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AAA cercasi Moham(m)ed

Basito. Basiti. Aver seguito per 3 giorni la faccenda Mohamed Merah lascia impietrito, ancora 24 ore dopo la sparatoria finale, “vissuta” in diretta radiofonica.

Domenica sera ore 22.30 era individuato l’obiettivo (tutta la famiglia Merah in sostanza) e programmato l’assalto per le ore 3.05. Nel mentre, verso l’una di notte Merah chiama a lungo una giornalista di France 24, rivendicando tutto e rilascia dettagli incontrovertibili che solo il “killer” poteva conoscere, tra cui il numero di pallottole consumate o dimenticate sul luogo degli omicidi. Alle ore 3 e 05 scatta il blitz. Tutto liscio tranne che a casa di quell’ “uomo giovane” che avrebbe allora sparato attraverso la porta mentre gli uomini del “Raid” ci appoggiavano una ventosa… Da lì in poi 30 ore di attesa e informazione continua. Ho sentito tutto:

Avevano trovato quel killer la cui faccia era mascherata da un casco durante l’assalto alla scuola ebraica. E chi da testimonianza oculare aveva visto una cicatrice o un tatuaggio sulla sua faccia.

Dopo qualche ora ha un nome. Si chiama Mohammed Merah, o Mohamed Merah, dipende. Ha 24 anni, o 23 anni, dipende.  E lo vogliamo vivo. E’ il leitmotiv di questa storia, immediatamente, dalle prime dichiarazioni ufficiali. L-o-v-o-g-l-i-a-m-o-v-i-v-o. Un po’ troppo pare.

Moham(m)ed di età 23 e 24 anni, è un tipo tranquillissimo e molto cortese, pure disposto ad aiutare i vicini di casa a traslocare. Certo è già stato condannato per piccoli reati. Secondo il suo avvocato, trovato dalla stampa lunedì mattina, è stato pure “poco condannato se pensiamo alla sua condizione sociale”, questa micro-criminalità molto diffusa nei quartieri sensibili… Insomma il classico piccolo dealer che Sarkozy spazzerebbe via volentieri col Kärcher*, ma Moham(m)ed di età 23 o 24 anni è sempre parso a tutti un bravo ragazzo in sostanza, un vicino “sans histoires”.

Lunedì mattina passano le ore. Sarkozy arriva sul luogo dell’assedio. Da qualche parte si dice che “l’hanno arrestato”. Smentita la notizia: se ne va assieme a Sarkò che riparte per Montauban: ore 15 funerali dei militari. Gli altri candidati hanno tenuto a venire anche loro. Sanno che sono condannati a non “steccare”, e Sarkozy è tornato ad essere il presidente di tutti per qualche ora.

I primi ad aver steccato, pare, sono quelli del Raid. Fallimento assoluto del blitz iniziale. Più voci lo fanno notare, incluso un “vecchio”, ma discretamente. Non è ora.

Poco a poco esce e si costruisce un identikit assai diverso per quel “uomo giovane” sotto assedio. Avrebbe un profilo pari a solo una ventina di altre persone in Francia a livello di pericolosità sociale, tipo i pochi che hanno subito una formazione, un addestramento, nei campi talebani, zone tribali al confine del Pakistan. Moham(m)ed, questo ragazzo di 23 o 24 anni, sarebbe una specie di mina vagante che, lo sappiamo da poco oggi venerdì, era pure sulla lista nera del governo americano: gli era vietato viaggiare verso gli Usa in quanto potenziale terrorista in grado di dirottare un aereo (ecc.).

Lunedì sera finalmente, quasi 24 ore dopo, una foto. E’ il frame di un video. Gli piacevano le macchine, pare, a questo ragazzo di “23 o 24 anni”, che prendeva il “revenu minimum d’insertion” dallo Stato francese.

Quel ragazzo di 23 o 24 anni, passato in galera per piccoli reati, che era poi stato schedato dalla DCRI (servizi interni) ed interrogato poco fa a proposito dei suoi viaggi in Pakistan ed Afghanistan, attraverso percorsi che uscivano dai “radar” della rete di sorveglianza dei servizi. Viaggi turistici del tutto “plausibili”. Mentre si sente anche parlare di passato arresto e consegna del soggetto alla NATO. “Non si capisce bene”.

Martedì mattina Marine Le Pen attacca: voglio un referendum sulla pena di morte e il vero ergastolo: devono uscirne solo “les pieds devant”: stesi, morti.

“Finalmente scatta il blitz”. In diretta radiofonica 5 minuti di spari dopo una buona mezz’ora di attesa: “ancora solo movimenti, non un assalto” introduceva il ministro Guéant pochi minuti prima, dopo aver aperto la giornata con “Non sappiamo se è ancora vivo”.

Gli elementi coinvolti (Guéant agli interni, Squarcini alla DCRI, il “Raid” stesso) sono tutti dei fedeli o vicinissimi a Sarkozy. Pure coinvolti poi il canale Tf1 e la sua giornalista, Laurence Ferrari, molto vicini al presidente, per la diffusione di un “video esclusivo del blitz” che fa vedere un po’ di tutto tranne Merah, vivo o morto.

Il problema, mi pare, è che nessuno l’ha mai visto in queste ore quel killer di un Merah con casco sullo scooter, che sia uno con due emme o meno, che abbia 23 o 24 anni (io chiamerei la sua agenzia locale per l’impiego visto che prendeva ogni mese il famoso “RMI”). Né prima né durante né dopo l’assalto. Appena freddato Merah, comunque, il secondo a steccare è Hollande, anticipando la dichiarazione del presidente che, all’ultima pallottola, è tornato ad essere Sarkozy. Ma sarà la dichiarazione di Sarkò a fare poi scalpore, o magari non abbastanza: l’annuncio di una modifica del codice penale per chi, in sostanza, si avvicina o è vicino a qualsiasi ambito di rilievo terroristico e frequenta siti, per esempio, incitando alla Jihad. Ecc. Una specie di Guantanamo della rete, assieme a un accenno di Guantanamo tout court.

Ecco, le soluzioni portano tutte e comunque nella stessa direzione: un Patriot Act alla francese, a chi lo farà più light o più duro, di fronte a questi “lupi solitari”, che escono “dal nulla”.

In tutto ciò pare molto deluso il procuratore di Parigi che voleva tanto sapere chi finanziava Merah. Perché nessuno si può pagare vari affitti, noleggiare macchine al mese e comprarsi un arsenale militare con la paghetta del R.M.I. Non si può. “Si finanziava con i soldi dei suoi piccoli delitti” pare abbia detto ai poliziotti attraverso la porta (sì, l’ho letto).

Verrebbe allora quasi da riderci sopra, anche se pressoché impossibile. Magari però con lo stesso riso nervoso scappato dalla bocca di qualche esperto criminologo intervistato ieri, uno che faceva davvero fatica a contenersi al passaggio “diceva che era stato un viaggio turistico nelle zone tribali del Pakistan, ha fatto vedere le foto, e allora l’hanno lasciato andare”.  Insomma, 23 forse 24 anni, un po’ Terminator un po’ Scarface.

Insomma. Mi pare ci siano due soluzioni:

1. in questa somma di informazione c’è qualcosa di assolutamente inverosimile. Resta da capire cosa.
2. La Francia risulta totalmente impreparata e indifesa a qualsiasi forma di attacco terroristico sul proprio suolo dopo 8 anni consecutivi di vigipirate “codice rosso”, 5 anni di politica “ultra-sécuritaire” da parte del président Sarkozy, e prima di lui Jacques Chirac, pezzo grosso della destra francese. Per dire, dall’anno 2002 dopo Gesù Cristo (e sono 11 anni…) uno spiedino di s-e-t-t-e governi di destra con Chirac (premier Raffari con Sarkozy agli interni dal 2002 al 2004; poi De Villepin) e tutt’ora Sarkozy (Fillon).

Non mi piace fare il dietrologo, nemmeno per finta. Però sono francese, generalmente attento, e stavolta proprio non capisco.

pulitrice alta pressione, una sua famosa uscita da ministro degli interni