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Guerra tra Cellino e il sindaco Zedda per lo stadio. E il Cagliari emigra a Trieste

La partita di oggi tra i sardi e l'Inter si giocherà nell'impianto Nereo Rocco del capoluogo friulano. E' l'ultima provocazione del presidente dei rossoblu isolani dopo le polemiche, le accuse e le indagini collegate alla costruzione della nuova Karalis Arena nel Comune di Elmas

Le partite della 31 giornata di Serie A si disputeranno oggi, come è consuetudine nel fine settimana pasquale. Tutto regolare, o quasi. La partita Cagliari-Inter, infatti, si giocherà allo stadio Nereo Rocco di Trieste invece che al Sant’Elia di Cagliari. E così potrebbe essere per le restanti partite che il Cagliari giocherà in casa da qui alla fine del campionato (Cagliari-Catania del 15 aprile, Cagliari-Chievo del 29 aprile e Cagliari-Juventus del 6 maggio), come conferma l’assessore allo sport del Comune di Trieste Emiliano Edera: “Ci sono contatti in corso con il presidente Cellino. L’ipotesi più accreditata è che il Cagliari giochi a Trieste tutte le partite sino alla fine della stagione”.

La motivazione principale risiede nell’inagibilità di diversi settori dello stadio di Cagliari, certificata una prima volta a gennaio da un’ispezione della Commissione Provinciale di Vigilanza. Da allora al Sant’Elia si è giocato con una capienza ridotta a 14mila posti, meno del limite di 20mila previsto per la Serie A, offrendo uno spettacolo desolante. La Lega Calcio aveva comunque concesso al Cagliari una proroga fino a fine stagione e il Comune, proprietario dello stadio, si era in un primo tempo impegnato a svolgere dei lavori affinché per il 7 aprile, quando sarebbe arrivata l’Inter, fosse agibile almeno il settore distinti. Poi, nelle settimane scorse, sono cominciate le polemiche tra il presidente Cellino e il sindaco Zedda. Da lì la prima provocazione di Cellino: “Porto il Cagliari a Trieste”, con tanto di richiesta ufficiale alla Lega Calcio.

A seguito di una riunione tra i due pareva tornata la pace. Ma la situazione è precipitata negli ultimi giorni. La Commissione ha nuovamente negato l’agibilità dei distinti e il sindaco Zedda ha affermato che non solo non c’erano soldi in cassa per occuparsi dello stadio, ma che, anzi, la società era morosa nei confronti dell’amministrazione comunale. In breve si è passati dalle parole ai fatti. E giovedì il Comune ha ottenuto il pignoramento di 2 milioni e 800mila euro della società rossoblù, in seguito a mancati pagamenti relativi all’affitto del terreno su cui sorge il Sant’Elia. Non solo. L’amministrazione comunale ha anche annunciato di non essere intenzionata a rinnovare la convenzione tra Comune e Cagliari per l’affitto dello stadio, in scadenza nel 2013. A questo punto Cellino ha preso la squadra e l’ha portata a Trieste.

Il problema stadio a Cagliari va avanti da tempo: nel 2002 al Sant’Elia sono stati installati dei tubi innocenti per ovviare provvisoriamente a problemi strutturali di agibilità. Una soluzione temporanea che, di proroga in proroga, si è trascinata fino ad oggi. All’inizio Cellino pensava di ristrutturare il Sant’Elia, e in previsione dei fondi pubblici che sarebbero arrivati per l’organizzazione degli Europei, aveva già stretto accordi con la precedente amministrazione comunale guidata da Emilio Floris. Per ben due volte però, gli Europei non sono stati assegnati all’Italia e il progetto è rimasto sulla carta. Svanita questa opportunità, Cellino ha allora acquistato dei terreni nei pressi della pista dell’aeroporto di Elmas, con l’intenzione di costruirvi uno stadio nuovo di zecca: la Karalis Arena.

Ma qui sono cominciati nuovi problemi. L’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile, si è opposto, ed è iniziato un lungo contenzioso che ha visto da una parte Cellino e il Comune di Elmas e dall’altra l’Enac e la Sogaer, la società che gestisce lo scalo di Elmas e che aveva scelto proprio quei terreni per realizzare dei lavori di ampliamento dell’aeroporto. A gennaio 2012 Cellino e il sindaco di Elmas, Valter Piscedda, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Cagliari per abuso di ufficio. A loro è contestata la presunta illegittimità della delibera con cui il Comune di Elmas ha dato l’ok alla variante per consentire al Cagliari di costruire lo stadio sui terreni limitrofi all’aeroporto. Da qui anche l’accusa di tentata estorsione contestata a Cellino: il sospetto degli inquirenti è che dietro l’operazione Karalis Arena si nasconda il tentativo di far lievitare i prezzi dei terreni, che la Sogaer sarebbe poi stata costretta a comprare a cifre astronomiche.

Giovedì scorso poi, l’ultima mazzata: la Commissione Impianti Sportivi del Coni ha dato parere negativo sulla costruzione dello stadio a Elmas, impedendo di fatto al Cagliari l’accesso al finanziamento da 18 milioni di euro da parte del Credito Sportivo. Sfumata anche Elmas, ecco l’ultima provocazione di Cellino. Prima trasferire la squadra a Trieste fino a fine stagione, poi prendere i tubi innocenti, di sua proprietà, dello Stadio Sant’Elia e trasferirli di peso alla Is Arena, ovvero lo stadio di Quartu Sant’Elena dove il Cagliari avrebbe giocato la prossima stagione. Venerdì Cellino ha di nuovo offerto un ramoscello d’ulivo a Zedda: “Mai pensato di lasciare Cagliari”. Intanto però oggi si gioca a Trieste e non al Sant’Elia, lo stadio che fu costruito nel 1970 per celebrare lo storico scudetto vinto dalla società rossoblù. Erano i tempi di Gigi Riva. Altri tempi.