Cronaca

Arrestato Tonino Perna. L’imprenditore <br>della moda accusato di bancarotta fraudolenta

Il fermo della Guardia di Finanza di Isernia è scattato questa mattina: si stima un danno patrimoniale per il gruppo aziendale di oltre 61 milioni di euro. Al centro dei movimenti la Pa Investment, società di diritto lussemburghese, a sua volta detenuta da un trust delle Isole Cayman

Era a capo della It Holding, Tonino Perna, la cui società di moda produceva per i maggiori marchi nazionali. Da Gianfranco Ferré a Romeo Gigli, da Cavalli a Dolce e Gabbana. Questa mattina la Guardia di Finanza di Isernia, eseguendo il provvedimento cautelare emesso dal Gip, lo ha arrestato per bancarotta fraudolenta: il valore del ‘crac’ contestato dalle Fiamme Gialle è di oltre 61 milioni di euro. Risultano indagate altre venti persone.

L’Autorità Giudiziaria di Isernia ha disposto ulteriori accertamenti su attività finalizzate al sequestro preventivo di beni riconducibili all’imprenditore. Perna, al vertice del gruppo societario, operava nel settore tessile e aveva un ruolo “di assoluta rilevanza nel campo della moda”.

Secondo gli inquirenti, Perna avrebbe utilizzato denaro delle società per acquisire case e terreni, e per finanziare spese personali. Il tutto attraverso “una serie di fatti dissipativi del patrimonio societario, attraverso operazioni commerciali e finanziarie intragruppo connotate da evidenti caratteri di antieconomicità e non supportate da qualsivoglia interesse economicamente rilevante per le società”. I soldi sarebbero transitati attraverso una serie di società e scatole cinesi, anche nei paradisi fiscali, riconducibili alla famiglia Perna.

Al centro dei movimenti la Pa Investment, società di diritto lussemburghese, a sua volta detenuta da un trust delle Isole Cayman. A Perna viene contestato anche l’aumento, nel 2008, del proprio compenso quale presidente del Cda di It Holding, indennità passata da 400 mila a 1,4 milioni di euro (+250%) in piena crisi economica e finanziaria del gruppo. Tra i filoni d’indagine c’è, infine, anche quello legato ad un’operazione estera della Plus It, presieduta da Perna, che nel 2008 avrebbe acquistato da una società di Hong Kong 64 mila paia di calzature ad un prezzo gonfiato, proprio per distrarre dalle casse della Plus It circa 1 milione di euro destinato “a scopi non aziendalistici”.

Il Gip ha anche accolto le misure cautelari per il commercialista Simone Feig, il manager Maurizio Negro e l’avvocato Antonio Di Pasquale, a cui è stato vietato l’esercizio di impresa o funzioni in società per due mesi. “L’indagine è stata lunga – ha sottolineato il procuratore della Repubblica di Isernia, Paolo Albano – perché siamo partiti dal 1997, anno del collocamento in Borsa di oltre 45 milioni di azioni, per un controvalore di 212 miliardi di lire”. Secondo il magistrato, “dopo la Parmalat è la più importante operazione per reati finanziari condotta in Italia”.

Sono stati sequestrati immobili e beni per circa 20 milioni di euro, tra cui una villa e un ettaro di terreno a Capri, un immobile a Roma, un immobile ad Arzachena, in Sardegna, e una villa a Isernia.

Tonino Perna, 64 anni, nato a Pettoranello del Molise (Isernia), per anni è stato protagonista della moda italiana. La sua prima creatura, la Pop 84, rivoluziona il casual negli anni Ottanta. Nel ’90 esce dalla società e si dedica alla Ittierre, specializzata nel ‘lusso accessibile’, con le seconde linee firmate. Perna e’ stato tra i primi a sperimentare con successo le licenze: Trussardi, Versace, Dolce e Gabbana con le quali, negli anni Novanta, volano i fatturati.