Diritti

Tagli e militanti anti-abortisti <br> In Italia è emergenza consultori

Secondo gli ultimi dati, le strutture pubbliche a sostegno delle famiglie sono il 30 per cento in meno del necessario. Crescono quelle private gestite da enti religiosi o confessionali da sempre contrari all'aborto e ai diritti delle donne sanciti nella Legge 194

Da nord a sud dello Stivale è allarme consultori: i tagli continui e i reiterati tentativi di fare entrare al loro interno i militanti “pro-life” stanno condannando al declino questi presidi sanitari che operano sul territorio fornendo gratuitamente una serie di servizi a donne e famiglie.

Le loro attività, oltre a comprendere vaccinazioni, visite pediatriche, ginecologiche e senologiche, includono anche tutte le procedure previste dalla legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza. E’ principalmente per questa ragione che i consultori sono sempre stati nell’occhio del ciclone del fronte anti-abortista. E spesso la politica ha offerto più di un assist a le organizzazioni che bollano l’interruzione di gravidanza alla stregua di un omicidio. Come nel Lazio, dove da oltre un anno è in discussione un progetto di legge, a firma dell’ex segretaria del Movimento per la Vita Olimpia Tarzia, che vuole parificare i consultori privati (costituiti da associazioni familiari o diocesane) a quelli pubblici con tanto di finanziamenti regionali.

Secondo l’ultima relazione al Parlamento del ministero della Salute sulla 194, nel 2009 le strutture pubbliche erano 2.156 e 144 quelle private (concentrate in 8 regioni, con la Lombardia in testa). Un numero che la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), ha giudicato insufficiente (il 30 per cento in meno del necessario) e senza adeguato personale (solo nel 4 per cento dei casi operano tutte le figure professionali previste: dal ginecologo al pediatra fino allo psicologo).

In Lombardia ad esempio negli ultimi 14 anni il numero dei consultori si è ridotto di un terzo. Dal 1997 ad oggi sono scesi da 335 a 265 nel 2009 (di cui 209 pubblici e 56 privati) fino ai 216 del 2011 (152 pubblici, 64 privati) contro i 450 previsti per legge. Senza contare che nel 2010 il Pirellone ha accreditato 36 centri di aiuto alla vita ”che entrano a far parte del sistema sociosanitario regionale – spiega in una nota il Pd lombardo – e che di fatto svolgono funzioni consultoriali. La Lombardia ha progressivamente depotenziato questo servizio. C’è la volontà di riformare i consultori delegando alcune funzioni, oggi assicurate da psicologi, ginecologi e assistenti sociali qualificati, ad associazioni ed enti no profit pur in assenza dei requisiti di professionalità e neutralità necessari”.

Da tempo, a livello nazionale, si assiste al tentativo di far entrare i volontari pro-life in ospedali e consultori (il primo a provarci nel 2005 è stato l’allora ministro della Salute, Francesco Storace). Tentativi in molti casi respinti dai tribunali, come è accaduto in Piemonte, dove il Tar a luglio scorso ha bocciato il protocollo della Giunta regionale, con cui il governatore Roberto Cota aveva introdotto i volontari dei movimenti per la vita nei consultori, perché era una scelta in contrasto con la legge 194. Caso simile in Veneto, dove il direttore generale dell’Asl 14 di Venezia, Antonio Padoan, aveva bocciato nel 2010 la presenza del Movimento per la vita nell’ospedale “in quanto potenzialmente lesivo del diritto alla privacy dell’utenza, tutelato dalla legge”. E sempre Padoan aveva criticato “la pervicacia e la violenza con la quale mi si vuole imporre di firmare la convenzione per far entrare nel consultorio il Mpv (sostenuta dai consiglieri comunali di centrodestra)”.

Nel Lazio invece si assiste allo scontro più forte, per via del progetto di legge di Olimpia Tarzia, consigliere regionale della Lista Polverini, contestato più volte da associazioni e sindacati. Il testo in questione, su cui la commissione Politiche sociali ha terminato le audizioni e ora inizierà l’esame dell’articolato, oltre a riconoscere i consultori privati al pari di quelli pubblici e finanziarli con risorse pubbliche, prevede per le donne in difficoltà economiche che rinunciano all’aborto un assegno di sostegno mensile, rinnovabile fino al 5/o anno di età del figlio. Tra le altre novità nella proposta di riforma c’è la costituzione di un comitato bioetico per la valutazione dei servizi consultoriali pubblici in conformità alle norme bioetiche, e la presenza di nuove figure professionali, come l’esperto di bioetica, di metodi di regolazione naturale della fertilità oltre che di volontari, purché in possesso di specifici titoli. “La legge consentirà ai consultori di offrire un servizio più completo – spiega Tarzia – indipendentemente dalla natura della struttura, che rimarrà gratuita”. Ma, rileva amaro Emilio Arisi, consigliere Sigo, “i consultori privati non collaborano mai nell’opera di educazione sessuale e alla contraccezione, essendo di tipo religioso o confessionale. Quello che serve sono maggiori risorse finanziarie e umane, per questi presidi che anche all’estero ci invidiano e che hanno una funzione educativa e di prevenzione fondamentale.