Diritti

Milano, il Partito democratico si spacca<br/>sui fondi anticrisi alle coppie di fatto

Dopo che Avvenire lo aveva bollato come 'incostituzionale', il provvedimento della giunta di Giuliano Pisapia ripropone antiche divisioni tra laici e cattolici all'interno del Pd meneghino. Boeri: "Ridicola eredità di antichi pregiudizi"

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia

Per dirla con le parole di Stefano Boeri, la discussione sulle coppie di fatto ha scompaginato il Pd. Ancora una volta. Perché i fondi anticrisi che la giunta milanese ha deciso di assegnare anche a chi non è sposato, e magari convive con un partner dello stesso sesso, hanno riproposto nel capoluogo lombardo antiche divisioni. Che sotto l’ultimo governo Prodi mettevano a rischio la tenuta del centrosinistra quando il tema delle unioni civili si declinava in Pacs e Dico. E ora innescano la polemica all’interno della maggioranza arancione che da sette mesi è alla guida di Milano.

E’ bastato mettere sul piatto 4 milioni di euro per chi ha problemi di lavoro o di casa e destinarli anche a coppie non legate dal matrimonio per fare gridare parte del Pd locale alla “fuga in avanti”. Lo hanno fatto per prime Carmela Rozza, capogruppo in Consiglio comunale, e Marilisa D’Amico, presidente della commissione Affari istituzionali di Palazzo Marino, che già venerdì hanno bollato il provvedimento come “inopportuno”. E subito sono partite le dispute interne al Pd. Eppure è solo il primo passo di un percorso che entro fine 2012 porterà all’istituzione del registro delle unioni civili, almeno questa la promessa dal sindaco Giuliano Pisapia. L’assessore alla Cultura Boeri ha parlato su Facebook di un partito “scompaginato da una discussione che invece avrebbe dovuto guidare” e colpevole di non avere ancora aperto “una grande pubblica riflessione sui temi – distinti eppure intrecciati – delle forme di coabitazione, dei servizi ai cittadini che scommettono su un destino comune e sullo statuto e i rituali del matrimonio”. Con la conseguenza che sulla questione rimangono nel Pd divisioni tra laici e cattolici che, secondo Boeri, “sono una ridicola eredità di antichi pregiudizi”.

I toni ha provato ad abbassarli il vice sindaco Maria Grazia Guida, cattolica e con una storia di impegno nella Casa della carità di don Virginio Colmegna: “Non è una iniziativa per le convivenze omosessuali – ha detto a Repubblica -. Abbiamo pensato solo a sostenere chi oggi ha bisogno”. E si è chiesta perché “un’amministrazione pubblica e laica dovrebbe discriminare alcuni soggetti fragili per le loro scelte di vita o d’amore”. Parole molto simili a quelle di Pisapia, che si è detto contrario a ogni discriminazione.

Ma contro la giunta è arrivata la sferzata di un altro cattolico del Pd, il vice presidente del Consiglio comunale Andrea Fanzago: “Discriminare sarebbe sbagliato, ma è altrettanto sbagliato dare in parti uguali tra diversi – ha detto -. Non possiamo far finta che certe situazioni siano paragonabili alla famiglia come intesa dalla Costituzione. Se si tratta di persone con problemi economici è giusto intervenire ma non come se fossero delle famiglie: sono cose completamente diverse, all’interno del bando bisognerà assolutamente differenziare i due casi”. Critiche a cui si sono aggiunte quelle del democratico Marco Cormio, presidente della commissione Politiche sociali, che in Aula ha commentato: “La giunta ha fatto bene a predisporre quel documento, ci mancherebbe, ma si è dimenticata di fare un passaggio in Consiglio comunale. C’è stata una mancanza di correttezza istituzionale, lo dico con la massima pacatezza”.

I responsabili degli assessorati da cui arriveranno i fondi anticrisi, Pierfrancesco Majorino e Cristina Tajani, hanno difeso il loro operato. E se la giunta non fa passi indietro, non si placano nemmeno gli attacchi del Pdl. Riccardo De Corato ha chiesto a Pisapia il rispetto per quei cattolici che lo hanno votato come sindaco. E ha riproposto in Aula le argomentazioni del quotidiano Avvenire che in un editoriale ha definito il provvedimento incostituzionale. Accusa senza fondamento, hanno spiegato a ilfattoquotidiano.it due costituzionalisti di rilievo come Lorenza Carlassare e Valerio Onida. Dalle posizione del Pdl si è smarcato il leghista Matteo Salvini: “Vista l’evoluzione della società – ha commentato – riconoscere le coppie di fatto non mi crea problemi. Le coppie gay, però, sono un altro paio di maniche. Perché una famiglia, con o senza matrimonio, è basata sull’unione tra un uomo e una donna”.