Lavoro & Precari

Lavoro, Camusso: “Parlamento sovrano”. Bersani: “Votare a ottobre? Stupidaggini”

Il leader della Cgil punta alla variazione di alcune norme, in particolare relative al reintegro per motivi economici. "Ci riserviamo di rivedere il ddl vero e proprio, perchè non escludiamo che altri punti possano essere suscettibili di modifiche"

Un invito a rimanere “sereni” sulla riforma del lavoro. Perché attraverso” la sovranità del Parlamento” e il “riconoscimento del dialogo” invocato anche da Mario Monti è possibile discutere il ddl e spingere per la variazione di alcune norme, in particolare quelle relative al reintegro per motivi economici.

Ne è convinta Susanna Camusso che, a margine della commemorazione alla Sapienza per Ezio Tarantelli, ucciso 27 anni fa dalle Br, ha ricordato le richieste di intervento sul reintegro rispetto al tema dei licenziamenti. “Anche perché tutto possiamo permetterci – ha aggiunto – tranne che non avere il riconoscimento del ruolo legislativo del Parlamento, che non può essere in nessun modo condizionato”. E sulle tensioni tra partiti politici e governo a causa della riforma è tornato a parlare anche il segretario del Pd Bersani, che ha bollato come idiozie le voci di un possibile voto a ottobre a causa delle dimissioni dell’esecutivo Monti: “Non capisco da dove escano queste stupidaggini: certamente non da noi” ha detto il leader democratico in transatlantico alla Camera rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se davvero il Pd punti ad anticipare ad ottobre le elezioni.

In particolare “ci riserviamo di rivedere il ddl vero e proprio, perchè non escludiamo che altri punti possano essere suscettibili di modifiche”, ha affermato il leader della Cgil, portando l’esempio dell’aumento dei contributi per i Co.co.pro “senza che questo corrisponda ad una equivalenza di prestazioni”. Per il leader della Cgil “una cosa è riconoscere un impianto che cambia rispetto al passato e che per la prima volta si interviene per contenere la precarietà, altro è non sapere che sui singoli punti c’è ancora la necessità di correzioni”.

E oggi a Roma 400 operai di Alcoa hanno protestato per le strade della Capitale e sotto al ministero dello Sviluppo in occasione del vertice tra governo, sindacati e azienda affinché la multinazionale non chiuda lo stabilimento di Portovesme (video).