Emilia Romagna

Bologna, il Cassero è un investimento

I riflettori della stampa si sono accesi da sabato su una realtà del territorio bolognese. L’interrutore è stato schiacciato dal consigliere comunale Lisei (Pdl) e dal consigliere regionale Bignami (Pdl) che hanno presentato pubblicamente una lettura dei bilanci del circolo Arcigay “Il Cassero” che ha in essere una convenzione con il Comune di Bologna.

I protagonisti maggiori sembrano essere tre: il fatto che la sede, di proprietà comunale, sia data in uso gratuito, il pagamento di una parte delle utenze e i 165 mila euro di utile che il Cassero ha prodotto nell’anno 2010.

Che sul territorio ci siano realtà che in tempo di crisi riescono a generare degli utili impiegando delle persone mi sembra una buona notizia.

Tra agenzie stampa, quotidiani e social network il gorgoglìo che si è generato non è stato indifferente. Ai due consiglieri di destra, nella loro azione, è stata imputata l’aggravante dell’omofobia e del clericalismo. Qualcuno si è anche lasciato andare a battute sgradevoli che a mio giudizio non aiutano il dibattito e la reciproca comprensione e sono da rottamare come impostazione infelice.

Il circolo in questione è una realtà storica a Bologna che da 30 anni svolge un’azione seria e qualificata nella comunità, soprattutto nei confronti dei componenti delle giovani generazioni che ancora oggi, sul tema dell’orientamento sessuale, purtroppo, hanno bisogno di aiuto e consulenze. Non è una cosa di poco conto. Anzi.

È giunta l’ora di uscire dalle incrostazioni ideologiche di un medioevo di cui né la nostra città né l’Italia hanno bisogno. Liberalizziamo il discorso e puntiamo al nocciolo. Qual è il tema? Il tema è quello delle libere forme associative e delle associazioni no profit che ricevono sedi e/o denari pubblici dal Comune.

Si tratta di stare dentro l’alveo del fiume della sussidiarietà. Si firmano convenzioni con le associazioni del territorio perché l’opera culturale, e di intrattenimento, finalizzata alla coesione sociale e alla crescita culturale, viene giudicata positiva e fatta in vece del Comune. In una parola: se non ci fosse il Cassero toccherebbe al Comune fare quello che quelle associazioni fanno da almeno tre decenni. È un fatto! Riconosciuto dalle varie giunte nel corso degli ultimi 3 decenni. Ricordo che l’attuale convenzione con il Cassero ricalca quella che venne scritta dall’allora giunta Guazzaloca alla quale la giunta Cofferati tolse un finanziamento fisso.

Che la popolazione omosessuale di Bologna e non solo, sappia di avere una casa in città, prestigiosa, come la Salara, non è cosa di poco conto. Che questa casa sia divenuta un punto attrattivo anche per tanti che omosessuali non sono, producendo un melting reale e positivo, è il risultato di un impegno progressivo e costante da parte di tante persone. Non sottovalutiamolo.

Non è un caso che Bologna sia stata scelta come sede del Gay Pride nazionale 2012 e spero nessuno voglia perdere questa occasione per intavolare anche tra di noi e in città un dibattito positivo finalizzato alla comprensione delle diverse posizioni.

Quella realtà, come tutte le realtà che stringono convenzioni col Comune, non può essere però solo analizzata dai suoi bilanci, soprattuto se poi gran parte deriva da una attività di intrattenimento che è soggetta alle alterne fortune che può avere quel settore, per cui un anno va di moda andare in un posto e l’anno successivo non è detto che sia così.

Se ci si vuole addentrare in questo tipo di discussione è bene farlo non solo coi numeri, ma prendendo consapevolezza, prima di tutto il Consiglio comunale, di tutto quello che in quel luogo viene effettuato a servizio di tanti cittadini.

Ieri mattina ho mandato in iter la richiesta di una udienza conoscitiva al fine di ospitare in Commissione consigliare quelle associazioni che operano alla Salara che sono sette: Arcigay “Il Cassero” (che storicamente detiene l’onere di gestione), ArciGay nazionale, Arcilesbica Bologna, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e Uaar.

Solo ascoltandoli si avrà piena consapevolezza della mole di lavoro quotidiana fatta, anche a titolo di volontariato, da molti. È solo così che si potrà avere una piena avvertenza per giudicare se il patrimonio e i soldi del comune dati al Cassero siano un investimento o uno spreco.

Il mio parere è che per la comunità è un investimento, oneroso, ma un investimento.