Cronaca

Una laurea per i somari? La comprino dai disoccupati

La recessione rende tristi, abbiamo tutti bisogno di farci due risate ogni tanto. A Renzo Bossi, perciò, va la nostra riconoscenza: il giovane è una fonte inesauribile di nervoso buon umore.

La sai l’ultima del Trota? Si è comprato una laurea in Albania! Vuole imparare a vendere kleenex ai semafori?

Ecco, ho pagato il mio tributo all’emergenza malinconia: ridiamo sui nostri mostri. Gli impuniti. Quelli che rubano mentono truffano e sono sempre lì. Sempre con quei sorrisetti sfottenti, sempre sereni, sempre in sella. Loro sfurbeggiano da un malaffare all’altro e noi, compitamente, ridiamo. Invece ci sarebbe da piangere. Comperare un laurea è un crimine minore, eppure è la spia di una degenerazione grave, che ha fatto dell’Italia un Paese peggiore: il disprezzo per la cultura.

Si respira nell’aria da decenni. Studiare, conoscere, approfondire non è più un traguardo. Gli intellettuali, per non essere sbeffeggiati, sono costretti a fare i piacioni. La complessità è, a giudizio della maggioranza, una palla infernale. I libri devono essere facili, la musica orecchiabile, le idee poche. Se i somari ricchi vogliono proprio una laurea da appendere nella loro cameretta, che almeno la comperino da qualche brillante laureato disoccupato. Ce n’è parecchi. E non hanno un soldo.

Il Fatto Quotidiano, 6 Maggio 2012