Cronaca

I sì e i no per un’Italia migliore

Con il nuovo anno riprendo questo appuntamento con il blog de ilfattoquotidiano.it, sospeso temporaneamente a causa dell’impegnativo incarico ricevuto dal sindaco Luigi De Magistris. Dal 2 gennaio non sono più presidente dell’Asìa, la società che gestisce la raccolta rifiuti a Napoli. Scrivo quindi dando seguito alle richieste di chiarezza arrivate da molte persone. Come ha detto Saviano: “Non ci devono essere zone d’ombra sui rifiuti a Napoli”. Per questo chiedo un po’ più di spazio e tempo del solito ai lettori del mio blog.

Qui voglio raccontare questa mia intensa esperienza da amministratore pubblico nella “rivoluzione arancione” in cui in tantissimi speriamo per Napoli e per l’Italia. Cercherò di riportare i fatti (quotidiani) perché credo che analizzando i successi e gli errori della mia esperienza e collegandola ad altri casi virtuosi in Italia possiamo costruire un’idea-manifesto, nazionale, di come governare gli enti pubblici e di come gestire i beni comuni.

Tutto è cominciato con un mio “No” che è diventato famoso: quello pronunciato da vicepresidente dell’Amiat di Torino (municipalizzata per la raccolta rifiuti) per l’acquisto di un macchinario da oltre 4 mln di € che ha portato al risparmio di una cifra enorme per la cittadinanza e all’arresto dei colpevoli. Fra pochi giorni, il 12 gennaio partirà il processo a Torino: tornerò senz’altro a raccontare le evoluzioni.

Da quel rifiuto è nato il movimento dei Signori Rossi – Corretti non corrotti, in cui migliaia di italiani, cittadini comuni, si sono uniti nel valore più diffuso, la correttezza, richiedendo a gran voce un comportamento diventato raro, quello etico e trasparente per chi ricopre ruoli di governo in enti pubblici e nella gestione di beni comuni.

In questa lotta alla corruzione ho conosciuto l’attuale sindaco di Napoli che mi ha proposto di collaborare al suo programma elettorale. E così mi sono trovato a rispondere “Sì” alla sua proposta di lavorare per affrontare l’emergenza rifiuti di Napoli. Per sentirmi a posto con me stesso ho voluto uscire dalla Esper, la società di ingegneria nella raccolta differenziata che, 6 anni fa, avevo contribuito a fondare e con cui avevo sviluppato progetti di raccolta differenziata virtuosi in molte parti d’Italia (da Trento a Ragusa, passando da Roma e Bari).

Vista l’emergenza rifiuti, ho assunto un ruolo con pieni poteri: sono stato nominato presidente con tutte le deleghe (e tutte le responsabilità, anche penali), compreso il coordinamento delle diverse direzioni aziendali. Di fatto sono stato presidente con funzione di direzione generale, cosa assai inusuale in una municipalizzata: ma era una condizione necessaria e il sindaco è stato coraggioso accordandomela.

Ho scelto di lavorare da subito con professionisti con cui condivido gli stessi valori cui vorremmo aderissero tutti gli amministratori pubblici:
– etica e trasparenza
– riduzione degli sprechi e ricerca dell’efficienza
– valorizzazione delle competenze tecniche e qualità dei risultati del servizio
– conoscenza del contesto, ascolto del territorio e partecipazione dei cittadini

A giugno 2011, a Napoli, ho trovato una grave emergenza con cumuli di rifiuti in strada e un’azienda – Asìa – in grave difficoltà (conti pignorati, mezzi in avaria, blocco della manutenzione, nessun creditore che volesse più farle credito…). Abbiamo dovuto fare i conti con una ricapitalizzazione dell’azienda per 43 mln di euro che, a causa del patto di stabilità, dovevano arrivare a settembre mentre invece arriveranno a inizio 2012. Non solo: le analisi che abbiamo compiuto sulle narrazioni mediatiche e sulla percezione dell’azienda da parte dei cittadini ci dicevano che la fiducia verso l’Asìa era molto bassa… Abbiamo perciò lavorato su questo, avendo come priorità la raccolta differenziata.

Bene, abbiamo conseguito una serie straordinaria di risultati positivi: la differenziata è salita dal 16% di giugno a oltre il 22% di dicembre (dato migliore di sempre per Napoli); il servizio “porta a porta” è stato esteso a 240mila abitanti, cioè un quarto della città (Napoli sale così al secondo posto in Italia); ho personalmente trovato accordi con l’Olanda per lo smaltimento dei rifiuti alla metà dei costi necessari per trasportarli in altre regioni italiane…

Per farlo ho dovuto dire una serie di “Sì” e una serie di “No”. Ho detto “Sì” ad assumermi massima responsabilità diventando, gratuitamente, presidente di un consorzio tra Asìa e Sapna, la società che smaltisce i rifiuti emanazione della provincia di Napoli, il cui presidente è l’indagato Luigi Cesaro, detto “Giggino a’ purpetta”. L’ho fatto perché ho ritenuto fosse un passaggio obbligatorio per sbloccare un ingranaggio inceppato a Napoli, garantendo ora alla città una soluzione all’emergenza.

Ho detto “Sì” alla scelta di puntare tutto sulla raccolta differenziata. Ho detto “No” agli inceneritori.

Ho detto “Sì” al controllo riscrivendo, con il direttore agli acquisti, la procedura per le forniture di Asìa, rendendo più chiara la catena di responsabilità riguardo appalti per milioni di euro. Ho detto “No” anche alle truffe all’azienda aumentando i controlli sugli incidenti che coinvolgevano mezzi aziendali (molti erano “fasulli”).

Ho detto “No” alla richiesta, presentata da tutti i partiti del Consiglio comunale e approvata all’unanimità, di assumere, senza concorso pubblico e senza necessità specifica, 23 persone (di 53 anni in media), ex stipendiati del mai costituito “Consorzio di bacino Napoli 5”.

Ho detto “Sì” all’ascolto del territorio e dei destinatari del servizio, al coinvolgimento dei cittadini attivi, invitati ad aderire alla nostra campagna di partecipazione “-RIFIUTI+ADESIONI” e a diventare protagonisti nel progetto “Le quattro giornate della raccolta differenziata – Liberiamo Napoli dai rifiuti” che, ispirandosi alle storiche Quattro Giornate di Napoli, con 40 associazioni in prima linea in 55 eventi cittadini nell’arco di 4 domeniche, ha avuto l’obiettivo di introdurre abitudini “rivoluzionarie” in una prospettiva di sostenibilità ambientale.

Ho detto “Sì” a proporre ai media locali una collaborazione fianco a fianco, sottolineando il loro fondamentale ruolo sociale in una fase drammatica come quella dell’emergenza: hanno così aderito, concedendoci gratuitamente spazio per fare informazione chiara e corretta sul tema dei rifiuti, il più importante quotidiano napoletano, “Il Mattino”, la tv locale “Canale 21” alla quale abbiamo proposto le nostre puntate della “Tv senza spazzatura”, e “Radio CRC”, in un seguito programma di punta del palinsesto. E su questa linea ho detto “Sì” a costituire una funzione inesistente in azienda creando il reparto “Asìa Educazione Ambientale” per dare informazioni ed educare la cittadinanza sulla raccolta differenziata tramite i social media (portando l’azienda ad avere una pagina ufficiale su Facebook con oltre 1600 fan! Cosa impensabile per una municipalizzata…).

Ho detto “Sì” all’introduzione di un modo diverso di dirigere un ente pubblico, valorizzando competenze e responsabilizzando le persone, attraverso un programma di formazione e coinvolgimento in processi decisionali e di definizione di strategie che ha visto protagonisti dirigenti, quadri e altri manager in azienda: nelle prossime settimane sarà ultimata un’indagine previsionale utile a pianificare il lungo periodo di un’azienda da sempre immobilizzata nell’emergenza quotidiana.

Ho detto “Sì” a riscrivere, con persone colte e competenti in azienda in un processo che ha coinvolto figure chiave a tutti i livelli, la missione di Asìa – “Migliorare la qualità della vita a Napoli costruendo un rapporto di fiducia con i cittadini, perseguendo l’equilibrio economico ed ambientale, valorizzando i lavoratori, rispettando e presidiando la legalità nella gestione dei rifiuti” – e una nuova carta dei valori sintetizzata in LIFE – Legalità Impegno Fiducia Equilibrio.

Ho detto “Sì” al coinvolgimento di una persona capace e autentica, come Raffaele Del Giudice, consigliere di amministrazione negli ultimi sei mesi e oggi nuovo presidente di Asìa. Ho chiesto a Raffaele di partecipare a tutte le attività direzionali e di comunicazione dell’azienda: ha dato piena disponibilità e massimo impegno. Chissà quanti consiglieri d’amministrazione in Italia si comportano così…

Ho detto “Sì” a ridurre gli stipendi dei dirigenti nel mese di dicembre, proponendo fattori di premialità per il 2012.

I miei “Sì” e i miei “No” sono stati anche i “Sì” e i “No” del sindaco Luigi De Magistris, della “rivoluzione arancione”, degli straordinari cittadini napoletani e dei “Signori Rossi”. A fine dicembre ho stilato un bilancio del primo semestre di presidenza: con il sindaco abbiamo convenuto sui risultati molto positivi. Ho quindi rinnovato la mia disponibilità a continuare a lavorare al progetto dell’Amministrazione (come presidente di Asìa oppure in altri ruoli). Il sindaco mi sta coinvolgendo in altre iniziative in cui posso portare con il mio staff un contributo di pubblica utilità. Vedremo quali e quanti altri “Sì” e “No” continuerò a pronunciare, sempre nell’ottica – secondo me – del miglioramento del Paese.

Credo che in questo momento sia una scelta responsabile continuare a far crescere la “rivoluzione arancione”, sostenere le migliaia di cittadini napoletani che ci credono e ci mettono il cuore, affinché la voglia di riscatto di Napoli sia un esempio di partecipazione per i cittadini di tutta Italia. I prossimi “Sì” e “No” che diremo insieme serviranno proprio a questo.

Intanto, ora, ho un po’ più di tempo a disposizione. Sono stanco ma non mi riposerò: la prossima settimana, come anticipato, comincia il processo sulle tangenti all’Amiat. Mi piacerebbe ritrovare a Torino la stessa partecipazione che con Asia abbiamo contribuito a costruire a Napoli. Avrò modo di raccontare come procede!

Vi lascio con un’anticipazione: con Alberto Robiati e Stefano Di Polito, che hanno collaborato con me anche a Napoli, stiamo lavorando a un progetto di Manifesto dell’amministratore pubblico, che vorremmo fosse adottato e seguito da tutte le istituzioni. Ci piacerebbe lanciarlo dalle pagine del Fatto Quotidiano e costruirlo con la comunità di lettori e che rappresentasse una sorta di  Costituzione: un codice aperto da presidiare, custodire e garantire come cittadini, guardiani dei nostri governatori.

Spero che il 2012 sia un anno migliore per i cittadini veri, onesti, corretti, che amano il proprio pianeta. E che se una fine del mondo ci deve essere, che sia quella dei corrotti!

Leggi anche la mia intervista pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano