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#15M, le rivoluzioni non si fanno dal divano

Avrebbero potuto restare nel passato, essere solo una voce del ricordo su Wikipedia. Essere una timida protesta cittadina del 15 maggio 2011. I media non hanno prestato loro molta attenzione fino ai telegiornali della sera. Quando si sono spinti a definire “notizia” ciò che stava succedendo nelle piazze.

Twitter, invece, ha informato al secondo. I “corrispondenti cittadini” si sono occupati di coprire, attraverso video e foto, ciò che stava succedendo contemporaneamente in diversi punti della geografia spagnola.

Un anno di indignazione

Il tempo passa e ci si aspetta che cancelli tutto. Anche questa volta non ha compiuto la sua missione. Un anno dopo, quel movimento spontaneo, che tenne con il fiato sospeso la classe politica per più di due settimane per essersi rifiutati di abbandonare le piazze occupate, è risorto con più forza che mai.

“Gli indignados” hanno volto e voce: gente di ogni età, con diverse realtà e situazioni sociali, unita con un unico obiettivo: “Democracia real ya!” (Democrazia reale ora!)

“La Spagna ha bisogno di gente onesta”, “No alla precarietà sul lavoro, reddito minimo universale” o “Il popolo è la soluzione, continuiamo” sono alcuni degli slogan branditi nel centro di Barcellona lo scorso 12 maggio.

 

Senza l’organizzazione ferma dei sindacati per lo sciopero generale, il movimento 15-M si è mosso come un pesce nell’acqua attraverso gli hashtag di twitter, blog, pagine web, YouTube e gruppi su Facebook. Non c’è stato bisogno d’altro.

…ne hanno abbastanza

Perché protestano gli “Indignados”? Il malcontento generalizzato si è fatto sempre più forte durante l’anno trascorso tra assemblee di quartiere e associazioni civiche.

Le lamentele si possono seguire attraverso le conversazioni su Twitter. Protestano per i tagli nella #sanità pubblica, nella #scuola, per gli #sfratti dalle case per gente che a cui non resta niente, per la #corruzione politica, per la #disoccupazione (circa il 20% della popolazione totale, tra i giovani i disoccupati rappresentano più del 40%), per i tagli alle #pensioni, ecc…

In Catalogna centinaia di persone riunite sotto lo slogan #novullpagar (non voglio pagare). Si oppongono alla frammentazione delle tariffe delle autostrade principali; e un gruppo di pensionati, i “#iaioflautes” si lamentano per la riduzione delle pensioni.

In alcune piazze, come la puerta del Sol di Madrid, era proibito accampare oltre le 22:00. E come c’era da aspettarsi, la riunione degli Indignados ha finito per essere sciolta violentemente e con arresti. A Barcellona, il sindaco ha permesso al movimento di occupare Plaza de Catalunya fino a domani 15 maggio.

E’ chiaro che “Gli Indignados” non risolveranno l’attuale crisi economica che pesa sulla Spagna. Ma è altrettanto chiaro che la voce popolare non si azzittisce. Questo movimento cittadino è arrivato per restare: ancora non si sa fino a quando, né dove vada.

Ma…se c’è da fare una rivoluzione, meglio che sia in piazza

Twitter: @kpeiro