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Falsi impieghi, l’ex presidente Chirac <br> “colpevole” di appropriazione indebita

Era stato fatto di tutto per non arrivare a tale epilogo. Per evitare quest’umiliazione all’anziano Jacques Chirac, ex Presidente di Francia, uno dei politici (ancora oggi, nonostante tutto) più popolari e in maniera trasversale, dai ceti sociali meno abbienti fino all’alta borghesia. Ma alla fine stamani i giudici del tribunale di Parigi lo hanno condannato per un vecchio fattaccio di corruzione. Passerà alla storia come il primo (forse non l’ultimo) Presidente francese a essere stato condannato dalla giustizia ordinaria, in un Paese dove la magistratura ha sempre occhi di riguardo per il potere.

Partiamo dai fatti. Il tribunale ha dichiarato colpevole l’uomo, che è stato alla guida del suo Paese dal 1995 al 2007, per appropriazione indebita di fondi pubblici nel caso dei cosiddetti «falsi impieghi» al comune di Parigi. Siamo agli inizi degli anni Novanta. Chirac, uno degli uomini potenti del gollismo francese, è sindaco di Parigi. Ebbene, avrebbe (e la sentenza di primo grado di oggi l’ha confermato) assunto 21 persone, retribuite dalle casse municipali, ma poi utilizzate direttamente da lui e dal suo partito. A questi si aggiungono in realtà altri 7 impieghi fasulli, riscontrati da un’altra istruttoria. Si dirà: forse poca cosa rispetto a quello che possono fare altri politici, soprattutto in Italia. Ma, a dire il vero, intorno al patriarca della destra francese gira da sempre un vortice di voci su tante possibili malversazioni, compiute dietro la sua apparenza bonaria e sorridente. Già la sentenza di oggi appare storica: rompe un tabù.

Diciamolo subito: Chirac, che stamani non era presente in aula, non finirà in carcere. E’ stato condannato a due anni di prigione ma con la condizionale. D’altra parte non ha neanche assistito al processo. La difesa, con tanto di certificato medico, lo aveva presentato come qualcuno «incapace di evocare il suo passato» e vittima involontaria di «errori di giudizio». Quelle dichiarazioni erano state contestate da più parti perché Chirac, 79 anni, perennemente scortato dalla sua moglie di una vita Bernadette (ma anche le voci di possibili amanti durante la sua esistenza sono letteralmente vorticose), non era sembrato messo cosi’ male nelle sue ultime apparizioni pubbliche. D’altra parte tutto era stato provato per non arrivare alla sentenza di oggi. L’Ump, il suo partito (e anche di Sarkozy), erede della tradizione neogollista, ha già effettuato un risarcimento di 2,2 milioni di euro a vantaggio del comune di Parigi. Che, pur sotto la guida oggi di un socialista, Bertrand Delanoe, aveva rinunciato a costituirsi parte civile nel processo. Non solo: lo stesso Pm aveva chiesto alla corte il proscioglimento di tutti gli imputati, Chirac e i suoi collaboratori ai tempi. I giudici oggi non hanno « ubbidito » a nessuno. Sono andati avanti, come in Francia non sempre accade in questi contesti.

I riflessi della sentenza sul destino di Sarkozy, alle prese con le presidenziali la prossima primavera? Difficili da valutare. Sarkozy ha già i suoi problemi, bassissimo nei sondaggi. E poi i due erano da tempo distanti, anche nell’immaginario del francese medio. Un tempo giudicato uno dei suoi «figliocci», Sarkozy aveva poi tradito Chirac alla metà degli anni Novanta, schierandosi con un altro barone della destra, Edouard Balladur. Chirac, in realtà, non glielo ha mai perdonato.