Politica

Monti: “L’Italia in Afghanistan anche dopo il ritiro delle truppe nel 2014”

Il premier accoglie l'invito del segretario generale della Nato Rasmussen che chiedeva al nostro Paese di impegnarsi anche dopo che i soldati lasceranno il paese. Gli italiani rimarranno con compiti di addestramento per l'esercito afghano

L’Italia rimarrà in Afghanistan anche dopo il 2014. Il premier Mario Monti accoglie l’invito del segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen: ”Gli ho detto che l’Italia intende proseguire la propria azione a sostegno del popolo afghano anche dopo il ritiro delle truppe nel 2014″. L’Italia assicurerà, ha continuato il premier: “Un impegno finanziario e di uomini per l’addestramento delle Forze nazionali di sicurezza afghane. Si tratta di uno sforzo coerente con il ruolo che noi crediamo decisivo, di primo piano, finora mantenuto dall’Italia nell’assistenza alla sicurezza di quel paese, confermato anche dall’accordo di partenariato strategico da me firmato con il presidente Karzai lo scorso 26 gennaio”.

Questa mattina Rasmussen, che era a Roma per una serie di incontri in vista del vertice Nato di Chicago del 20 e 21 maggio, aveva introdotto l’argomento: “Gli italiani dovrebbero rimanere in Afghanistan anche dopo il 2014 con compiti di addestramento per l’esercito afghano”. Rasmussen aveva poi spiegato: “L’operazione attuale terminerà entro la fine del 2014”, poi il numero uno dell’Alleanza atlantica, ha continuato: “Da quel momento le forze afghane prenderanno il controllo della situazione ma noi resteremo con compiti di addestramento. Discuterò con il governo il ruolo dell’Italia”. 

Il premier si dice “certamente preoccupato, strutturalmente, di ciò che in certi momenti in particolare nel corso dell’anno tende ad accadere in Afgahnistan. Il grande impegno dell’Italia in Afghanistan è espressione di quella preoccupazione, come l’impegno italiano nei termini che saranno quantificati al momento opportuno, per sostenere anche dopo il 2014 l’importante azione delle forze di sicurezza nazionali”. Monti ricorda comunque che “la data del ritiro è evidentemente una delle questioni importanti che vanno esaminate congiuntamente dagli stati interessati, nel quadro complessivo del loro impegno”.

Durante l’incontro si è anche parlato della situazione in Siria. Il segretario Rasmussen usa parole dure: “Condanno fortemente il comportamento del regime siriano e l’oppressione di civili” ma aggiunge: “Non abbiamo nessuna intenzione di intervenire in Siria”. Poi Monti fa un accenno ai rapporti Nato-Mosca: “Sul tema della difesa missilistica ci siamo trovati d’accordo sull’opportunità che non condizioni lo sviluppo del rapporto tra Nato e Russia ma sia il presupposto per un salto di qualità strategico nelle relazioni tra Mosca e l’alleanza”.