Politica

La Lega di Maroni vince con Tosi, ma perde nel resto del Nord Italia

Il Carroccio esibisce la vittoria di Verona come successo della ritrovata tranquillità dopo gli scandali. Il neo-sindaco elogia Maroni e lo candida alla segreteria federale. Intanto, però, il partito perde nel resto del nordest, ottiene in Lombardia solo 3 ballottaggi su 25 amministrazioni sopra i 15mila abitanti e rimane fuori anche a Como e Monza

Poteva andare peggio. Così almeno temevano dentro al partito. La Lega Nord, dopo essere finita sulla graticola per gli scandali legati ai fondi finiti perfino in Tanzania, contiene i danni e trova, anzi, in Flavio Tosi, unico sindaco di una grande città a passare serenamente al primo turno un alfiere con il quale rilanciare la propria immagine. Risultato che certamente provocherà movimenti tellurici all’interno stesso del movimento, nel costante braccio di ferro tra bossiani e maroniani e ancora tra lombardi e veneti. Leggendo i dati – ancora molto parziali e la precauzione è obbligatoria – usciti dalle urne del nord si notano due o tre fenomeni, a confronto delle comunali di 5 anni fa (unico test elettorale che può valere come punto di riferimento).

Il primo: si sentono un po’ meno padani in Veneto. A Verona, per esempio: dal 12 per cento delle elezioni 2007 si è passati al poco più del 10. Qui la situazione è un po’ più complicata di così, per dire il vero, nel senso che Tosi ha puntato molto su Tosi, per così dire, tanto che le liste civiche a suo sostegno hanno raccolto il 43 per cento (solo “Per Verona” sfiora il 28). Ma la flessione appare più chiara nel resto della regione e soprattutto, indicativamente, in provincia. Belluno, altro capoluogo di provincia: dal 7,5 al 5. Il calo in certe zone diventa crollo, tanto da perdere la doppia cifra, come a Feltre (dal 17 all’8) o a Mirano (dall’11 al 6). Ma il declino si può individuare a Cittadella, a San Giovanni Lupatoto, a Vigonza, a Thiene (dal 24 al 15).

Meno netti i movimenti in Lombardia. Anzi, in certi comuni – sopra i 15mila abitanti – il Carroccio raccoglie quello che pare il malcontento, quello sì travolgente del Pdl: raddoppia a Garbagnate, aumenta a Cassano Magnago (ma il candidato si era presentato da solo ed è rimasto fuori dal ballottaggio), a Castiglione delle Stiviere. Ma il periodo è di tribolazione e anche in Lombardia ci sono comuni in cui la Lega paga.  E così il Carroccio finisce fuori dalla competizione negli unici due capoluoghi al voto, Como e Monza. Solo tre invece, i ballottaggi per i candidati sindaco su 25 comuni della regione al voto sopra i 15 mila abitanti: si tratta di Cantù (Como), Tradate (Varese) e Palazzolo sull’Oglio (Brescia). Complessivamente, in Lombardia sono 9 su 96 le amministrazioni comunali conquistate da candidati sindaco del Carroccio mentre nei Comuni con più di 15 mila abitanti nessun leghista ce l’ha fatta al primo turno.

Di certo, quali che siano i risultati, nel partito si è riaperta la battaglia solo apparentemente sopita dopo gli scandali con la cacciata del “cerchio magico” e la consegna, di fatto, del Carroccio nelle mani di Maroni. Il triumviro Calderoli, lambito dalle inchieste cerca di limitare i danni: ”Sulla Lega – dice –  per un mese è passato uno tsunami, qualche Comune lo abbiamo perso, ma diversi li abbiamo riconfermati, a partire da Verona, che rappresenta il nostro fiore all’occhiello, e ne abbiamo presi di nuovi. Nonostante tutto stiamo dimostrando di essere come i giapponesi, siamo già partiti con la ricostruzione e ricostruiremo tutto nonostante l’onda devastante che ci ha colpito”. Ma è lo stesso Tosi ad assestare i colpi peggiori alla linea dell’armonia, pur tra frasi apparentemente corrette. Fresco di rielezione, il sindaco di Verona ha detto di credere che il passo indietro fatto dall’ex segretario Umberto Bossi gli sia “costato molto” e che lo abbia fatto “per il bene della Lega”. “Se oggi qualcuno, nonostante questa decisione difficile – ha ragionato – lo spinge a una ricandidatura, vuole il male suo e della Lega”. Tra due mesi ci sarà il congresso federale, ha ricordato. “Io spero e mi auguro che Roberto Maroni si candiderà, per il bene della Lega, e io lo voterò”.

La Padania, quotidiano del partito, sancisce il valore di svolta del voto del 6 e 7 maggio: ”Si apre una fase nuova. Vince il modello Verona”, titola in prima pagina del quotidiano leghista. “Il successo di Tosi punto di svolta”. La Padania mette in grande evidenza le parole di Roberto Maroni (mentre Umberto Bossi è rimasto in silenzio per tutta la giornata dei risultati): “Un risultato che vale il doppio. Questa è la strada, intercettare il consenso al di fuori di chi non ha il fazzoletto verde”. La grande foto di prima pagina ritrae un Flavio Tosi esultante con le braccia al cielo.