Misfatto

Dopo gli europei, Merkel boicotta il tressette al bar

Gentile signora Merkel,

dopo la proposta di boicottare gli Europei di calcio in Ucraina – un’idea piaciuta tantissimo all’altro Paese organizzatore, la Polonia – siamo sicuri che lei sta ragionando su diverse altre azioni di disobbedienza democratica. Perché – è ovvio – il primo ministro più potente d’Europa non bada alla risonanza mediatica, ma alla sostanza delle cose, in un’ottica umanitaria e globale.

Per dire, potrebbe riesaminare la fornitura tedesca di sottomarini atomici a Israele e lanciare una campagna mondiale contro la proliferazione nucleare, senza badare troppo agli affari dell’industria bellica e preoccupandosi un po’ di più dell’arsenale pakistano (Paese notoriamente amico della Nato perché moderato, come ben sapeva Benazir Bhutto) e dei suoi megatoni.

Oppure la Merkel potrebbe sorridere con superiorità davanti alla campagna mondiale via web contro l’ugandese Joseph Kony e i suoi bambini soldato, ricordando che l’unico risultato ottenuto è stato l’invio di un po’ di militari americani in Africa, tanto per ricordare ai cinesi chi comanda. La cancelliera avrebbe buon gioco a sottolineare, per contro, alcuni punti curiosamente dimenticati dalle democrazie europee:

1) Anche in Birmania i bambini sono arruolati con la forza e così pure in Sudan, Ciad e Sri Lanka.

2) Anche negli Stati Uniti e in Inghilterra si arruolano minorenni: nella marina britannica si entra a 16 anni.

Poi, visto che la cultura protestante tedesca non è così tendente ai compromessi come da noi, mollaccioni cattolici, la signora Merkel non avrebbe difficoltà a piazzare sotto i riflettori, oltre all’Ucraina, pure l’Uzbekistan, l’Azerbaigian e tutte quelle repubbliche caucasiche che non trattano coi guanti gli oppositori ma profumano di gas, di petrolio e importano volentieri le nostre armi democratiche. L’Ucraina non è liberale abbastanza, l’Azerbaigian di Aliyev, dove le elezioni hanno la stessa trasparenza del nero di seppia, invece sì. Strano il mondo, nevvero? Oltretutto, se noi europei ce la prendiamo troppo col governo di Yanukovich perché maltratta la Tymoshenko, l’Ucraina, per reazione, si riavvicinerà ancora di più all’amico Putin: un autogol prima ancora del calcio d’inizio.

Del resto, cara signora Merkel, lei sa benissimo che i boicottaggi sportivi non piacciono, vedi i Mondiali argentini del 78, quando solo una nazionale rifiutò di partecipare. Sa quale? La Corea del Nord. E la Davis cilena di due anni prima? Quasi tutto liscio, alla faccia di Pinochet. E l’Italia, che non avrebbe dovuto partecipare, vinse pure. Lo sport unisce e affratella, i lavori per gli stadi nuovi sono stati ultimati, la macchina organizzativa ormai va a mille, le strade di Kiev sono state ripulite dai cani randagi. E negli spogliatoi delle squadre il presidente dell’Uefa Platini, ha già fatto affiggere i cartelli con su scritto “Qui si gioca al pallone e non si parla di politica”. Tutto è disinfettato, l’ordine regna, tra un mese si parte. Pronti i birrini?

di Andrea Aloi

 

il Misfatto , inserto satirico de Il Fatto quotidiano, 6 maggio 2012