Politica

Lezioni sarde

Nel nostro viaggio in Sardegna abbiamo ascoltato dalla classe operaia del Sulcis la parabola di un processo produttivo che iniziato nelle viscere delle miniere di Carbonia e poi salito sulle ciminiere dell’alluminio di Portovesme sta precipitando nel nulla di un ambiente devastato dall’industria che arraffa i soldi pubblici e fugge. Gli abitanti della Maddalena ci hanno mostrato le cattedrali truffa del G8 che non si tenne mai. Agitati dalla rabbia contro le cricche rapinose e il timore che l’ingiusta nomea di un’isola meravigliosa, ma minacciata da inquinamenti non soltanto edilizi (le scorie lasciate dai sommergibili nucleari Usa) tenga lontano il turismo. Ma è nella Barbagia di Ovodda (tra la gente silenziosa e attenta dell’auditorium della scuola media e nelle discussioni attorno ai tavoli dell’agriturismo “Badu e Fonne”) che abbiamo compreso la natura e l’energia che scaturisce da questa nuova società civile, germogliata tra le rovine della crisi. Dai pastori, impronta identitaria della Sardegna, piccoli imprenditori della terra, sono venute le analisi più profonde sull’industrialismo distorto, capace di sfornare soltanto disoccupati e cassintegrati e le proposte più sensate per restituire un avvenire degno ai giovani che scappano senza una meta.

Guidati da Elias Vacca durante l’intenso viaggio del Fatto ci siamo uniti agli avvocati, magistrati e cancellieri che a Sassari spiegano ai ragazzi delle scuole che senza legalità non può esserci libertà, ma solo impunita prepotenza, mentre a Olbia i cittadini s’interrogavano sugli investimenti mafiosi in Costa Smeralda. Perché la vera società civile non sono i professionisti mediatici che stando al sicuro declamano indignazione (anche noi forse non ne siamo immuni), ma coloro che nell’esperienza quotidiana dei problemi maturano competenze e anticorpi. Questa è la lezione sarda che abbiamo ascoltato come ne ascolteremo altre nel piccolo giro d’Italia che abbiamo intrapreso. Un idem sentire che vivamente consigliamo al presidente Monti e ai suoi ministri. Scendere dalle cattedre tra i comuni mortali farebbe bene anche a loro.

Foto di Giovanni Maria Santona (clicca qui per ingrandire)

Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2012