Cronaca

Frosinone, dietro le sbarre l’assessore alla Sicurezza e il capo della Polizia municipale

Secondo la procura della città laziale, i due sarebbero dietro un sistema di tangenti e gare truccate per l'istallazione di una serie di tecnologie per la videosorveglianza nelle strade.

Una tangente di almeno 200 mila euro dietro alcuni appalti per la videosorveglianza nel comune di Frosinone. E’ questa l’ipotesi investigativa della procura della città del Lazio che, grazie a una serie di intercettazioni telefoniche, ha disposto sette arresti e decine di perquisizioni. L’inchiesta si chiama Occhio vigile e per il momento vede sedici gli indagati. L’accusa è di aver pilotato le gare per l’installazione di strumenti elettronici per la sicurezza, assegnate ad aziende del nord Italia. Una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, alla corruzione e alla falsità ideologica.

In manette sono finiti, tra gli altri, il comandante dei vigili urbani della città Francesco Delvino e l’assessore delegato alla Sicurezza Paolo Lacava. Concessi gli arresti domiciliari per il comandante della polizia locale di Isola Liri (provincia di Frosinone) Bruno Di Palma.

Fino a questo momento la Guardia di Finanza – guidata dal colonnello Roberto Piccinini – ha rintracciato 500mila euro di beni immobili, posti sotto sequestro. In queste ore i militari stanno verificando anche i conti correnti degli arrestati, per ricostruire i movimenti finanziari che potrebbero dimostrare il passaggio delle tangenti.

Le perquisizioni – che hanno coinvolto cinque regioni italiane – sono state disposte anche per verificare l’esistenza di eventuali altri appalti anomali. Le carte rinvenute negli uffici delle società coinvolte sono ora al vaglio degli investigatori, che stanno ricostruendo il giro di affari degli imprenditori coinvolti.

Le indagini sono partite da alcune intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura di Napoli, poi trasmesse per competenza al procuratore di Frosinone Giuseppe De Falco.

Controverse le figure dei due principali arrestati. Il consigliere Paolo Lacava aveva da tempo puntato la sua attività amministrativa sulla sicurezza della città. Per lui il vero problema erano “le presenze estranee quali sono considerate le prostitute, i tossicodipendenti o gli extra comunitari che imperversano ai semafori”, come aveva scritto in una lettera nell’ottobre dello scorso anno. Gli appalti finiti nel mirino della Procura riguardavano l’installazione di strumentazione di controllo, quali i sistemi di videosorveglianza, il photored, il controllo della Ztl e delle aree pedonali.

Francesco Delvino, il comandante della Polizia municipale, occupa anche il ruolo di presidente dell’Associazione Marco Polo, che riunisce i comandanti e i responsabili della Polizia locale di diversi comuni italiani. In passato ha guidato i vigili urbani a Massa, Benevento e Caserta, spesso suscitando polemiche e denunce da parte delle associazioni anti-razziste. A Benevento nel 2007 – quando Davino comandava la polizia locale in quel comune – vi furono diverse denunce sull’installazione dei sistemi “Photored”, utilizzati per rilevare i veicoli che non rispettano il semaforo rosso: “Il bando di gara per 500mila euro – dichiarò il consigliere comunale della città campana Boccalone – contenente diverse ‘stranezze’ dal punto di vista procedimentale ci spingono a presentare un esposto-denuncia al sindaco, al Prefetto, al segretario generale del Comune di Benevento, agli organismi di controllo interno e alla Corte dei Conti”. Lo stesso assessore di Benevento Peppino De Lorenzo si oppose all’epoca all’installazione dei 14 photored.

All’epoca Delvino era stato trasferito da Caserta, su pressione di Sandra Lonardo, ovvero Lady Mastella.