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Berlusconi riapre alla Lega e avverte Monti: “Lo appoggio solo per le riforme”

Il Cavaliere a Monza contestato. Sul divorzio con il Carroccio: "Non abbiamo mai rotto, sono sempre stato in contatto sia con Bossi che con Maroni. Esisteva un dissenso sul sostegno a questo governo e devo dire che alcune ragioni fondate la Lega le aveva". Sulle amministrative: "Non hanno valore politico"

Silvio Berlusconi torna alla ribalta da Monza, anche se l’accoglienza non è delle più calorose con un gruppo di contestatori che gli urla “Fuori la mafia dallo Stato”. L’ex presidente del consiglio è in visita per la chiusura della campagna elettorale del candidato sindaco del Pdl. Parte dal divorzio con la Lega Nord, e dice: “Non abbiamo mai rotto per la verità, sono sempre stato in contatto sia con Bossi che con Maroni“. E introduce il primo avvertimento a Monti: “Non esiste una frattura tra noi e la Lega, esisteva un dissenso sul sostegno a questo governo e devo dire che alcune ragioni fondate la Lega le aveva”. Intanto mentre Alfano prometteva il sostegno al governo fino al 2013, il cavaliere minaccia: “Siamo qui a sostenere il governo tecnico e lo faremo fino a quando sarà necessario per le riforme. Non potremo continuare ad esserlo se i provvedimenti saranno contrari al buon senso e al bene del paese. Allora ci prenderemo la responsabilità di guardare ai provvedimenti in modo critico”.

Poi in vista di una possibile batosta alle amministrative mette le mani avanti: “Queste votazioni non avranno valore politico, c’è una grandissima percentuale di cittadini che è confusa e non sa per chi o cosa votare o se valga ancora la pena di votare in un momento di parentesi della democrazia, con questo governo provvisorio”. Infatti secondo l’ex premier la situazione attuale è “un festival dell’antipolitica”, di cui “bisogna prendere atto, consapevoli però che poi per la democrazia e il governo del paese non c’è che la politica”.

Sull’odiata sinistra pensa ad un accordo per la riforma della Costituzione: “Così com’è il paese non è governabile. O troviamo l’accordo con la sinistra, perchè il presidente del Consiglio abbia gli stessi poteri degli altri premier, altrimenti l’Italia non si ammoderna”. Anche se in chiusura di comizio non ha potuto trattenersi dal suo cavallo di battaglia, la lotta ai comunisti: “Nel ’94 ho salvato l’Italia dai comunisti veri, quelli del Pci. Oggi si chiamano diversamente ma non sono meno pericolosi”.