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Seul, al summit sulla sicurezza nucleare tengono banco le provocazioni di Pyongyang

Le speranze di un accordo tra i governi statunitense e nordcoreano per una moratoria sul programma di arricchimento dell'uranio e sulla sospensione dei test missilistici in cambio di aiuti alimentari sono sfumate. Colpa dell'annunciato lancio di un satellite in violazione delle risoluzioni Onu approvate nel 2009

Ridurre la minaccia terroristica e i traffici illeciti di materiale nucleare. Sono i temi del secondo summit sulla sicurezza nucleare che si è aperto a Seul. Nell’agenda dei 53 capi di Stato e di governo (tra cui il primo ministro italiano Mario Monti) riuniti per due giorni nella capitale sudcoreana c’è l’aggiornamento delle azioni decise a Washington nel 2010. Ma l’attualità e la sede del summit hanno indirizzato l’attenzione sui programmi nucleari nordcoreano e iraniano. Sebbene assente, il regime di Pyongyang è il convitato di pietra dell’incontro, alle cui “potenziali” provocazioni sia la Cina sia gli Stati Uniti hanno deciso di rispondere in maniera coordinata. Le speranze suscitate a inizio marzo dall’accordo tra i governi statunitense e nordcoreano per una moratoria sul programma di arricchimento dell’uranio e sulla sospensione dei test missilistici in cambio di aiuti alimentari sembrano essere sfumate. La causa è stato l’annuncio del lancio di un satellite entro metà aprile, per celebrare il centenario della nascita di Kim Il-Sung, Eterno leader, fondatore dello Stato e della dinastia rossa dei Kim, ormai giunta alla terza generazione.

“Voglio essere franco. Chiedo ai leader nordcoreani di avere il coraggio per arrivare alla pace e migliorare le condizioni di vita della popolazione”, ha detto il presidente Barack Obama in un intervento alla Hankuk University of Foreign Studies di Seul, in cui l’inquilino della Casa Bianca ha sostenuto che “le provocazioni e la corsa agli armamenti nucleari non porteranno alla tanto agognata sicurezza, al contrario sono una minaccia che ha reso il Paese più isolato”. Parole pronunciate all’indomani della visita alla zona demilitarizzata che divide le due Coree, ultimo avamposto della Guerra Fredda, e dell’incontro bilaterale con il presidente sudcoreano Lee Myung-bak.

Secondo quanto riferito da fonti militari all’agenzia Yonhap, nella base di Dongchang-ri, nel nordovest della Repubblica democratica popolare, sono già iniziati i preparativi per il lancio. Per la comunità internazionale più che di un satellite, si tratta di un test su un missile a lunga gittata, in violazione non soltanto delle aperture fatte dal nuovo leader Kim Jong-un, ma anche delle risoluzioni Onu approvate dopo i test missilistici del 2009. Per questo, in risposta, Seul ha minacciato di abbattere qualunque cosa parta dal Nord e sorvoli il proprio spazio aereo. Mentre il Giappone ha annunciato l’installazione di un sistema antimissilistico.

Critiche alle iniziative del regime si sono levate anche dalla Cina, il governo più vicino ai Kim e ai militari nordcoreani. “Non vogliamo passi indietro nel processo di distensione”, ha detto il presidente cinese Hu Jintao, dopo il colloquio con Obama, esortando alla calma tutte le parti in causa. Quella di Jintao è una replica alle pressioni del capo della Casa Bianca, che ieri aveva chiesto più severità a Pechino nel rapportarsi a Pyongyang. “Sono tuttavia convinto che anche la Cina non voglia una Corea del Nord con armi nucleari”, ha precisato il presidente cinese.

Questione nordcoreana a parte, gli incontri a margine del summit sono stati per Obama l’occasione di riprendere alcuni degli spunti del discorso tenuto a Praga nel 2009 in occasione della firma del nuovo trattato Start per la riduzione delle armi nucleari assieme al presidente russo Dmitri Medvedev, che fissò un tetto massimo di 1.550 testate nucleari per ciascuno dei due Paesi. Gli Usa, ha detto, possono ridurre ulteriormente gli armamenti di questo genere senza mettere a rischio le proprie difese strategiche. Un tema di cui discuterà a maggio con il neoeletto presidente russo Vladimir Putin. Il colloquio con il capo di Stato uscente, Medvedev è stato invece incentrato sulla rivolta siriana e soprattutto sulla missione dell’inviato Onu, Kofi Annan, giudicata “una strada positiva”, verso il dialogo da entrambe le parti.

Sul fronte iraniano, mentre continua ad agitarsi lo spettro di un attacco preventivo israeliano contro gli impianti della Repubblica islamica, Obama ha voluto ricordare al governo di Teheran che il tempo per il negoziato e per una soluzione diplomatica alla crisi sta ormai stringendo. E l’Italia? “La consultazione popolare del giugno 2011, che ha portato all’arresto dei programmi per la produzione elettrica da fonte nucleare, non ha diminuito il nostro impegno per il conseguimento dei più alti livelli di sicurezza nucleare nel Paese, in Europa e nel contesto mondiale” ha detto Monti che si è congratulato con Obama per aver voluto il vertice e che tra gli incontri a margine del summit vedrà il suo omologo indiano Manmohan Singh. Sul tavolo il caso dei due fucilieri di marina in carcere nello Stato del Kerala perché accusati dell’uccisione di due pescatori.

di Andrea Pira