Politica

E il teatrino della politica va avanti imperterrito…

Sono dinosauri e non lo sanno. O fingono di non esserne a conoscenza. Stanno abbandonando la terra della politica in gruppo col capo chino, alla stregua dei loro avi del Giurassico. Un esodo mirabilmente disegnato da Bruno Bozzetto in “Allegro non troppo”, con il passo cadenzato dalle note del Bolero di Ravel. Ma il loro, di passo, è cadenzato da un Requiem che una fin troppo facile battuta definirebbe tedesco. Sotto gli occhi di tutti un’intera classe politica ha fallito miseramente, consegnando a un governo di tecnocrati i compiti e le responsabilità di cui avrebbe dovuto farsi carico e che invece ha sempre evitato adducendo prima una scusa e poi un’altra; deviando l’attenzione di un Paese su un informe magma di scemenze invece di concentrarla sui pericoli che stavamo correndo, come il mandato popolare avrebbe loro imposto.

Eppure i membri di quella classe politica, nel loro transitare verso i lidi dove si estingueranno, continuano a mandare in scena la loro stantia pochade. Vanno ospiti in tv e senza alcun senso della vergogna, senza alcuna pubblica ammissione del loro fallimento e del tradimento dei loro compiti istituzionali, continuano a indossare i costumi dei difensori del pubblico diritto, dei benefattori del bene comune cui è stato impedito di condurre il popolo che li ha votati nella terra promessa. Ascoltiamo e vediamo Alfano che s’inventa il ruolo del supergiovane evoluto con l’Ipad in diretta e che si autonomina paladino dell’equità. Ascoltiamo e vediamo la Finocchiaro che si erge a difensora del diritto all’Italia a non fallire quando per il suo partito avrebbe avuto innumerevoli occasioni di fondare un’Italia diversa e non l’ha fatto. Osserviamo non senza sgomento la Gelmini (la Gelmini!) che reduce dal tunnel del Gran Sasso, lei che in quella mesta rappresentazione che è finita un paio di settimane fa era ministro all’Istruzione) che sproloquia dei diritti dei più deboli, lei cha ha preso la scuola pubblica a picconate per anni. C’è Sacconi, ma sì anche Sacconi, l’ex socialista ateo ma molto devoto, che parla come se niente fosse successo. C’è Brunetta che da Santoro esprime gli stessi concetti e con le stesse parole che pochi giorni dopo useranno Monti e la Fornero. Però lo guardi in faccia e lo rivedi mentre fugge da una precaria apostrofandola con un “siete la parte peggiore dell’Italia”.

E allora pensi che dietro le parole significanti c’è un significato e quello forse non è lo stesso.

C’è Scilipoti che con lo sguardo estatico del grande statista sentenzia: la democrazia è morta. Tutti insieme mandano in scena l’unico vero teatrino della politica seminando con le loro stesse mani la sfiducia e forse l’astensionismo di massa che li abbatterà quando si andrà a votare. Ma loro recitano l’azzuffatina, la rivendicazione, il “mi lasci parlare io sono stato ad ad ascoltarla” senza nessuna decenza. E come i dinosauri della preistoria si allontanano lasciando nell’aria il suono sordo delle loro zampe che si abbattono sul terreno. Ma anche quell’eco, nonostante il loro vociare televisivo, romba sempre meno ed è sempre più lontano.