopo le nomine all’Authority di martedì, quando l’ennesima spartizione politica di un organismo che si vorrebbe indipendente ha fatto piovere critiche sia a destra che a sinistra. Anche per questo motivo, Mario Monti ha deciso di fare di testa sua, scegliendo di persona un tecnico da mettere ai vertici sia di Rai che di Agcom. E magari pescandolo ancora dall’Università Bocconi di Milano. Per l’Authority, infatti, il nome in pole è quello del professor Angelo Cardani.

La partita Agcom, tuttavia, si può dire ormai alle battute finali. Con la nomina di Cardani, infatti, il premier non farà altro che suggellare la startizione politica che si è determinata con la scelta dei consiglieri selezionati direttamente in un summit alla Camera di qualche giorno fa tra Franceschini, Denis Verdini e Roberto Rao dell’Udc e successivamente ratificata dalle Camere. Niente di nuovo sotto il sole, ma anzi uno schema che si ripeterà immancabilmente anche nella scelta dei nuovi per il cda Rai. Ieri notte, durante il vertice a palazzo Chigi, presenti appunto anche Corrado Passera e Vittorio Grilli (entrambi coinvolti per competenza sulla Rai, ma in aperto contrasto per la vicenda del dl Sviluppo) Monti avrebbe fatto la voce grossa sul rinnovo della dirigenza della tv pubblica, facendo chiaramente capire di essere intenzionato ad imprimere una svolta importante per il salvataggio di un’azienda che naviga davvero in cattive acque non solo di ascolti, ma soprattutto di risorse.

Nella testa di Monti, è bene dirlo, la declinazione delle priorità rispetto alla Rai è molto chiara; prima il salvataggio economico dell’azienda, poi il suo rilancio sul mercato. Peccato che le due cose, trattandosi di una televisione, vadano strettamente a braccetto. E dunque la necessità oggettiva è quella di scegliere almeno due persone (un presidente e un direttore generale) capaci di imprimere contemporaneamente un forte risanamento e un immediato rilancio. Insomma, un po’ come avrebbe dovuto fare proprio il governo, peccato che poi le cose sono andate un diversamente. Ecco, comunque, Monti non ha alcuna intenzione di mollare la partita politica sulle nomine Rai. Soprattutto vuole tenere testa alle forti, fortissime pressioni che arrivano dal Pdl (l’uomo di sfondamento scelto per la partita è Maurizio Gasparri, un vero martello per il rinnovo di Lorenza Lei alla direzione generale, fatto non appoggiato, però, dal Cavaliere) e tentare in ogni modo di riportare il Pd sui binari di una partecipazione alla scelta fin qui rifiutata in modo molto netto. Ancora ieri il plenipotenziario democratico sulla Rai, Matteo Orfini, ricordava cantilenando che “il Pd non ha alcuna intenzione di partecipare ad una spartizione, se di spartizione si tratta…”. Fatto poi ribadito con chiarezza da Pier Luigi Bersanidurante la direzione del partito di questa mattina: “Noi non parteciperemo al rinnovo del cda Rai”. 

Ieri notte, comunque, a Palazzo Chigi è uscita una rosa di nomi che sono realmente quelli su cui Monti punta per la presidenza. In pole c’è effettivamente Lucrezia Reichlin, sua buona amica ed economista di grande spessore internazionale, peccato che di televisione sia totalmente digiuna, mentre Giulio Anselmi, attuale presidente di Ansa e Fieg, rappresenterebbe indubbiamente una carta di prima scelta sul fronte della svolta editoriale necessaria all’azienda. Solo che Anselmi ha chiesto una serie di assicurazioni (anche sui poteri di scelta) che rendono complicata la sua investitura; Monti può avere la forza di scegliere un suo uomo (o donna) alla presidenza, ma certo non è in grado – ora – di imprimere anche una svolta politica sulla Rai,imponendo un cambio dello Statuto dell’azienda per consentire un riequilibrio dei poteri tra presidente, direttore generale e consiglio come vorrebbero, per altro, anche i democratici. Che non a caso continuano a sfilarsi dalla battaglia sui nuovi asset.

Insomma, la scacchiera Rai è ancora di difficile composizione. Con altri nomi che circolano, come quelli di Francesco Caio (in verità indicato più come direttore generale che presindente) e Fiorella Kostoris che non hanno trovato, al momento, grande riscontro nelle forze politiche e neppure a palazzo Chigi. Ma bisogna far presto. L’assemblea dei soci Rai, andata deserta il 6 di giugno, è stata riconvocata per il 12. E Monti vorrebbe arrivare a quella data con la lista dei nomi del prossimo cda pronta sul tavolo. Sarà difficile. Il previsto consiglio dei ministri di oggi per parlare del decreto sullo sviluppo economico (ma anche della Rai e dell’ultima nomina all’Agcom) è ulteriormente slittato, ma ormai – come sempre quando si tratta di Rai – la partita si è trasformata anche in una guerra di nervi. Che Monti non vuole perdere mentre tutti i partiti stanno giocando sul fronte contrario. Sulla pelle della Rai, come sempre.