Politica

Perché Monti piace

A parte il “Te Deum” travestito da comunicato stampa che ieri Palazzo Chigi ha elevato a se stesso, è un fatto che il governo dei “tecnici” sia popolare, soprattutto quando prende provvedimenti che nessun governo dei partiti, di “destra” o di “sinistra”, oserebbe proprio per tema di impopolarità, come il secco “no” di Monti alle Olimpiadi. Popolarità che non viene meno neppure quando i singoli provvedimenti vengono bocciati, magari a raffica, nei sondaggi. Come nel caso della mazzata ai pensionati.  Azzarderei che continuerà così perfino se il provvedimento sul mercato del lavoro fosse altrettanto iniquo.

Schizofrenia del cittadino italiano? Niente affatto. In questa “follia” c’è una logica, addirittura stringente: l’esecutivo è popolare perché è un governo senza i partiti, e tanto più sembrerà umiliare i partiti e costringerli a qualche canossa, tanto più la popolarità andrà alle stelle. I partiti sono oggi, meritatamente, nella feccia del gradimento pubblico, a un degradante 4% secondo l’ultima inchiesta demoscopica. Questo governo è popolare, insomma, perché vissuto come “antipolitico”, benché in realtà non sia neppure antipartitocratico.

Non a caso le nomenklature dei due schieramenti cominciano a preparare l’Opa per acquisire Monti e/o Passera alla testa delle rispettive coalizioni, come belletto per tornare appetibili presso elettori altrimenti infuriati. Con effetti assolutamente asimmetrici rispetto ai due grandi “mondi” in cui si divide la società civile. Mentre infatti il mondo dell’establishmente del privilegio trova nei Monti, Passera & Co. la sua terza metamorfosi, che gli garantisce la continuità dell’egemonia e del potere (centrismo e centro-sinistra fino al Caf, populismo eversivo con Berlusconi, e ora liberismo eurotecnocratico: soluzioni diversissime, ovviamente), il mondo della riforma “giustizia e libertà” scompare dalla scena politica anche in prospettiva, poiché i partiti del centro-sinistra, con tutti i loro dirigenti, non potranno mai risalire la china di un disprezzo che li bolla senza appello, più che giustamente.

Ogni “parte”, per vincere politicamente, deve sapersi presentare come “interesse generale”. Il mondo del privilegio oggi ci riesce con Monti-Passera (nume Napolitano) dopo aver disarcionato l’impresentabile putiniano di Arcore. Il riformismo “giustizia e libertà” no, malgrado il programma ci sia e una potenziale maggioranza di opinione anche, perché incapace di pensionare tutta la zavorra partitocratica e sostituirla attingendo alla società civile, alla Fiom, al giornalismo “schiena dritta”.

Il Fatto Quotidiano, 26 Febbraio 2012