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Sanità? Vietato sprecare

La sanità in Svizzera ha un altro passo. Intanto gli ambulatori del medico di famiglia, sono forniti di tutti i macchinari: raggi x, ecografi, occorrente per le analisi del sangue, apparecchio per l’elettrocardiogramma con annessa cyclette,  l’attrezzatura per un pronto soccorso  nonché l’immancabile angolo gioco per bambini.  Se sei raffreddato la prima cosa cui ti sottopone il medico è una punturina sull’indice, dopodiché passati 10 minuti ti rivela se si tratta di un virus o di un batterio. Nel primo caso, il più frequente, ti manda a casa senza medicine o peggio, senza antibiotico con un misero “passerà, passerà”. E la febbre? Spugnature acqua e aceto, se supera i 39°. Talvolta i bambini vengono messi col carrozzino sul balcone per far calare la febbre quando fuori ci sono 0°; 5 minuti e via.

Niente antibiotici, a meno che lo stick della punturina al dito non dichiari inconfutabilmente, la presenza di batteri, che paiono scarseggiare in quel paese. Nella patria delle multinazionali farmaceutiche non trovi un medico che anche per sbaglio ti prescriva un antibiotico. Rischi di passare 15 anni senza mai averne preso uno. Il perché? Costano. Insomma è come il pasticciere che non mangia dolci. E così, spesso ti tocca di incontrare mamme negli asili che portano i bambini nella speranza che  contraggano malattie per farsi gli anticorpi.

Il sistema sanitario elvetico è privato ed è gestito dalle Assicurazioni. Il paziente paga  mensilmente (circa 300 euro) ed ha una franchigia ed una partecipazione alle spese del 10%. Nessuno resta fuori, perché una società di “compensazione sociale” provvede a coprire le spese di chi non può sostenerle. L’assicurazione ti garantisce tutto. Ricovero in ospedale in stanza singola o collettiva (massimo due o tre persone).  Se devi operarti, appena arrivi in stanza, un infermiere viene con un catalogo e ti chiede di scegliere quale stampa vuoi sul muro: Picasso, Van Gogh,ecc. (vi assicuro che è proprio così, anch’io stentavo a crederci).  Poi ti organizzano una specie di seminario, solo per te, dove i medici ti spiegano tutto dell’intervento: cosa farai, in quanto tempo, come interverranno, come reagirai ed uscirai dall’anestesia.

Se sei arrivato in ospedale, comunque è dopo un lungo percorso di analisi e studio clinico operato dal tuo medico nel suo ambulatorio. L’Ospedale costa e quindi è come per gli antibiotici… devi stare proprio male per arrivarci. Successivamente apposite cliniche di riabilitazione ti accoglieranno tra prati verdi, suoni di mucche al pascolo ed itinerari tra i boschi per ricrearti. Insomma è difficile abituarsi ad un medico che quando gli dici ho mal di gola, ti punge il dito, ti guarda in bocca ed alla fine ti prescrive solo gargarismi di acqua e sale o di respirare fuori al balcone con una coperta addosso o peggio di collocare una bacinella d’acqua accanto ai termosifoni. E un antibiotico? Anche uno piccolino.. la prego, mi sento  più sicuro? Nein! Costano troppo.

Quante volte gli italiani se lo sono sentiti dire. Soprattutto per i loro figli. L’assicurazione, poi, se vai in palestra o in piscina o in sauna ti diminuisce il premio poiché le ritiene attività preventive e quindi rischi di frequentarle a vita gratuitamente per risparmiare sui costi assicurativi. Che noia! E’ come con gli incidenti auto, meno ne fai e meno paghi, quindi più sei in forma e meno spendi di tassa sanitaria obbligatoria. Cose da pazzi!

Per quanto riguarda gli scandali sanitari, ricordo che nella mia carriera me ne sono occupato due volte. L’anno scorso a proposito di un operatore in anestesia che violentava pazienti in fase di risveglio a Zurigo e nel ’98 per una “pinza in panza” dimenticata da un chirurgo e rimossa dopo mesi.  Certo può darsi che non me ne sia accorto o che il sistema sia capace di nascondere le notizie. Ma l’autorità di garanzia dei malati, formata da cittadini eletti a difesa dei propri diritti se ne sarebbe accorta!

Insomma, in quelle terre, tra le montagne, qualcuno si è accorto che sulla salute non si può scherzare,  sprecare o  sbagliare. L’intero sistema sanitario elvetico è retto da una maggioranza di medici ed operatori stranieri, che al momento scarseggiano e sono molto ricercati. Un vero e proprio meccanismo multiculturale consolidato nel tempo. Puoi scegliere se ad operarti deve essere un primario o un assistente. Se scegli il primario paghi un surplus, ma se quel giorno non c’è e ti opera un assistente ti ridanno l’importo versato immediatamente e con tante scuse.  Spesso gli assistenti sono giovani eccellenze tedesche, ungheresi, bulgare, norvegesi o superprimari di quei posti, emigrati in Svizzera. Gli italiani sono i pazienti accolti meglio, soprattutto perché tutti i medici tendono ad imparare l’italiano e quindi chiacchierano con questi pazienti volentieri e quindi cercano di averne il più possibile. Quando in sala d’aspetto il tempo passa oltre il dovuto c’è sicuramente un italiano nella stanza del dottore. Nello stesso ambulatorio ricevi anche i medicinali, anch’essi coperti dall’assicurazione. L’altra faccia della medaglia? La macrosanità multinazionale, il tamiflù ed il coartem della Novartis, e quant’altro ha origine in quelle valli; ma questa è  un’altra storia.