Società

Nel paese degli evasori, un pakistano vende rose nei locali con regolare fattura

Qumar Abbas ha aperto la partita Iva e gira la Brianza in bicicletta, rilasciando lo scontrino ai clienti. Orgoglioso della sua scelta, ora però si lamenta della mancanza di controlli verso i colleghi in nero. E delle "troppe tasse"

In un Paese in cui l’evasione fiscale è una piaga da sempre, il nero per molti commercianti è la regola, proprio nel periodo dei furbetti di Cortina beccati con dichiarazione dei redditi a quattro cifre, ma con automobili da corsa parcheggiate nel box, quella di Quamar Abbas è decisamente una storia controcorrente. Perché l’uomo, 37 anni, di origine pakistana, ha deciso di aprire partita Iva, emette regolarmente fattura ai suoi acquirenti e versa regolarmente le tasse all’Agenzia delle Entrate. Un fatto curioso se si pensa che lui di mestiere fa il venditore di rose porta a porta.

In sella alla sua bicicletta, è uno dei tanti (per lo più stranieri) che visitano bar e ristoranti della Brianza con un mazzo di rose sotto il braccio per cercare di convincere mariti e fidanzati a un piccolo gesto di galanteria. Quelli che qualche volta si beccano pure le male parole o che a qualcuno sarà capitato di allontanare infastidito, ribadendo un “No grazie, non vogliamo niente”. Insomma, un fiorista ambulante che dal 2002 si trova in Italia con un permesso di soggiorno sempre regolarmente rinnovato e che a casa, dall’altra parte del mondo, ha moglie e figli da mantenere.

Ha scelto il comune di Lissone (Monza-Brianza) Abbas, per la sua attività, ma ha deciso di farlo rispettando tutte le regole. Sa di essere un’eccezione e sorride di questo. La sua storia sarebbe rimasta tuttavia sconosciuta se un cronista del Giornale di Monza non se lo fosse trovato davanti con il libretto delle ricevute e non avesse raccontato la sua storia sul settimanale locale. A fine del mese Abbas chiude, se va bene, con un guadagno di 500 euro, e ne invia cento alla sua famiglia. “Troppi soldi, troppe tasse e adesso è arrivato pure Monti”, commenta, raccontando che i colleghi gli danno dello stupido perché paga le tasse. “La crisi si sente anche nel mio campo, il 2009 è stato l’ultimo anno buono”.

Eppure non si arrende, non evade, tiene nel cassetto tutti i moduli del fisco con riportati i versamenti. E davanti ai “furbetti”, più che nervoso, sfodera stupore. “Non capisco perché ci sono persone che fanno tutto in nero. Mi rubano il lavoro. E i controlli dove sono?”, ha chiesto con gli occhi che sembrano due immensi punti di domanda. Un’unica agevolazione però va a beneficio di Quamar Abbas rispetto agli altri venditori di rose porta a porta. Alcuni ristoranti, in tempi in cui la richiesta dello scontrino per gli italiani è diventata un’ossessione, hanno deciso di premiare la sua onestà, aprendo le loro porte solo a lui.