Cronaca

Uno yogurt (e la Carrà) per sopravvivere

In questi giorni ho scoperto che lo yogurt può fare bene. Soprattutto alle casse comunali. E non mi ha fatto granché piacere.

Sia chiaro, non voglio passare per bacchettone e retrogrado, mi piace il libero mercato e credo nella responsabilità sociale delle aziende. D’altronde in questo blog, che è dedicato al lavoro e ai nuovi lavoratori della rete, abbiamo parlato spesso di opportunità con un taglio positivo. Però mi fa tristezza aver appreso da L’Espresso numero 3/2012 che un intero paesino del piacentino, Castell’Arquato, abbia deciso di recitare nel nuovo spot della Danone, quello con Raffaella Carrà per intenderci, per rimpinguare le casse comunali ormai vuote.

La multinazionale francese ha assoldato il paese quale set ideale per lo spot e ha ingaggiato gli abitanti come attori e comparse al fianco della Raffa nazionale. Nello spot, già in onda in tv, recita anche il primo cittadino. Il compenso si tradurrà in un aiuto per costruire la palestra del paese, intervento già deliberato un anno fa per 240mila euro ma poi bloccato per via dei tagli ai bilanci. C’è da aggiungere che la multinazionale effettuerà anche test gratuiti a tutti i residenti over 40 (la maggioranza della popolazione) per accertare il tasso di colesterolo in un vero e proprio piano di intervento cittadino.

Non è la prima iniziativa di questo tipo, e gli esperti di marketing dicono che si moltiplicheranno con il 2012. Peraltro non è quella maggiormente di impatto negli ultimi anni. Qualcuno ricorderà ancora le polemiche che seguirono al cambio dei cartelli stradali di benvenuto a Riccione, che a seguito di un cospicuo investimento della casa automobilistica Citroën modificò nel 2005 il suo nome da “Riccione” a “RicC1one”.

Lo chiamano “marketing territoriale”, ma io mi chiedo: siamo davvero sicuri che la strada intrapresa sia quella corretta? E a che prezzo? Capisco che è tempo di affidarsi alle sapienti mani (e soprattutto tasche) dei privati, ma fino a che punto possiamo spingerci? Forse possiamo fare ancora a meno di una palestra e di un’azione solidale senza doppio fine.