Diritti

Il medico si deve difendere dai pazienti?

Una recente indagine dell’Ania (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici)  rivela che dal 1995 ai giorni nostri il numero delle denunce di pazienti ai medici è aumentato considerevolmente. I sinistri segnalati alle autorità dal 1995 al 2009 sono passati complessivamente da poco più di 17.000 a circa 34.000, con un incremento del 100%. In particolare, i sinistri denunciati legati alla copertura dei singoli medici hanno fatto registrare un aumento più sostenuto, passando da 5.882 del 1995 a 12.550 del 2009 (+134%), mentre quelli legati alla copertura delle strutture sanitarie sono passati da 11.411 a 21.476, con una crescita del 91%.

La conseguenza della paura del contenzioso medico-legale e del timore di ricevere una richiesta di risarcimento o una pubblicità negativa da parte dei mass media sta creando nei medici reazioni che comunque non favoriscono i pazienti, poiché’ portano all’abuso della cosiddetta medicina difensiva. Infatti, le numerose accuse dei pazienti che si ritengono danneggiati – rileva ancora l’indagine dell’Ania – inducono diversi medici ad attuare una strategia utile a scongiurare la possibilità di mettere a rischio la propria professione. Ad esempio, quasi il 70% afferma di aver proposto il ricovero in ospedale, nonostante il paziente fosse gestibile ambulatorialmente; il 61,3% dichiara di aver prescritto un numero maggiore di esami diagnostici rispetto a quello necessario; il 58,6% dichiara di essere ricorso alla consultazione non necessaria di altri specialisti; il 51,5%, infine afferma di aver prescritto farmaci non necessari.

Di contro, uno studio condotto dall’Ordine dei medici di Roma ha messo in evidenza che quattro medici su dieci si sono pentiti di aver scelto la professione di Ippocrate.

A posteriori, infatti, il 40% dei medici afferma che non intraprenderebbe più questa carriera perché lamentano problemi sostanziali quali: il ritardo nel metter su famiglia, la rinuncia ad avere figli, il mancato raggiungimento dell’autonomia economica e dello status sociale desiderato.

In qualità di medico posso testimoniare come la mia categoria stia vivendo una profonda crisi professionale causata dalle condizioni di lavoro sempre più difficili, stretti tra continua richiesta di sacrifici economici, carichi di lavoro accresciuti, burocrazia, budget sempre ristretti. Inoltre a ciò si aggiunga appunto la crescita esponenziale del contenzioso medico dovuto anche ad avvocati in “cerca di lavoro” che incitano alla denuncia indiscriminata.

Io credo sia necessario trovare una soluzione che riporti equilibrio tra le parti, ovvero nei rapporti tra paziente e medico, ad esempio la depenalizzazione della colpa medica, con regole giuste che tutelino sia i pazienti, sia i camici bianchi.

Concordo con Riccardo Cassi, presidente del sindacato Cimo Asmd, che ha promosso la campagna di informazione sulla professione e la depenalizzazione della colpa medica: “Il medico opera per curare, non per nuocere”.

Il numero delle denunce è cresciuto a dismisura, ma l’80% di esse risultano infondate. Si è rotto il patto di empatia tra medico e paziente. E’ assolutamente importante cercare di ricostruire questa relazione che ha sempre permesso ai medici di esercitare l’arte e la scienza medica con passione ed umanità.