Cronaca

Strage di Tolosa, le vittime sepolte in Israele “Il killer aveva una telecamera al collo”

Ancora sconosciuta l'identità dell'assassino, ma si fa strada la pista neonazi. Entro domani le salme del rabbino e dei tre bambini arriveranno a Gerusalemme

I tre militari neonazisti cacciati dall'esercito francese (Foto cortesia di Le Canard enchaîné)

Alle undici in punto: un minuto di silenzio. Così stamani in tutte le scuole della Repubblica si sono ricordate le vittime del killer di Tolosa, che ieri ha ucciso un rabbino e tre bambini davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah. Intanto le indagini continuano. Dalle dichiarazioni di Claude Guéant, ministro degli Interni, rilasciate stamani alla radio Europe 1, sembra che qualcosa di concreto si trovi nelle mani degli inquirenti. “Ogni ora che passa porta nuovi elementi – ha sottolineato -. Stiamo verificando il passato di certe persone, alcune testimonianze, diversi elementi materiali”. Si tratta probabilmente di una sola persona, la stessa dei tre assalti finora registrati. Dalle caratteristiche sempre più precise.

L’arma e lo scooter – Secondo gli inquirenti, la stessa arma sarebbe stata utilizzata l’11 marzo, quando venne ucciso un primo paracadutista, sempre a Tolosa. E il 15 marzo, quando altri due furono fatti fuori a Montauban, a una cinquantina di km dalla precedente città. E nella strage di ieri. “Le analisi balistiche sui bossoli ritrovati ieri a Tolosa stabiliscono formalmente un legame con gli altri due assalti”, hanno rivelato stamani i giornalisti di Europe 1, sulla base di fonti della polizia. Il calibro, in effetti, sarebbe lo stesso (11,43). Non solo: anche lo scooter, utilizzato ogni volta dal killer, sarebbe lo stesso. Si tratta di un Yamaha T-Max rubato a Tolosa il 6 marzo scorso. E’ nero. Ma, ieri, i testimoni dell’assalto alla scuola ebraica, hanno visto uno scooter bianco. Secondo la polizia, comunque, sarebbe stato semplicemente ridipinto.

LA FOTOGALLERY PER OMAGGIARE LE VITTIME DELLA STRAGE DI TOLOSA SUL SITO DI ‘LE MONDE’

Identikit di un killer – Anche a questo proposito, ci sono delle novità. Secondo quanto indicato dal sito di Le Monde, l’uomo misterioso sarebbe stato filmato ieri a Tolosa da un sistema di videosorveglianza. E le immagini confermerebbero elementi già individuati in registrazioni simili effettuate a Montauban. E proprio in questa città una donna ha ammesso, come riportato dal quotidiano locale La Depeche, di aver visto il killer in volto. Lei usciva da una farmacia. Lui è arrivato correndo e le è piombata addosso. “In quel momento – ha raccontato la donna – la visiera del casco si è spostata. E allora ho visto un tatuaggio o una cicatrice sulla guancia sinistra”. Il killer ha dato prova ogni volta di sangue freddo. E, ultimo elemento, confermato stamani dal ministro Guéant, aveva ieri, sistemato sul petto, una videocamera, con la quale filmava i suoi eccidi: un particolare che indicherebbe un delirio di potenza da parte dello squilibrato.

La pista neonazi – E’ evocata già da ieri pomeriggio. “In effetti stiamo conducendo delle indagini su militari che sono stati cacciati dall’esercito – ha ammesso Guéant -. E che potrebbero essere animati da uno spirito di vendetta. Ed è vero, sono persone che hanno espresso opinioni neonaziste. Ma è solo una pista fra le altre”. La prima vittima, Imad Ibn-Ziaten, 30 anni, era un francese di origini maghrebine. Al pari delle due vittime, Mohamed Legouad e Abel Chenoulf, rispettivamente 26 e 24 anni. Tutti facevano parte del 17° reggimento di parà di Montauban, al pari di un quarto militare, Loic Liber, originario della Guadalupa, rimasto ferito. Nel 2008 tre militari della stessa caserma erano stati accusati da un quarto (ancora di origini maghrebine) di essere neonazi. Si erano fatti fotografare facendo il saluto nazista e una bandiera con la croce celtica sullo sfondo. Erano delle testematte, facili agli insulti razzisti. Poi espulsi. Sui quali, pero’, ora la polizia non si pronuncia.

Il presidente del Concistorio centrale ebraico, Joel Mergui, ha confermato che le salme di Jonathan Sandler, 30 anni, professore di religione, e dei suoi due figli GabrielAriel (4 e 5 anni) e quello di Myriam Monsonego (7 anni), figlia del direttore e rabbino dell’istituto, raggiungeranno Parigi e poi Israele. Dove saranno sepolti entro domani.