Cronaca

Alemanno vs Protezione Civile. Ma il sindaco disse: “Non ci serve nulla”

Ieri mattina il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha chiesto in tv che fosse istituita una commissione d’inchiesta sulla pessima gestione del piano neve nella città di Roma: “Protezione Civile e servizio meteo ci parlavano di una precipitazione massima di 35 mm nel pomeriggio e serata di venerdì – ha detto – invece ha cominciato a mezzogiorno ed è aumentata. Quindi le previsioni erano totalmente sballate”. La colpa della sparuta truppa di vigili urbani per strada, della mancanza di sale, del blocco della città dalla Cassia al Gra a Porta Maggiore.

Cosa è successo dall’annuncio di una “task force pronta” di due giorni fa all’ordinanza che chiede ai romani di spalare la neve “durante e dopo” le nevicate per i due metri quadrati davanti casa? Per districarsi tra competenze, avvisi, e responsabilità, riassumiamo gli ultimi due giorni, quelli che vanno dal comitato operativo di giovedì sera alla mattina di ieri. Giovedì 2 febbraio spiega il Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli “il sindaco ha partecipato al comitato operativo e gli è stato detto quanto segue: nella giornata di venerdì, se avesse iniziato a nevicare al mattino ne sarebbe caduta 30 cm, se avesse iniziato nel tardo pomeriggio ne avremmo avuta 10 / 15 cm. Mentre per la notte tra venerdì e sabato c’era certezza assoluta di una grossa nevicata”.

L’emergenza avvistata

Che ci fosse un’emergenza neve, d’altronde, lo testimoniano due fatti. Mercoledì pomeriggio, giorno 1, Tommaso Profeta che dal gabinetto del sindaco coordina la Protezione Civile del Campidoglio (l’uomo ha un passato di polizia, più che di soccorso), aveva riunito Municipi, Polizia Locale e volontari per fare il punto della situazione. Si era deciso di implementare “le scorte a disposizione dei Municipi con 150 tonnellate di sale”, di attivare i 300 volontari, di coordinare un piano neve per i trasporti pubblici e l’energia e di allestire il Coc, il Centro Operativo Comunale, la sala dalla quale coordinare gli interventi di emergenza. Già venerdì i sacchi di sale faranno bella mostra di sè sotto la scalinata di Trinità dei Monti. Uscendo da quella riunione del Comitato Alemanno afferma: “È probabile che ci sarà neve sabato mattina anche in città, tra i 5 e i 15 centimetri. Dovrebbe persistere fino a sabato pomeriggio e cessare domenica”. Che non si siano capiti? Alemanno ribadisce il concetto sabato mattina: “Se la protezione civile aveva dubbi sulla adeguatezza del sistema anti-neve della Capitale, ce li poteva comunicare prima. Io mi sono adeguato alle loro previsioni, nel bollettino di giovedì sera si parlava di 35 millimetri”.

È un errore marchiano che Gabrielli, come se avesse davanti una scolaresca, non fatica a smontare: “La Protezione Civile non è una struttura di gestione ma di coordinamento, dà le linee, l’esecuzione spetta alle Regioni e ai Comuni. Durante il comitato è stato chiesto al sindaco se aveva criticità da evidenziare per affrontare l’emergenza neve, non so se necessitava di 300 quintali di sale o di 15 lame che gli avremmo fatto avere chiedendole ad altre Regioni. Ci ha risposto che non aveva bisogno di nulla. Il giorno dopo alle ore 23, cioè quando la frittata era fatta, ci ha chiesto qualche lama. Se il sindaco ignora che i millimetri di precipitazioni di pioggia riferiti a neve si trasformano in centimetri non posso farci nulla. In ultimo: se come afferma abbiamo sottovalutato il livello di emergenza come mai ha ordinato la chiusura delle scuole?”. Già, perchè la sera stessa, con un’ordinanza il sindaco blocca la didattica, ma tiene aperte le scuole.

Il prefetto: “Saranno c…”

La situazione, del resto, appare grave a tutti i presenti a quel Comitato. Chiediamo al Prefetto se è vero che al termine dell’incontro, rivolgendosi al sindaco, abbia esclamato: “Sabato a Roma saranno cazzi!?”. Risponde: “Beh, diciamo che il senso era questo a conferma che la situazione era chiara a tutti, sindaco compreso”. Ma venerdì nevica e a Roma è il caos. Il 3 febbraio, alle 11, l’Atac diffonde l’informazione di servizio sulle “linee che non si fermeranno per neve”. Ci sono le due metropolitane, le ferrovie Termini-Giardinetti, Roma-Viterbo e Roma-Lido e 79 delle 330 linee di autobus e tram. Queste, possono star tranquilli i cittadini, non si fermeranno. Non sarà così, e si scoprirà appena due ore dopo il comunicato. Se le linee A e B del metrò funzioneranno con pochi accidenti (qualche ingresso chiuso per mancanza di sale da gettare sulle scale), si dovranno fermare le due ferrovie di Roma-Viterbo (per quattro ore) e Termini-Giardinetti (fino al giorno seguente), oltre a tutti i tram (mancanza di sale, congelamento degli scambi e crolli di rami sui binari).

Per motivi precauzionali anche i bus che fino a quell’ora viaggiavano senza le attrezzature per la neve devono saltare le corse. Risultato: una sarabanda, con cittadini inferociti a vagare per le strade ghiacciate. All’Atac, però, sapevano della neve: avevano il sale per la movimentazione dei bus nei piazzali. Certo, ci spiegano, le ex municipalizzate la neve l’hanno vista poco e non sono attrezzate. Anche l’Ama, disponeva di 3 maxi spargi-sale, 4 grosse pale-meccaniche e 1 maxi lama sgombra-neve, oltre a una serie di spazzatrici non proprio adatte all’evenienza che sono state subito dirottate a Roma Nord.

Inchiesta su se stesso

Quando inizia a nevicare, quel venerdì, la polizia municipale, pur reperibile, non viene allertata. Quando, intorno alle due, la città è coperta di neve e le macchine sono incolonnate ovunque, si decide di chiudere le scuole (lo saranno anche lunedì) e alcuni agenti sono richiamati in servizio. C’è però un problema: devono arrivare sul posto di lavoro in una città bloccata. Dal Campidoglio inizia una strana rincorsa a capire di chi sia la colpa. Il primo nemico è politico: “È colpa della Provincia”. All’ente si contestano le strade provinciali che non sono state spazzate. Ma la Provincia gestisce solo Ardeatina, Laurentina e Nomentana. Sulle prime due non ci sono cumuli di neve. La terza è messa un po’ peggio, ma niente a confronto della Cassia, che infatti sarà chiusa (dall’Ama mandano anche la lama taglia-ghiaccio, ma non arriverà mai a destinazione bloccata dal traffico), o il Gra. La prima è di competenza della Regione di Renata Polverini, la seconda è dell’Anas. Ora Alemanno chiede una commissione di inchiesta che faccia chiarezza sul proprio disastro.

di Eduardo Di Blasi e Sandra Amurri

da Il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2012