Politica

2 giugno, Napolitano e l’antipolitica

Moltissimi cittadini italiani stanno chiedendo una cosa elementare: che non si faccia la parata del 2 giugno e si devolvano le somme risparmiate per i terremotati.

Dal blog del Popolo Viola è partito un appello che ha raccolto in 24 ore quasi 60.000 firme. In rete c’è un tam-tam che, partendo dall’hashtag #no2giugno si è esteso fino alle pagine e ai profili di decine di migliaia di utenti.

Di Pietro, Vendola, Diliberto, i finiani de Il Futurista, Bonelli e addirittura Alemanno si dicono contrari alla sfilata.

E Napolitano come reagisce a questa posizione di buon senso, alla quale arriverebbe anche un bambino?

Con un laconico: “Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo alla memoria delle vittime, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati.”

Ancora una volta lui dimostra di non essere il rappresentante di “tutti gli italiani”, ma di protocolli stantii e fuori luogo, anacronistici e che servono solamente a perpetrare i privilegi delle caste, anche quella militare.

Forse potremmo sperare in un ravvedimento dell’ultima ora, ma mi illudo. In realtà il Presidente rappresenta in pieno la modalità della politica in cui noi cittadini italiani non ci riconosciamo. Anzi, in questo momento lui è l’immagine dell’antipolitica, altro che Grillo.