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Ici alla Chiesa, la Ue promuove Monti. Per l’Anci il gettito sarà “intorno ai 600 milioni”

L’Unione europea promuove il governo sull’Ici ai beni ecclesiastici. L’emendamento proposto dal premier Mario Monti, che ha preannunciato una modifica alle modalità di tassazione degli immobili commerciali di Chiesa ed enti no profit “costituisce un progresso sensibile e una volta approvato, sarà attentamente esaminato”. La Ue usa comunque toni prudenti e rinvia all’approvazione definitiva del testo prima di chiudere la procedura contro l’Italia per il sospetto di “aiuti di Stato illegali”.

La novità, lanciata sul tappeto dal governo proprio poco prima di incontrare le gerarchie ecclesiastiche, fa fibrillare però il quadro politico, con alcuni deputati cattolici e molti esponenti Pdl che inviano avvertimenti e distinguo. I mal di pancia, soprattutto nel Pdl non mancano: Gianfranco Rotondi rivendica di essere a favore dell’esenzione; Carlo Giovanardi chiede parità di tassazione anche su Arci e sindacati; Antonio Mazzocchi dice che sarebbe assurdo se dovessero pagare gli oratori ma non “le saune gay”. A favore si esprime invece il segretario politico del partito, Angelino Alfano, anche se il suo assenso contiene un avvertimento: dice di “non avere nessun pregiudizio” e che “se il governo ha individuato delle norme non punitive nei confronti della Chiesa le valuteremo con favore”.

Favorevole senza nessun dubbio alla decisione del governo è invece il presidente del Senato Roberto Schifani secondo il quale “non può essere il problema dell’Ici a inquinare i rapporti che ha lo Stato italiano con la chiesa”. Danno il loro assenso anche il leader Udc, Pierferdinando Casini e il presidente di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, anche lui cattolico praticante, che chiosa: “Il precetto evangelico del dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare non a caso fa riferimento al tema dei tributi”. Il governo non ha comunque ancora reso noto il testo. E questa è anche una delle ragioni che danno incertezza sul valore reale dell’intervento.

L’Anci, che non ha nascosto il proprio disaccordo per non essere stata consultata su una imposta che gestisce direttamente, stima un gettito intorno ai 600 milioni. I dati della commissione per le agevolazioni fiscali, gli ultimi disponibili e forse i più accreditati, indicavano invece in un centinaio di milioni il mancato gettito. Del resto nel passato, per il solo comune di Roma, che è il più ricco di beni ecclesiastici, si era parlato di 50-60 milioni di euro di mancato gettito (e quindi ora di possibile maggior incasso). Ma c’è anche uno studio dell’Ifel che indica la soglia di 1 miliardo di maggiori versamenti. Al momento si tratta di ipotesi. A fare da discrimine sui beni che saranno tassati sarà la “percentuale” che sarà scelta per stabilire se un immobile ha una attività prevalentemente commerciale o no-profit e, anche, la tipologia di attività che saranno considerate davvero prive di lucro. Solo allora, quando ci sarà il testo – o quando sarà approvato, come prudentemente dice la la Ue – si potranno fare davvero i conti.