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Allarme corruzione nel calcio dell’Est Europa<br/>“Un quarto dei giocatori sa di partite falsate”

Una task force allestita due anni fa dal sindacato mondiale dei calciatori ha pubblicato il "FifPro Black Book Eastern Europe", un'inchiesta che dimostra il legame tra combine nei campionati di calcio e i ritardi dei pagamenti da parte delle società in crisi. Risultati impietosi: in Russia, ad esempio, sono quasi il 44 per cento gli atleti che sono a conoscenza di gare truccate

Anthony Higgins, direttore generale del sindacato mondiale dei calciatori

La corruzione è parte costituente dei campionati di calcio. Questa considerazione non è contenuta nelle motivazioni rese pubbliche ieri della sentenza che ha portato alla condanna di Moggi nel processo per Calciopoli. E nemmeno nelle indiscrezioni relative all’interrogatorio dell’ex barese Masiello, secondo le quali l’intero campionato di Serie A 2010-11 sarebbe falsato causa scommesse. E’ piuttosto la costatazione che deriva dalla lettura del Libro Nero del Calcio Est Europeo.

Presentato oggi in una conferenza stampa a Bruxelles, il Libro Nero è il risultato di un’indagine cominciata due anni fa e condotta da una task force allestita dal Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori professionisti, con sede a Hoofddorp, in Olanda. L’inchiesta ha lo scopo di palesare il mancato rispetto dei diritti dei calciatori professionisti dell’est Europa, studiarne le conseguenze sul piano della regolarità dei campionati, e stabilire infine se il sistema di licenze messo in atto dalla Fifa, e amministrato dalle federazioni nazionali, sia sufficiente a proteggere i diritti dei calciatori.

A seguito di una riunione dei sindacati nazionali dei calciatori di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Kazakhstan, Montenegro, Polonia, Russia, Serbia, Slovenia e Ucraina, è stato redatto un questionario, alle cui domande in questi due anni hanno risposto, ottenendo di rimanere anonimi, oltre 3400 calciatori professionisti di quei campionati. Sono prese in considerazione le prime divisioni ma anche, e soprattutto, i campionati minori. E i risultati dell’inchiesta sono impietosi: un quarto dei calciatori intervistati (il 23,6 per cento) ha ammesso di essere a conoscenza che nel proprio campionato le partite sono falsate e i risultati decisi in anticipo; in Russia, dove verranno disputati i mondiali del 2018, i calciatori che hanno diretta conoscenza che le partite sono truccate sono addirittura il 43,5 per cento. Inoltre, l’11,9 per cento degli intervistati ha ammesso di essere stato contattato personalmente da membri di organizzazioni criminali per aggiustare i risultati di partite della propria squadra. In Grecia questa percentuale supera il 30 per cento.

E qui la Fifpro offre una prima chiave di lettura. Secondo il sindacato calciatori, la corruzione è direttamente proporzionale al mancato pagamento degli emolumenti dovuti ai calciatori da parte delle società. “Nell’Europa dell’est i giocatori spesso non sono pagati entro i termini stabiliti, o non sono pagati del tutto – ha spiegato Anthony Higgins, direttore generale di Fifpro, alla Bbc – Diventano più vulnerabili e quando poi sono avvicinati dalle organizzazioni criminali è più facile che siano corrotti”. Infatti, oltre il 41 per cento degli intervistati ha detto di non ricevere lo stipendio con regolarità, il 5,5 per cento ha raccontato che possono passare più di sei mesi prima di vedere il primo stipendio e il 2,2 per cento anche un anno o più. C’è poi anche un problema legato ai bonus, la nuova formula con cui le società pagano i calciatori riuscendo a tenere basso il tetto stipendi: il 53,4 per cento ha detto di non aver mai ricevuto i bonus concordati al momento della firma del contratto. Il risultato è che, dei 4 giocatori su 10 che lamentano ritardi o mancanze nei pagamenti, più della metà ha poi ammesso di essere stata contattata da organizzazioni criminali per falsare una partita.

Se il 92 per cento dei calciatori intervistati è consapevole che la sua squadra versa in serie difficoltà economiche, almeno un terzo ha raccontato di avere subito pressioni da parte del club di appartenenza per rinnovare o rescindere il contratto. Il 15 per cento ha raccontato di essere costretto ad allenarsi da solo, il 12 per cento di essere vittima di violenza psicologica e il 10 per cento di violenza fisica, tramite vessazioni o episodi di bullismo che possono essere addebitati alle società. Anche qui è evidente il collegamento tra giocatori vittime di pressioni o violenze e quelli che sono poi contattati per combinare i risultati delle partite, con la percentuale che sale a oltre un terzo del totale rispetto alla media dell’11,9 per cento. “Sono risultati assai preoccupanti – conclude Higgins – Questa inchiesta deve servire da sveglia per il mondo del calcio in generale, compreso quello dell’Europa occidentale”.