Cronaca

L’America’s Cup e l’ingorgo di Napoli

Nel suo fortunato libro Così parlò Bellavista del 1975 Luciano De Crescenzo faceva dire a un tassista che il napoletano medio “prende la macchina pure se si deve fare il giro intorno al palazzo per comprarsi le sigarette, e la domenica pomeriggio si imbarca con tutta la famiglia e si va a fare una passeggiata sulla Caracciolo. Sissignore, si fa Mergellina, via Caracciolo, via dei Mille, via Crispi e poi di nuovo a Mergellina: con tre giri riesce a tornare a casa giusto giusto per Carosello. Lui si diverte nel traffico”!  Sarà. Sono trascorsi 37 anni e stiamo punto e accapo. La Caracciolo, abbreviativo del lungomare napoletano, stamane è stata chiusa al traffico per l’incombere dei preliminari dell’America’s Cup, e resterà interdetta fino al 25 aprile. L’inaugurazione della maxi Ztl ha così trasformato Napoli in un ingorgo di lamiere. Circolazione in tilt, due ore per attraversare la città, corso Vittorio Emanuele intasato, e i napoletani niente affatto contenti di ‘divertirsi nel traffico’, videoripresi sui siti di informazione a inveire contro il sindaco e l’universo mondo.

C’è poco da divertirsi, infatti. Nonostante l’ampio preavviso e la campagna di sensibilizzazione che ha preceduto l’introduzione della nuova Ztl, Napoli si è risvegliata in preda a un antico difetto: l’incapacità di rinunciare all’auto. Non è colpa soltanto degli automobilisti. I trasporti pubblici locali non brillano per eccellenza. La metropolitana copre poche zone della città. Il sito internet della municipalizzata fornisce pochissime informazioni sui percorsi delle linee urbane (sul sito della municipalizzata di Roma, se digiti il punto da dove parti e il punto dove vuoi arrivare, ti spiegano per filo e per segno quali mezzi prendere e quanto tempo impieghi, sul sito napoletano questo servizio è assente). Beffa finale, se un biglietto del pullman a Roma costa un euro, a Napoli costa un euro e venti.

Sui trasporti pubblici e sulla capacità di ridisegnare un sistema di collegamenti pubblici efficace ed ecocompatibile (un assessore della precedente giunta Iervolino è sotto processo perché le centraline antismog hanno sforato troppo spesso i limiti di legge), si gioca una buona fetta della credibilità dell’amministrazione De Magistris. Che su un punto, però, ha clamorosamente toppato. Non ci voleva particolare acume per prevedere che il traffico si sarebbe riversato in blocco su corso Vittorio Emanuele, l’unica alternativa per bypassare il lungomare. Strada sgarrupata, necessitava di un rinforzo in vista del ‘superlavoro’ di fine marzo e aprile. Poteva essere riasfaltata con la dovuta calma e perizia, invece ci si è mossi solo all’ultimo minuto, asfaltando la strada senza prima essere riusciti a spostare le auto. Col risultato di gettare l’asfalto intorno ai mezzi in sosta, creando una strada patchwork con dislivelli e pendenze che rappresenteranno un pericolo per pedoni, scooter e ammortizzatori.

Quanto alla decisione di svolgere le regate su via Caracciolo e non nella location originariamente scelta di Bagnoli, rinunciando all’ennesima occasione di riqualificare l’ex area industriale, si potrebbero scrivere vagonate di post. Ma questa è un’altra storia.