Cronaca

Sicurezza: esercito in nove Comuni<br/>del Milanese, ma la popolazione è divisa

Da metà dicembre, 130 militari nell'hinterland meneghino (a Segrate, San Donato Milanese, Abbiategrasso, Cinisello Balsamo, Bollate, Baranzate, Corsico, Melegnano e Cassano d'Adda) su richiesta dei sindaci delle città. Ma è polemica sull'opportunità della scelta

Hinterland milanese militarizzato: i sindaci di nove comuni vicini al capoluogo meneghino hanno inviato al Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, la richiesta per avere un contingente di militari nel proprio paese. A pochi giorni dalla fine dell’anno, nove città hanno visto arrivare gli uomini (130 in totale) della Difesa. Si tratta di Segrate, San Donato Milanese, Abbiategrasso, Cinisello Balsamo, Bollate, Baranzate, Corsico, Melegnano e Cassano d’Adda. Non sono solo giunte guidate dal centrodestra: “Accogliamo positivamente l’impiego delle forze armate nel nostro comune”, dice il sindaco di Corsico Maria Ferrucci (Pd), che dal 19 dicembre ha nel proprio territorio un’unità di quattro persone (due uomini e due donne), che svolgono attività di pattugliamento insieme alla Guardia di Finanza locale. “Inizialmente il Prefetto voleva collocare i militari nel centro cittadino – spiega Ferrucci – ma noi abbiamo chiesto e ottenuto di spostarli in due zone periferiche della città”.

Diverso il parere del primo cittadino di Rho, comune di 50mila abitanti a due passi dalla sede di Expo 2015, che avverte: “Vedrete per le strade le camionette dell’esercito, fatto fino ad oggi mai accaduto in tempo di pace”. Secondo il primo cittadino Pietro Romano (Pd) “si tratta di un provvedimento di facciata che non risolve di certo il problema della sicurezza nel nostro territorio”. Ma la Prefettura di Milano, sentita dal Fattoquotidiano.it, ha smentito l’invio del contingente nel rhodense: “I militari lì non sono mai stati inviati. Il sindaco di Rho all’inizio si era mostrato possibilista, poi ha fatto sapere che non li voleva. Non si impone la presenza dell’esercito a un sindaco. In più le risorse sono contenute, quindi si cerca di accontentare i comuni che accolgono favorevolmente questa proposta”. Il tema ha diviso in due la città, tra cittadini contrari all’invio di militari che, come Romano, sostengono di non essere “in una situazione d’emergenza” e chi considera “un peccato rifiutare questo regalo”.

E’ il ministero della Difesa che stabilisce quante unità mettere a disposizione, mentre spetta all’Interno, tramite i prefetti, suddividere gli uomini nelle varie province. Nel dibattito si è inserito il leghista Fabrizio Cecchetti, consigliere regionale in Lombardia, che a maggio aveva sfidato Romano alle urne: “Trovo ideologica e priva di fondamento la presa di posizione del sindaco di Rho. Ben venga l’utilizzo di forze di supporto, a titolo gratuito per le casse del Comune e coadiuvate da agenti della Polizia di Stato”. L’esponente del Carroccio ha anche presentato al Pirellone un’interrogazione per chiedere all’assessore competente di “adottare ogni idoneo provvedimento atto a consentire l’invio del contingente”.

Dal rapporto 2011 sulla sicurezza nel territorio rhodense, emerge che oltre 200 persone sono state individuate “come responsabili di reati e denunciate all’autorità giudiziaria”. Di queste 20 sono state arrestate per reati per lo più collegati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Sequestrate anche droghe pesanti (in totale un chilogrammo) tra cui eroina e cocaina. Ma il vero problema della zona si chiama ‘ndrangheta, come ricorda Romano: “E’ un fenomeno che non si risolve con l’invio di tre militari. Noi abbiamo bisogno di più personale che faccia attività investigative, come quelle che hanno portato all’operazione ‘Infinito‘ (che a fine novembre ha portato alla condanna di 110 persone con pene fino a 16 anni, ndr)”.